Fratelli d’Italia e Lega di Bologna hanno “messo il cappello” sulla vittoria ottenuta dai tassisti della città, i quali, presentando un ricorso al Tar, hanno azzerato l’idiotissimo provvedimento noto come “Città 30”.
Nel fare ciò, sono stati agevolati dalla stampa locale che, dando notizia della sentenza del tribunale amministrativo, ha posto in secondo piano, pur citandola, l’avvocatessa Silvia Marzot, la quale ha certamente rappresentato le ragioni dei ricorrenti in modo perfetto, dato l’esito finale della contesa; e, addirittura, fatto sparire il contributo – fondamentale e ineguagliabile – del comitato Una Bologna che cambia, il gruppo civico che aveva portato in piazza Maggiore e sulle strade della città la rabbia e la contrarietà dei cittadini e dei tassisti, in alcune memorabili manifestazioni. Ed è per lo meno curioso come i giornali petroniani, sui quali spesso si discetta di civismo e della necessità, da parte dei partiti, di aver maggiore attenzione verso le realtà che si organizzano spontaneamente nella società, oscurino proprio queste energie e questo impegno, nel momento in cui ottengono risultati eclatanti, per amplificare, invece, il ruolo vero o presunto dei partiti.
Senza le grandi mobilitazioni organizzate da Ubcc, i tassisti non si sarebbero convinti a proseguire nella battaglia contro “Città 30” e oggi la giunta non si troverebbe alle corde, su questo tema.
Già, perché andando al nocciolo della questione, ha un bel da dire Matteo Lepore, quando annuncia di non voler impugnare l’atto, ma di volerlo solo riscrivere secondo le direttive evidenziate nel pronunciamento del Tar. Infatti, è semplicistica la lettura riportata sulle testate cittadine, da cui si desumerebbe che le delibere della giunta sarebbero state annullate in quanto non adeguatamente motivate. Cioè, in parole più semplici, perché il Comune non avrebbe motivato strada per strada le ragioni che indurrebbero ad abbassare il limite da 50 a 30 km orari. Quindi, permettendo al Comune stesso di riproporre sostanzialmente lo stesso, identico provvedimento, ma solo con una diversa versione dell’atto.
I giudici amministrativi – la sentenza bisogna leggerla tutta – hanno messo in discussione il fatto che l’amministrazione locale, in spregio a quanto previsto dalla norme nazionali, possano modificare le regole del Codice della strada per una porzione tanto vasta di territorio che va, a seconda delle letture, dal 67-70%, se si prende in considerazione l’intera area bolognese, fino al 90%, se si dà retta a quanto asserito proprio dall’amministrazione comunale.
Insomma, a leggere bene la sentenza, non è una banale questione di forma, quella che ha indotto il Tar a bocciare il provvedimento, ma di sostanza e il sindaco non potrà certo cavarsela, arruolando impiegati migliori nella scrittura delle delibere. Per altro, il sindaco ha denunciato il fatto che, in questa partita, lo Stato starebbe facendo la guerra ai comuni, ma, in verità, dato che la larga maggioranza dei cittadini sarebbe contraria a “Città 30”, come testimoniano anche gli ultimi, recenti sondaggi, è Palazzo d’Accursio a essersi messo contro, per ragioni squisitamente ideologiche, contro i suoi stessi amministrati, i quali, di sicuro, almeno attualmente, non sono elettori del Centrodestra nella misura del 60%. Dunque, se 6 cittadini su dieci avversano questa scelta di Lepore, lo fanno non perché sono fans di Giorgia Meloni o di Matteo Salvini, ma perché si tratta di un’inutile imbecillità.
Per tanto, le forze civiche – con o senza i partiti, come hanno sempre fatto. Con o senza l’aiuto della stampa locale, come hanno sempre fatto – vigileranno sulle prossime mosse della giunta, pronte e determinate a difendere questo successo che non è stato raccolto “contro” il sindaco, ma a favore della città e a tutela dei legittimi interessi di chi vi abita, vi vive e ci lavora.







































































Ottimo lavoro…grazie Raffaele