Il gruppo Stellantis è una multinazionale con sede ad Amsterdam, nata il 16 gennaio 2021 dalla fusione tra Fiat Chrysler Automobiles (FCA) e PSA (Peugeot Citroen). Ha circa 400 mila dipendenti e controlla ben 14 marchi automobilistici: FIAT, Lancia, Abarth, Alfa Romeo, Maserati, Chrysler, Citroën, Dodge, DS Automobiles, Jeep, Opel, Vauxhall, Peugeot e Ram Trucks. Il primo consiglio di amministrazione era composto da 5 membri ex FCA e da 6 ex PSA. Dalla PSA proveniva anche il precedente amministratore delegato, Carlo Tavares. E così iniziarono i guai.
Perché Stellantis è un gruppo nato a guida francese (oggi l’amministratore delegato è l’italiano Antonio Filosa, vedremo cosa cambierà) e questo vale non solo a livello strategico ma anche sul piano tecnico. L’identità dell’auto italiana è stata diluita per poi perdersi quasi completamente. Basta guardare i modelli attualmente in produzione: dei cassoni privi di personalità, quasi indistinguibili tra loro, dei Peugeot rimarchiati di volta in volta Fiat, Alfa, Opel, etc.
Il know how italiano è perso?
L’Italia, che ha insegnato al mondo come si fanno le automobili, con brevetti geniali come il Common Rail, ha lasciato il posto ai progettisti d’Oltralpe. Non che i francesi non abbiano realizzato valide vetture in passato, ma i tecnici in forza a Stellantis hanno combinato non pochi disastri. Il più eclatante è il noto motore Pure Tech, caratterizzato dalla cinghia di distribuzione in bagno d’olio. Alle alte temperature questa cinghia, immersa nel lubrificante, si sfalda, rilasciando frammenti di gomma, che vengono portati in tutto il circuito di lubrificazione, intasandolo. I danni al motore sono considerevoli, così come le richieste di risarcimento dei clienti inferociti. Dal 2023 la cinghia in gomma è stata sostituita da una catena, ma sono sorti problemi di affidabilità in altri componenti del propulsore.
Il Pure Tech, sia pure premiato per la sua efficienza, è diventato un incubo per gli utenti. I cinesi della casa automobilistica BYD, con una campagna pubblicitaria molto aggressiva, si stanno facendo beffe di Stellantis, offrendo bonus specifici – fino a 10.000 euro – per la rottamazione di auto con motore Pure Tech, nell’ambito dell’ “Operazione PUREfication”. Frasi molto mirate e ironiche come “La tua cinghia dà i numeri?” non lasciano dubbi sulla presa per i fondelli nei riguardi del gruppo basato in Olanda.
Gli strafalcioni di Stellantis
Ma l’attacco frontale dei cinesi non si limita al Pure Tech, anche perché gli spunti non mancano. Pochi giorni fa il numero uno di Fiat, Olivier François, ha dichiarato che si potrebbero ridurre i dispositivi di sicurezza obbligatori (i cosiddetti ADAS, Advanced Driver Assistance Systems), abbassando contestualmente le prestazioni, per contenere i prezzi delle cosiddette city car, le utilitarie da città. BYD Italia non si è lasciata sfuggire l’occasione, realizzando una nuova campagna pubblicitaria con lo slogan: “sulla sicurezza noi non rallentiamo mai”.
Gli strafalcioni di Stellantis, giustamente puniti dalla concorrenza, potranno fare sorridere. Ma si tratta di un sorriso amaro per chi ama le automobili e ricorda un passato non molto lontano, in cui l’industria automobilistica era un vanto per l’Italia.
Raffaele Amato
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