Emerge nelle ultime ore come la vicenda del pusher fermato e ucciso dalla polizia di Stato durante un controllo a Rogoredo (MI) lo scorso 26 gennaio, veda altri quattro portagonisti tra gli indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso, sempre agenti, sempre in borghese, sempre impediti dalle conseguenze giudiziarie dal non poter svolgere il loro lavoro, o meglio, dal poterlo svolgere a metà, in quanto, quando si tratta di attuare misure repressive previste dai DL sui comuni manifestanti, lo fanno in presenza, senza sé e senza ma.
Ma come al solito, due pesi, due misure.
Ciò che davvero scuote ed è in grado di far riflettere innanzi a tali notizie non è la procura che in maniera incoerente pressa su chi si esegue il proprio lavoro, ma il fatto che partendo dall’apice, certi individui nemmeno dovrebbero calcarlo il suolo Italiano.
Siamo alle solite, ed innanzi ad un corpo di polizia che cerca a suo modo di svolgere la propria attività lavorativa prevista dai codici, le conseguenze sono sempre le stesse: Poliziotti finiti sotto indagine per l’ennesimo immigrato, per l’ennesima esecuzione del proprio mestiere e per l’ennesima volta in cui il codice penale probabilmente andrebbe riguardato con occhi critici.
Non siamo solidali tuttavia, della solidarietà abbiamo altri concetti, ma se è vero che crediamo in un mondo in cui certe regole non hanno bisogno di essere sancite su una documentazione, è altrettanto vero che crediamo in una giustizia di tipo intellettuale.
In tal caso, riconosciamo agli indagati la buona intenzione nell’esecuzione del proprio lavoro, ma mai il padrone ingrato sotto il quale hanno scelto di svolgerlo, come d’altronde, lui stesso rinnega i propri figli a suon di indagini e persecuzioni giudiziarie ogni tal volta che ci troviamo a fronteggiare casi come questi.
Andando anche all’apice del discorso… Riconosciamo il frutto marcio di una serie di governi, guardando al cittadino Italiano sempre penalizzato dalla presenza di individui deleteri per l’ordine pubblico e per la gestione di essi da parte delle forde dell’ordine.
Manuel Zavaglia
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