Per quell’obbrobrio concettuale del politicamente corretto anche la scuola si appecora, e non stiamo parlando del cielo che si ricopre di nuvole promettendo la pioggia, ma della festività allogena del Ramadan.
Lo scorso venerdì in Liguria una dirigente scolastica ha proposto di posticipare verifica e compiti durante il mese sacro musulmano, perché i poverini digiunando non sarebbero così lucidi e proattivi da poter gestire correttamente le prove in classe.
Va ricordato che il livello scolastico negli ultimi decenni è crollato grazie a tutti questi nuovi studenti allogeni che di certo non brillano per proattività, ma anzi trascinano tutti gli altri se pur volenterosi ad un appiattimento dei programmi.
Nella circolare interna alla scuola la dirigente si legge dell’importanza – sottolineato l’importanza – di adattare le modalità di svolgimento delle attività scolastiche per garantire il rispetto delle esigenze degli studenti islamici durante il Ramadan.
In particolare, si suggerisce di posticipare o spostare i compiti in classe e le verifiche programmate in questo periodo, al fine di non creare ostacoli alla partecipazione degli studenti alle pratiche religiose e di favorire un ambiente di apprendimento più inclusivo.
L’obiettivo principale è promuovere il rispetto delle diverse culture e religioni presenti nella scuola, creando un clima di rispetto reciproco e comprensione tra alunni e docenti.
Ma agli studenti italiani, qualcuno ci pensa? Siamo in Italia o in Bangladesh? Possibile che tutti questi “tromboni” di sinistra abbiano in odio il popolo italico?
Va bene esser inclusivi ma prostrarsi e mettersi come si suol dire a pecora, solo per sembrare inclusivi sembra quasi una resa incondizionata a discapito delle italiche genti.
Oramai ci stiamo inginocchiando e senza più combattere aspettiamo solo di essere invasi e cancellati culturalmente da persone che nulla hanno da insegnarci .
Paolo Ornaghi
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