“Caro, andiamo a mangiare un panino con doppio formaggio, patatine e una cheese cake?!”
“Tesoro, noooo, poi lo sai che ti viene voglia di accoltellarmi nel letto! Fammi stare tranquillo! Stasera una bella zuppa di verdure con olio di oliva e fettina di carne bio! Tu dormi meglio e pure io!”
“Ma almeno una coca cola!”
“Gli zuccheri ti hanno sempre invogliato a prendermi a cazzotti…eviterei, amore mio!”
Secondo la studiosa statunitense Reed Stitt, questo scambio di battute è assolutamente sensato, anzi sarebbe bene venisse preso alla lettera.
La dottoressa ha scoperto che le carenze nutrizionali, che dipendono anche dall’assunzione di cibo spazzatura, hanno una influenza diretta e pesantissima sulla aggressività; in particolare influiscono su quegli atti di violenza gratuita, cioè teppistica, da bulli, insensata perché senza alcuna finalità, che negli Stati Uniti e, sempre più in tutto il mondo occidentale, è una piaga devastante, forse irrimediabile, almeno per il prossimo futuro.
Le ragioni razziali, horribile dictu, e poi sociali ed economiche sono state studiate ampiamente; quelle nutrizionali, no.
Delle prime è vietato parlare, le seconde sono dibattute da decenni.
Se si è neri, poveri, appartenenti a basse classi sociali, si delinque e si delinque di più rispetto a chi, nella medesima condizione, non ha discendenze africane: i sociologi statunitensi non possono scriverlo, ma i dati parlano per loro, in maniera assolutamente inequivocabile.
Eppure, se ci si fermasse alle analisi socio-economiche o razziali, si comprenderebbe solo parte del problema.
La Reed Stitt ha scoperto che ciò che è esterno ci condiziona di meno di ciò che è interno.
Lasciando da parte la questione razziale, cioè il patrimonio genetico, l’altro dato “interno” è l’alimentazione.
Offerti pasti equilibrati, poverissimi di zuccheri e di prodotti industriali, i detenuti americani, hanno mostrato una riduzione delle tendenze aggressive fino al 45%.
Il dato è sconvolgente, ma ormai, proprio grazie alla Reed Stitt e agli studi di importanti Università, è provato che migliorare l’alimentazione significa migliorare i comportamenti sia di chi ha tendenza a delinquere sia di chi ha disturbi dello spettro autistico: per i primi vitamina B ed Omega tre sono essenziali, per i secondi lo è anche l’eliminazione totale del glutine pur in presenza di soggetti niente affatto celiaci.
Non da trascurare sono le intolleranze alimentari vere e proprie: scopertene di gravi e tolti a chi ne era affetto, tra i carcerati statunitensi, i cibi che le provocavano, i risultati sono stati simili a quelli conseguiti dai gruppi a cui non erano più stati serviti i cibi spazzatura.
Dunque devianza come conseguenza dell’“avvelenamento” del cervello?
Non solo, ma anche ed in maniera prepotente!
Dolcificanti, zuccheri e additivi agiscono su tutti, ma non su tutti allo stesso modo.
Un giorno potremmo renderci conto che il bullo che ci ha rovinato l’adolescenza, non era un figlio di p… ma un intollerante al pomodoro!
La Reed Stitt ne è convinta, credo dovremmo cominciare a pensarci anche noi!
E se il maranza non fosse un delinquente, ma un disgraziato che non sopporta i latticini?
La notizia potrebbe ridurre di molto anche la nostra aggressività e, invece di offrirgli due sberle, gli potremmo far ingurgitare un’insalata.
Io, personalmente, consiglio una soluzione multidisciplinare: bastone e carota…perché le carote, dice la Reed Stitt, fanno benissimo, ma il bastone, dico io, può far miracoli!
Irma Trombetta
Il 2diPicche lo puoi raggiungere
Attraverso la Community WhatsApp per commentare le notizie del giorno:
Unendoti al canale WhatsApp per non perdere neanche un articolo:
Preferisci Telegram? Nessun problema:





































































