(IGNOTA 86 è una serie di articoli, redatti da autori diversi, sul tema della Strage del 2 agosto 1980, evento che continua a essere strumentalizzato e depistato dentro e fuori le aule di giustizia, bolognesi e non).
Forse, si tratta solo di una dimenticanza. Con quel che succede nel mondo, può capitare. Così com’è comprensibile che gli impegni governativi impediscano di tenere bene a mente gli impegni presi prima delle elezioni e della vittoria che ha assicurato a Fratelli d’Italia la guida dell’esecutivo.
Poco male – si fa per dire -, se solo di smemoratezza si è trattato e si tratta.
Però, adesso che la parabola della legislatura s’inclina decisamente verso la sua naturale conclusione, è bene ricordare a Giorgia Meloni le promesse fatte implicitamente mediante le affermazioni e le “battaglie” parlamentari di alcuni suoi luogotenenti, come Federico Mollicone e Paola Frassinetti, “in primis”.
Oggetto del contendere, ovviamente, sono le carte del Centro Sismi di Beirut e del colonnello Stefano Giovannone – “militare di fiducia” di Aldo Moro – prodotte nel periodo che va da giugno a settembre 1980.
Recentemente, qualcuno ha detto che quello strategico avamposto dei nostri servizi segreti sarebbe rimasto muto, in quei fatidici 120 giorni e più, nei quali in Italia aerei esplodevano in volo e stazioni ferroviarie saltavano per aria. Una patetica e spudorata bugia, cara a chi non vuole sentire nemmeno parlare di “pista palestinese” per quegli attentati, rifugiandosi sotto le sdrucite e maleodoranti gonne della magistratura bolognese.
Del possibile coinvolgimento di centrali del terrore internazionale, infatti, si parlò anche nei momenti immediatamente successivi all’esplosione nel capoluogo emiliano, per non parlare dei giorni e delle settimane dopo. Quindi, è impensabile che il Centro Sismi di Beirut non abbia esplorato quelle indiscrezioni, anche al limite per smentirle.
Certo, potrebbe esser vero ciò che ha riferito Giuseppe Conte qualche anno or sono – e ribadito anche da Maurizio Gasparri e da Carlo Giovanardi – e, cioè, che quanto sarebbe riportato in quei rapporti e in quelle relazioni potrebbe mettere in cattiva luce l’Italia. Però, si tratterebbe, comunque, si fatti di oltre 40 anni or sono e di una nazione che, dal punto di vista politico, non esiste più. Perché mai il Centrodestra del Terzo millennio, pur così sensibile e lesto nel chiedere scusa per le vere e presunte “vergogne patrie” del primo Novecento, dovrebbe avere a cuore la reputazione della Prima repubblica; della Democrazia cristiana; del Pci o del Pentapartito?
Quale che sia il contenuto di quei fogli, se – ed è un “se” retorico – contribuissero a far luce su uno dei periodi più bui della nostra storia, il popolo italiano ha il pieno e concreto diritto di conoscerli. Non è solo questione di storia, ma di morale e di dignità dell’intero Paese.
D’altro canto, la Meloni, il suo partito e il suo governo non sono nemmeno chiamati a esprimere chissà quale giudizio su quei fatti ormai lontani o a rimangiarsi l’atteggiamento recentemente rimangiato sulla stagione degli “anni di piombo”. Il coraggio, diceva qualcuno, se manca, nessuno se lo può dare. La Destra di governo ha il pieno diritto di restare nei binari che ha imboccato, dopo aver azionato o permesso ad altri di azionare, la leve dello scambio. Ma quelle carte deve tirarle fuori e prima che eventuali elezioni sfortunate consentano alla Sinistra di “tombarle” di nuovo.
In un dibattito pubblico, quale è quello sulle vicende che hanno segnato profondamente la vita dell’Italia, chiunque può schierarsi laddove pensa che alberghi la sua convenienza, anche a discapito della coscienza. Non è accettabile, però, che s’impedisca – alla stregua di quanto hanno sempre fatto gli avversari della verità e del Paese – che il dibattito evolva, sviluppandosi alla luce di acquisizioni documentali ormai indifferibili.
La verità – ama ripetere Gabriele Paradisi – “ha la testa dura” e, anche sulle carte di Beirut, prima o poi salterà fuori. Perché anche questo governo, allora, vuole rischiare di picchiare la sua, di testa, contro quella?
Palazzo Chigi faccia il suo dovere, una volta tanto, senza temere il giudizio di coloro, i quali, in ogni caso, resteranno abbarbicati nella trincea nemica. Fuggire sempre non serve a nulla: almeno ogni tanto bisogna combattere.
Massimiliano Mazzanti
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Gentile dottore la seguo da tempo e anche se ho simpatie di sinistra ho molti dubbi sulla sentenza sui mandanti della strage. Mi interesso da oltre quarant’anni al periodo della strategia della tensione e in particolar modo alle stragi. Siccome mi piace documentarmi leggendo, sa se usciranno libri su questi argomenti in futuro? E sulla uno bianca mi conferma che uscirà un suo libro?