Giorni fa chiediamo un preventivo ad un giovanotto, figlio di un amico gentile e generoso; famiglia in vista, professionisti.
Proponiamo persino una collaborazione a lungo termine.
Chiediamo per iscritto conferma del preventivo: modalità cortese ed informale.
NO! NO! NO! Tutto sbagliato! Scateniamo le sue ire! Il principe del foro non è “abituato a marchettare!” e, lo dirà dopo, avrei dovuto telefonare…un messaggio whatsapp, scopro, è lesa maestà!
Siamo allibiti, rispondiamo fermi, rinunciamo alla collaborazione e poi… l’errore fatale: osiamo chiedere quanto dobbiamo per l’iniziale consulenza.
Boom! Veniamo investiti da un mitra di insulti.
Rispondiamo di non poter replicare per il rispetto che nutriamo verso il padre. Veniamo minacciati.
Il ragazzo è convinto di essere stato insultato…qualcosa di importante non va: il giovanotto ha un ego spropositato e, in più, vede ciò che non c’è; abbiamo un flash bruttissimo, un cliente molesto che sentiva le voci.
Il giorno successivo lui ed il padre si scusano, ma siamo noi a fare un’ora di macchina per incontrarli…gli dobbiamo dei favori, non lo dimentichiamo!
Rinnoviamo i ringraziamenti per il passato e la promessa di amicizia futura.
Attendiamo scuse personali, ripartono gli insulti.
Siamo scioccati…di nuovo! Il genitore gli dà torto, ma minimizza; comunichiamo al padre di aver scelto un altro professionista anche perché, come sanno, il lavoro è urgentissimo.
“Potevate temporeggiare, allora ha fatto bene a dire ciò che ha detto!”
Diamo comunque la mano al figlio, ma la nega, andiamo via.
Siamo increduli, mortificati, tristi. Avevamo creduto in quell’amicizia.
Cosa è accaduto?
La sera abbiamo modo di parlare con un amico psichiatra, 40 anni di esperienza; mi sorprende mentre descrive la scena come fosse stato presente… “no, cari, è improbabile si tratti solo di problemi caratteriali, ma, se così fosse, sarebbero di tale rilevanza da imporre un intervento specialistico. È quasi certo ci sia ben altro!”.
E poi ci chiede:” Ma come fa il padre, medico, a non vedere?”.
Ecco, come si fa a non capire? Perché il genitore di oggi non riesce, anche quando ne ha gli strumenti, ad affrontare la verità sul figlio?
Risposta semplice e complessissima: perché non accetta la verità su se stesso e la verità, impietosa, della realtà, la negazione della quale è un male devastante e diffuso.
Il genitore ambizioso si espone mediaticamente e socialmente, dà mostra di sé nella vetrina sempre illuminata delle opportunità e lì esibisce il figlio, in corsa verso la corona d’alloro del successo…fare, fare, fare, avere, avere, avere, sempre di più, sempre più su!
L’ha caricato del fardello della “bella figura” e lo ha sfigurato!
Ma che nessuno rallenti la corsa! Nemmeno osi il figlio! Nemmeno le sue paure, nemmeno le sue debolezze si azzardino!
La corsa non può esser rallentata, men che mai fermata…gli altri guardano e gli altri contano nel gran mercato del do ut des.
E dunque si continua anche a discapito di un figlio che avrebbe bisogno di essere fermato, di essere ascoltato, di essere curato, forse di essere davvero “visto” e, in uno sguardo di verità, finalmente amato.
Ma non si può rimanere indietro e chi se ne frega del rispetto, dello stile, delle buone maniere…non fanno curriculum!
Chi se ne fotte pure delle ferite del figlio che emergono in ingiustificati sfoghi rabbiosi, in follie incoerenti, in parole indegne e in propositi immorali!
Nulla vale che non suoni d’argento, di palco e di riconoscimenti!
Nulla vale… solo i decimi di secondo… si vive col cronometro e tuo figlio inciampa, annaspa; lo hai caricato coi pallettoni della tua ambizione e DEVE andare in guerra, ma non lo hai cresciuto soldato…è un bambino fragile dall’ego spropositato ed è in trincea e da lì, spaventato e spavaldo, spara su tutto ciò che si muove.
Volevi un cecchino rigoroso ed infallibile ed hai cresciuto un ariete impaurito e cieco.
Eppure nella trincea della vita, per cogliere il bersaglio, occorre la mano ferma e, prima, l’intelligenza sicura che intenda quale sia quello che val la pena colpire.
Sono doti da uomini e solo un uomo può onorare il proprio lavoro qualunque esso sia.
Un uomo che senza motivo alcuno insulta e minaccia una donna, semplicemente non è un uomo…meglio per lui sia un malato.
Redazione
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