La sconfitta di Orban ha provocato l’entusiasmo dei burocrati dell’Unione Europea e della sinistra, che ha interpretato la caduta del “dittatore ungherese” come l’inizio della fine del sovranismo e, più in generale, delle destre. In Italia la Schlein e Ilaria Salis hanno sfoderato sorrisi a 32 denti, ma alquanto asinini (soprattutto quello della Schlein), considerato il fatto che l’attuale parlamento ungherese è l’espressione politica di una destra così a destra che più a destra non si può. Lo dimostra molto bene, dati alla mano, Nicola Porro nel video che segue:
Dunque la sinistra, che era ancora una minoranza considerevole nelle precedenti legislature, è letteralmente scomparsa dalla scena: Tisza, il partito di centro-destra del nuovo Premier Magyar conta 138 eletti, Fidesz di Orban ne ha 55 mentre l’estrema destra resta ferma al 6%.
Sinistra?
Non pervenuta.
La fretta della Schlein e della Salis nel cantare vittoria fa venire in mente un aforisma attribuito a Luigi XIV°:
“La fretta per la vittoria è la migliore garanzia per una sicura sconfitta”
Sconfitta che, in questo caso, definirei un crollo di proporzioni bibliche, come dal titolo di questo articolo, a cominciare dalla definizione di “dittatore” che i “progressisti” hanno sempre affibbiato a Orban: l’ex Premier ha onorato la democrazia accettando la sconfitta e andando a sedere con i suoi parlamentari nei banchi dell’opposizione.
Autoritario, Orban?
Certamente, ma dittatore no di sicuro!
Quanto a Magyar, non è certo un uomo di sinistra, ma un abile politico che, fuoriuscito da Fidesz pochi anni fa, ha attaccato Orban nei punti deboli: la corruzione dei suoi boiardi, l’imbavagliamento dei media e l’eccessiva sudditanza nei confronti di Putin. Poi, tanto per garantirsi le simpatie e soprattutto i finanziamenti dell’Unione Europea, Magyar darà a Bruxelles il contentino di una maggiore tolleranza nei confronti della comunità LGBT, dando via libera (ma non è detto) alle pagliacciate in Technicolor del “Pride”. Ma che i signorini Queer vadano a fare lezione di sculettamento nelle scuole elementari ungheresi, come è successo negli USA fino a poco tempo fa, la comunità LGBT se lo può tranquillamente scordare.
Il primo video che trovate sotto, in particolare, è particolarmente significativo: è stato girato da uno Youtuber americano, apertamente omosessuale ma intellettualmente ed eticamente onesto, che condanna l’ingresso delle “Drag Queens” nelle scuole elementari: pratica che è andata avanti per anni ma che adesso, dopo le proteste dei genitori e l’elezione di Trump, sta fortunatamente scomparendo. Anche chi non ha familiarità con l’inglese dovrebbe dare un’occhiata ai video esposti dallo Youtuber, semplicemente scioccanti. Gli altri video che seguono sono shorts di pochi minuti ma comunque significativi per capire quanto subdola e intrusiva si sia dimostrata la propaganda Gender, soprattutto nei confronti dell’infanzia:
Shorts:
Che gli omosessuali siano tutt’altro che entusiasti per l’elezione del “liberatore” Magyar lo dimostra questo interessante articolo tratto da un sito che li rappresenta:
https://www.gay.it/peter-magyar-diritti-lgbtq-ungheria
Del resto, al popolo ungherese, colto, sessualmente emancipato ma conservatore quando si parla di religione e famiglia, delle pretese fuori luogo della comunità LGBT frega poco o nulla, e questo sia Orban che Magyar lo hanno capito molto bene.
Quanto a ciò che davvero conta oggi in Europa, ovvero le politiche in tema di immigrazione, il nuovo leader ungherese non si discosta di un millimetro dalle rigidissime scelte anti invasione islamica del suo predecessore: scelte stigmatizzate come “razziste” dalle anime belle di sinistra, ma che avevano decretato la fortuna politica di Orban e la sua permanenza al potere per 16 anni, in sintonia con il comune sentire del popolo ungherese.
Anche nei confronti dell’Ucraina il discorso non cambia molto: va bene prendere le distanze da Mosca e riavvicinarsi a Bruxelles, ma Magyar ha espresso un “No” deciso all’ingresso di Kiev nell’Unione Europea.
In merito all’Ungheria come “Stato di polizia”, tanto deprecato dalla Salis e dai suoi compagni di laute merende (pagate dai contribuenti italiani), un solo dato: nel programma politico di Tisza è scritto a chiare lettere che verranno aumentati gli stipendi alle Forze dell’Ordine, come riportato in questo articolo:
Qualche irriducibile “ottimista e di sinistra” pensa forse che, alla lunga, la pressione dell’Unione Europea convincerà Magyar a far entrare più immigrati e magari a dare più spazio alla lobby LGBT? Non credo proprio che il nuovo premier sarà così sciocco da rimangiarsi il suo programma elettorale e tradire la fiducia degli elettori: significherebbe una sonora sconfitta alle prossime elezioni e il ritorno al potere di Orban, più forte che mai, come è successo con Trump: quello che oggi viene salutato come “L’autunno del patriarca” si trasformerebbe in una sua eterna primavera. Lo ha capito bene l’attuale Premier polacco Tusk che, pur riavvicinando la sua Nazione al “feudo” della Von Der Layen, sulla ripartizione dei migranti imposta da Bruxelles ha detto un “No!” grande come una casa:
Ma veniamo al titolo di questo articolo: il tempio filisteo che è crollato sulle spalle del Sansone Orban non è solo quello della sinistra ungherese, ma, in prospettiva, di quella europea: la dignitosa uscita di scena del “dittatore” e il nuovo partito politico al potere hanno disintegrato la narrativa che, per anni, i leaders “progressisti” hanno ripetuto fino alla nausea, nella speranza di garantirsi un po’ di ossigeno residuo: se votate la destra, il fascismo tornerà al potere!
Smentiti in pieno: voti dell’ex sinistra ungherese sono confluiti in massa in Tisza e la democrazia ne è uscita rafforzata, altroché fascismo!
Tutto ciò non potrà non avere un enorme impatto sui milioni di elettori europei di centro-sinistra che, pur avendone i coglioni pieni delle politiche migratorie buoniste, dell’invasione dei clandestini, del degrado che ne consegue, della progressiva islamizzazione, degli stupri in aumento vertiginoso, delle gangs di immigrati fuori controllo e degli attentati terroristici, sono sempre stati riluttanti a votare in massa la destra per lo spauracchio del “ritorno del fascismo al potere”: sarà meglio che i partiti di sinistra si preparino spiritualmente a dire addio a una bella fetta dei loro elettori storici.
Potrebbe sembrare in controtendenza, con ciò che ho appena scritto, la recentissima vittoria schiacciante di Radev alle elezioni in Bulgaria: il suo partito, “Bulgaria progressista” è formalmente di orientamento socialdemocratico, ma è apertamente patriottico, filorusso e in linea con le posizioni di Orban, ammiratissimo da Radev: insomma, un’altra doccia fredda per Bruxelles, il tutto nel giro di pochi giorni:
Quanto successo in Ungheria, dunque, è manna dal cielo per i partiti della destra europea, a cominciare da AFD in Germania: una forza politica nata solo tredici anni fa, bollata fin da subito come nazi-fascista, ma che ha dimostrato una convinta adesione ai principi di democrazia e tolleranza occidentali, tanto da avere eletto come segretaria Alice Weidel: una lesbica dichiarata, ma conservatrice e apertamente a favore della difesa della nostra civiltà. La demonizzazione di AFD operata dagli altri partiti, riuniti in un “cordone sanitario” di traballanti alleanze politiche, pur di impedire l’affermazione di quello che ormai è il secondo partito tedesco, sarà smentita dalla probabile ascesa della Weidel al ruolo di Cancelliere (o Cancelliera? Boh, chiederò alla Boldrini…) nelle prossime elezioni in Germania.
Sarò ottimista, ma qualcosa mi dice che questo imponente travaso di milioni di voti dalla sinistra alla destra, simile a un gigantesco domino, avverrà in tutta Europa, in particolare nelle Nazioni maggiormente massacrate dall’invasione afro-islamica: Francia, Spagna, Portogallo, Regno Unito, Svezia, Belgio e Olanda.
Si spera anche in Italia, nonostante il flop della Meloni in merito al blocco navale promesso nella sua campagna elettorale del 2022.
In conclusione: il popolo amico ungherese ha fatto della sua Nazione, poco più di dieci milioni di abitanti, il faro dell’intera Europa, l’esempio da seguire per cacciare fuori dalla porta i politici traditori che hanno svenduto per trenta denari la più grande civiltà della storia umana: quella occidentale, erede delle civiltà Greco-Romana, Giudaico-Cristiana e Illuminista.
Orban è caduto?
Ebbene, se il Re è morto, viva il Re!
Leonardo Bacchi
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