Fioccano su web le petizioni a favore di Ilario Esposito, guardia giurata , licenziata da Atm per essere intervenuta in soccorso di alcune ragazzine molestate da un gruppo di maranza sulla linea della metropolitana rossa a Milano.
Ilario Esposito è un cinquantaduenne padre di 4 figli.
I fatti narrati dall’Esposito:
«Eravamo in due, ronda itinerante, verso le 23.30. Sul treno della metro rossa otto ragazzi molestavano un gruppo di ragazze. Abbiamo chiesto di scendere. Il convoglio era già fermo per guasto tecnico. Cinque scendono in banchina, uno resta sopra senza biglietto. Tenevano le bottiglie di Montenegro per il collo, come armi. Non le posavano».
In banchina parte il contatto: un ragazzo spinge Ilario, gli rovescia il bicchiere addosso. «Solo allora ho estratto l’arma, l’ho portata al petto con la canna verso il basso, come da procedura. Non l’ho mai puntata. Il collega ci ha separati, ma io non ho aggredito nessuno dice Ilario ho protetto quelle ragazze e me stesso. Otto contro due».
L’azienda contesta duramente la versione del dipendente, ritenendo eccessivo il comportamento della guardia giurata e lesivo del buon nome dell’azienda stessa .
Oltre al licenziamento, rischia la revoca della licenza
Oltre al licenziamento, vi è anche una indagine della PAS ovvero la Polizia Amministrativa della Questura, che sta verificando le immagini delle telecamere sul fatto intercorso, e che potrebbe togliergli definitivamente il titolo di guardia giurata, impedendogli di esercitare la professione per sempre, togliendo di fatto il “pane” ad un uomo, cinquantaduenne e padre di 4 figli, che ha fatto il suo lavoro e che difronte ad un sopruso dei soliti perdigiorno nordafricani che impestano la città meneghina, non si è girato dall’altra parte .
Insomma, non si capisce bene come una persona debba comportarsi dinanzi ad una situazione di pericolo, la giustizia invece di condannare sempre e comunque il comportamento di chi attua un atteggiamento lesivo ed intimidatorio verso gli altri, ma, preferisce accanirsi contro chi invece di subire passivamente reagisce a tali soprusi.
Di fatto una giustizia al contrario dove chi delinque è tutelato, mentre chi è vittima, se solo si permette di alzare di poco la testa viene condannato e messo alla “gogna”.
Paolo Ornaghi
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