Se oggi si va in un jazz café e si inizia a parlare con i teenager o con i ventenni che lo frequentano, ci si rende subito conto che tutti non fanno altro che parlare di come essere eleganti e alla moda. Tempo fa sono entrato in un bar di jazz moderno.
Sono sempre stato particolarmente affascinato dalla cultura giapponese, fin da ragazzo, quando iniziai a guardare alcuni cartoni animati anni 70’ in cui l’aspetto eroico e guerriero, unito al senso dell’onore mi piacevano particolarmente. Poi, al Liceo arrivò “La Via del guerriero” di Yukio Mishima, che, assieme all’” Arte della guerra” di Sun Tzu, mi hanno aperto una panoramica sconosciuta sui costumi ed il pensiero orientali.
Nel rileggere Mishima da tradizionalista, credo possa insegnare molto alle nuove generazioni, per cui lo raccomando.
Il grande samurai scrisse: Neanche il tempo di accomodarmi che il ragazzo seduto vicino a me ha iniziato a subissarmi di domande, quali: “Le sue scarpe sono su ordinazione? Dove le ha ordinate?
Da dove viene il tessuto del suo vestito? E dove si trova il sarto che glielo ha cucito?”. Un ragazzo al suo fianco lo ha così redarguito: “Ehi, ma smettila di fare queste domande da mendicante. Perché invece non te ne stai zitto e rubi le idee?”.
Al che l’altro ha ribattuto: “Che vuoi! Secondo me, è solo facendo tante domande che si può davvero imparare qualcosa”. Per quei due il verbo “imparare” era indissolubilmente associato ai concetti di “essere alla moda” e di “essere profondi conoscitori della moda maschile”.
Un esempio molto simile si trova in questo brano dell’austero libro “Hagakure”: “Gli uomini sono davvero cambiati negli ultimi trent’anni.
“Quando dei giovani samurai si ritrovano, non fanno altro che parlare di argomenti futili quali il denaro, le perdite e i profitti, i problemi fiscali dei loro immobili, i gusti in fatto di moda e il sesso. Sembra che non possano stare insieme se non per parlare di simili argomenti. La condotta dei samurai è ormai irrimediabilmente degenerata” […] (I, 63).
Mishima continua: “Oggi si fa un gran parlare di quanto gli uomini siano effeminati e di quanto questa loro leziosità possa essere imputata alla democrazia americana o alla galanteria occidentale. In realtà neppure questo è un fenomeno nuovo”.
Un medico di nome Kyōan ha affermato che “in medicina le cure per gli uomini e per le donne si differenziano in base al principio dello yin-yang”. Gli uomini e le donne hanno sempre avuto un diverso battito del polso. Eppure, negli ultimi cinquant’anni, quello degli uomini è diventato sempre più simile a quello delle donne.
Yukio Mishima dice che “forse il mondo è ormai entrato nella sua fase terminale, lo spirito maschile ormai è assai debole e gli uomini sono sempre più simili alle donne. Ecco perché oggi, quando osservo con attenzione gli uomini che mi capita di incrociare, mi viene spesso da pensare che la maggior parte di loro abbia il battito del polso di una donna e che ben pochi possano davvero definirsi degli uomini veri […]” (I, 36).
In realtà anche il proliferare di funzionari corrotti, fatto questo che sembrerebbe una naturale quanto inevitabile conseguenza dell’odierno regime fiscale, non è affatto una novità per il nostro paese.
Già nel XVIII secolo, infatti, c’era un elevato numero di guerrieri che, in maniera simile agli odierni funzionari, non facevano alcuna distinzione tra i propri soldi e quelli dei loro signori. Anche in un feudo del Giappone medievale, che nulla aveva in comune con una moderna azienda, molti giovani samurai erano più propensi a concentrarsi sul proprio tornaconto che a sacrificarsi in nome del bene della collettività.
Per molti di loro gli ideali non erano più così seduttivi, e sempre più numerosi erano quelli che, accecati dagli aspetti più gretti della realtà, avevano assunto “lo sguardo di un borseggiatore” che non pensa ad altro se non ai propri interessi.
“Quando osservo i guerrieri al servizio di un signore feudale, noto con disappunto quanto limitata sia la loro visione della vita: sembrano quasi dei borseggiatori. Molti pensano soltanto ai propri interessi, e anche se danno l’impressione di essere svegli ed equilibrati, in realtà stanno solo recitando una parte.
Se un guerriero non dedica tutto se stesso al proprio signore, se non è disposto a morire e a trasformarsi in uno spirito per lui, se per tutto il giorno non fa che lamentarsene e non si sforza di trovare una soluzione per rafforzare il proprio feudo, allora un guerriero non potrà mai essere davvero considerato tale […]” (I, 35).
Oggi – prosegue Mishima – i giocatori di baseball e le star della televisione sono considerati degli eroi. Questo atteggiamento riflette gli ideali della nostra epoca, dove chiunque possieda un’abilità in grado di catturare il pubblico si spoglia della propria umanità per diventare un burattino al servizio dell’arte.
In questo senso, gli uomini di spettacolo e i tecnici non sono affatto diversi.
“Viviamo in un periodo dominato dalla tecnocrazia e dall’intrattenimento”. La società osanna chiunque possieda un talento o si distingua in un’arte. Allo stesso tempo, però, per quanto costoro si sforzino di apparire affascinanti e straordinari, in realtà sono persone che rinunciano volontariamente a una loro completa realizzazione per abbassarsi al livello di un ingranaggio, di una funzione di un macchinario: questo è lo scopo della loro vita.
Anche ai tempi dello Hagakure c’era chi pensava che “dovendo scegliere tra la vita e la morte, meglio decidere di vivere” (I, 48). In Giappone c’era una cultura della vita nel codice dei Samurai che riprendere farebbe risorgere la società dell’aborto, del fine vita e dell’eutanasia.
Ed ecco una grande lezione che dalle nostre parti troviamo negli eroici cavalieri medievali:
Scrive Mishima: “quando gli uomini si sforzano di vivere e di morire in maniera nobile, devono essere consapevoli del fatto che l’attaccamento al mondo rappresenta un tradimento della bellezza della vita. Non è facile morire e vivere in maniera nobile, ma altrettanto arduo è vivere e morire in maniera disonorevole.
In realtà, la tendenza al compromesso dei nostri giorni spinge le persone che desiderano vivere e morire in maniera nobile a scegliere la Via di una morte disonorevole, mentre chi vorrebbe vivere e morire in maniera disonorevole cerca di trovare un modo per vivere in maniera nobile.
Su questo punto, lo Hagakure prende una posizione molto stimolante. La sua frase più famosa, “la Via del guerriero risiede nella morte”, alla quale ci si deve preparare. Per noi cattolici morire bene significa avere la possibilità di confessarsi prima di esalare l’ultimo respiro, al fine di presentarci al Giudizio divino e meritare almeno il Purgatorio, garanzia di Paradiso.
Mishima sapeva che l’uomo non vive solo perché è venuto al mondo. Sapeva anche quanto paradossale possa essere la libertà. Sapeva che l’uomo si stanca subito della libertà che gli viene concessa, e che non appena gli viene data la vita questa diventa per lui un fardello insopportabile. La nostra è un’epoca in cui tutto si basa sul presupposto che si debba invecchiare. L’aspettativa di vita non è mai stata così alta nella storia, eppure davanti a noi si staglia un monotono progetto di vita.
“Nei ragazzi l’impulso di ribellione e quello di sottomissione si equivalgono, il che vale a dire che l’impulso verso la libertà e quello verso la morte si bilanciano. Per quanto politicamente connotata possa essere la manifestazione di tali impulsi, in realtà la potremmo paragonare a una corrente elettrica generata da una differenza di potenziale delle contraddizioni fondamentali dell’esistenza umana”.
Secondo una tesi dello psicologo Jung gli americani, incapaci di trovare in se stessi un modello seducente di eroe, l’hanno cercato e scoperto tra gli indiani contro cui combattevano. La parola Samurai evoca immediatamente, per associazione d’idee, il termine «coraggio», che oggi si è perso nella mondanità più ottusa di chi non fa più neanche lo sforzo di pensare.
Matteo Castagna
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