Il mese del Sacro Cuore e il contrasto con il Pride
Ci siamo. Anzi, ci risiamo. Giugno è alle porte e dobbiamo prepararci al triste spettacolo dei cosiddetti Gay Pride in tante città italiane. Quello che, per la religione cattolica, è il mese dedicato al Sacro Cuore di Gesù, diretta conseguenza della festa del Corpus Domini, è stato scippato dalle organizzazioni LGBT (ci fermeremo alle prime quattro lettere perché la sigla cresce di continuo). Il mese è stato scelto per commemorare i moti di Stonewall, una serie di rivolte scoppiate a New York nel giugno 1969, dopo un’irruzione della polizia in un locale per omosessuali, lo Stonewall Inn, nel Greenwich Village. Non bastava appropriarsi di una singola data, evidentemente, e così l’intero mese è diventato appannaggio di una comunità (e di una potentissima lobby) sempre più arrogante.
La provocazione e l’offesa ai simboli religiosi
Soprattutto negli ultimi tempi, infatti, lo scopo dei Gay Pride non sembra essere la rivendicazione di presunti diritti, quanto piuttosto l’ostentazione, la provocazione, il dileggio. La blasfemia. I bersagli prediletti dei manifestanti LGBT sono il Sacro, i valori del cristianesimo, la famiglia, i credenti. Quest’anno in Sardegna si sta tenendo la “Queeresima”, iniziata il 17 maggio, che culminerà il 27 giugno con il Pride di Cagliari. Evidente lo sbeffeggiamento della Quaresima. Pochi giorni fa in Francia una coppia di omosessuali è stata condannata per una serie di furti, profanazioni e vandalismi eseguiti nel 2025 in 29 chiese. Nel tempo abbiamo assistito a trans crocifissi, Madonne rappresentate come l’organo genitale femminile, “frocessioni”. Il primo World Pride si è tenuto a Roma, centro del cattolicesimo, nel 2000, volutamente in corrispondenza del Giubileo.
Il confronto con la storia e le sedi simboliche
A Bologna, l’Arcigay ha per molti anni avuto la storica sede proprio in Porta Saragozza, luogo sacro della città, dove ogni anno viene accolta l’icona della Madonna di San Luca, prima di essere riportata nel suo santuario. Sempre nel capoluogo emiliano, nel 2007 un’ignobile rassegna, di cui ci rifiutiamo di riproporre il titolo, fu fortunatamente annullata. Allora, oltre all’indignazione generale (persino Franco Grillini ne prese le distanze), furono le vibranti proteste del card. Caffarra a far desistere gli organizzatori. Oggi, invece, in tante parrocchie assistiamo a veglie contro “l’omotransfobia”. È di questi giorni la notizia che l’AGESCI (l’Associazione guide e scouts cattolici italiani), nel documento “Identità di genere e orientamento sessuale e affettivo” dichiara che “nel profilo del capo cristiano educatore l’orientamento affettivo e l’identità di genere non possono costituire un criterio di esclusione”.
La crisi del linguaggio e la risposta dei fedeli
L’intero scritto è un tripudio di termini mutuati dal vocabolario gender, con ciò confermando che, se si perde la battaglia del linguaggio, adeguandosi a quello dell’avversario, si perde la guerra. Per certi “cattolici” il nemico sembra non essere più il peccato (da distinguere sempre dal peccatore), ma piuttosto la cosiddetta “omofobia”. La più grande bestemmia? Affermare che dall’omosessualità si possa uscire (chi non ricorda gli anatemi del mondo LGBTQ contro la canzone di Povia “Luca era gay”?). È un cambio di paradigma di enorme portata, che non può essere sottovalutato. Una parte significativa e purtroppo crescente del mondo cattolico accetta (e magari un giorno promuoverà?) l’ideologia omosessualista. Già Bergoglio nel 2013 denunciava: “…c’è una corrente di corruzione, la lobby gay esiste ed è pure forte e condiziona il governo della curia…”.
Cristianofobia e preghiera di riparazione
Quali armi ha il cattolico di fronte a questa montante corrente interna alla comunità dei credenti, che indirettamente finisce per legittimare le aberranti blasfemie dei Gay Pride? Il Catechismo Maggiore di san Pio X non lascia adito a dubbi, a proposito della pratica omosessuale: “Il peccato impuro contro natura grida vendetta al cospetto di Dio”. Pregare dunque per la conversione di chi si dedica a tale pratica, offrire messe e rosari di riparazione e soprattutto proclamare senza timori la verità. Altro che veglie contro “l’omotransfobia”. Pensiamo, piuttosto all’allarmante fenomeno della cristianofobia, presente in modo massiccio nella comunità omosessuale, sempre pronta a indignarsi se si pronuncia una sillaba non allineata al suo lessico, ma altrettanto pronta a calpestare tutto ciò che è sacro.
Auguriamo quindi a tutti buon mese del Sacro Cuore di Gesù. Alla faccia dei Blasphemy Pride.
Raffaele Amato
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