Mentre troppo spesso si parla di animali solo davanti all’ennesimo caso di maltrattamento, di abbandono o di degrado, c’è chi ogni giorno sceglie di sporcarsi le mani davvero.
Senza riflettori.
Senza finanziamenti milionari.
Senza clamore.
Succede a Tivoli, dove il progetto “SOS Gatti” sta dimostrando che il randagismo non è un problema irrisolvibile, ma una ferita sociale che può essere affrontata con serietà, cuore e responsabilità.
Grazie al lavoro instancabile dei volontari di ALFA Associazione Love For Animals OdV, in collaborazione con il Comune di Tivoli, sono già stati sterilizzati 65 gatti appartenenti a diverse colonie feline del territorio. Un numero che per qualcuno può sembrare soltanto una cifra, ma che in realtà rappresenta decine di vite salvate dalla fame, dalle malattie, dagli incidenti, dalla sofferenza della strada e da cucciolate destinate quasi certamente all’abbandono.
La campagna per la sterilizzazione
Dietro ogni sterilizzazione c’è un volontario che ha rinunciato al proprio tempo libero.
C’è qualcuno che ha passato ore a recuperare un animale terrorizzato.
C’è chi ha guidato di notte per raggiungere una colonia.
Chi ha pagato medicine di tasca propria.
Chi ha accarezzato gatti feriti, malati, invisibili al mondo.
Ed è proprio questo il punto.
Troppo spesso chi si occupa di colonie feline viene lasciato solo.
Le segnalazioni aumentano. Gli abbandoni crescono. Le emergenze si moltiplicano. Ma ad affrontarle sono quasi sempre le stesse persone: volontari, associazioni e cittadini dal cuore enorme che suppliscono a mancanze enormi.
Per questo il progetto nato a Tivoli rappresenta qualcosa di importante.
Perché dimostra che quando associazioni, istituzioni e cittadini collaborano davvero, i risultati arrivano. E oggi quel modello è pronto ad espandersi anche a Marcellina, portando con sé non soltanto interventi concreti, ma anche un messaggio culturale fortissimo: gli animali non sono esseri invisibili.
La sterilizzazione resta l’unica vera arma contro il randagismo.
Non esistono scorciatoie.
Non bastano le indignazioni social davanti a una foto straziante.
Servono prevenzione, sensibilizzazione, educazione e interventi continui sul territorio.
Ogni cucciolata evitata significa meno sofferenza futura.
Meno animali investiti.
Meno gatti morti di stenti.
Meno creature condannate a vivere nella paura.
Problema ignorato
In un’Italia dove troppo spesso si preferisce ignorare il problema fino all’emergenza, esperienze come questa meritano sostegno, rispetto e visibilità.
Perché amare gli animali non significa limitarsi a dire “poverino” davanti a un post condiviso online.
Amarli significa agire.
Anche quando costa fatica.
Anche quando nessuno applaude.
E chi ogni giorno salva queste creature silenziose merita molto più di un semplice grazie.
Valerio Arenare
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