Dalla Germania alla Francia, gli scandali delle élite che ci fanno la morale
Il dogma dell’oicofobia e la favola del vincolo esterno
Esiste una religione laica molto diffusa nei salotti bene della penisola, la cui liturgia principale consiste nello stendersi sui ceci e recitare il mea culpa nazionale. È la dottrina dell’oicofobia, il disprezzo sistematico per la propria terra, sapientemente coniugato a un’esterofilia priva di qualsiasi fondamento logico. Secondo i sacerdoti dell’europeismo da aperitivo, l’Italia sarebbe un’irrimediabile caverna di ladri, trafficoni e lavativi che necessita disperatamente del “vincolo esterno” per non colare a picco. In questa narrazione infantilizzante, noi siamo i soliti compagni di banco cafoni che devono farsi guidare dai maestrini del Nord Europa, dipinti come creature eteree, incorruttibili e refrattarie alla sola vista di un quattrino non dovuto. Si tratta di una favola morale comoda per giustificare ogni forma di sudditanza politica ed economica, peccato che basti grattare appena la vernice della moralità nordica per veder emergere un quadro ben diverso.
L’inganno delle classifiche: percezione mediatica contro realtà
Il totem attorno a cui danzano i devoti della nostra presunta inferiorità morale è il Corruption Perceptions Index diffuso ogni anno da Transparency International. Nella classifica più recente, la Germania figura al quindicesimo posto, i Paesi Bassi addirittura al nono, il Regno Unito al ventesimo, il Belgio al ventiduesimo, la Francia al venticinquesimo, mentre l’Italia viene relegata indietro al cinquantaduesimo posto. I nostri soloni sventolano questi numeri come fossero tavole della legge scese dal Sinai.
Dimenticano tuttavia di spiegare ai lettori un dettaglio fondamentale contenuto nello stesso nome dell’indice: l’indicatore misura la percezione della corruzione, non la corruzione reale. La percezione altro non è che il riflesso del racconto mediatico e dell’inclinazione culturale di un popolo al giudizio su se stesso. Se fai un sondaggio chiedendo a un cittadino quanto ritiene corrotto il proprio Paese, l’italiano risponderà con il consueto masochismo nazionale alimentato da trent’anni di talk-show col colpevolismo d’ordinanza, mentre il cittadino medio tedesco o olandese tenderà a fidarsi di default delle proprie istituzioni.
I dati oggettivi: cosa dicono davvero i cittadini europei
Se invece della percezione si vanno a consultare i dati oggettivi sull’esperienza diretta dei cittadini, la narrazione crolla miseramente. Le rilevazioni ufficiali dell’Eurobarometro, promosse dalla stessa Commissione Europea per misurare la frequenza reale della micro-corruzione nella vita quotidiana, mostrano infatti che la percentuale di cittadini italiani che ha subito una richiesta di tangente o di favore per accedere a un servizio pubblico è estremamente bassa, nell’ordine di pochissimi punti percentuali, attestandosi su livelli del tutto assimilabili a quelli di Germania, Francia o Regno Unito. In altre parole, la tangente al casello o al municipio non è un’esperienza quotidiana per l’italiano medio più di quanto non lo sia per un bavarese. La differenza risiede esclusivamente nel fatto che in Italia ogni episodio viene trasformato in una condanna antropologica contro l’intero popolo, mentre all’estero gli scandali, anche giganteschi, vengono liquidati come sfortunate deviazioni di singoli individui.
I peccati della virtù tedesca: da Wirecard al Dieselgate
Gli esempi di questa doppia morale abbondano proprio tra i Paesi che ci impartiscono lezioni di virtù. Consideriamo la Germania, patria dell’austerità e del rigore. Negli ultimi anni la finanza tedesca è stata travolta dal collasso di Wirecard, una truffa contabile da quasi due miliardi di euro svaniti nel nulla sotto gli occhi colpevolmente chiusi delle autorità di vigilanza di Berlino. Per non parlare dello scandalo Cum-Ex, una frode fiscale transnazionale da oltre trenta miliardi di euro sottratti alle casse pubbliche attraverso sofisticate compravendite azionarie.
A livello politico, gli hangar della Difesa tedesca hanno visto scoppiare il caso delle consulenze milionarie affidate senza gara ai tempi in cui il ministero era guidato da Ursula von der Leyen, mentre le auto collaudate a Wolfsburg truccavano i software sulle emissioni nel famigerato Dieselgate. Persino la transizione ecologica ha mostrato il fianco a nomine familiari all’interno del Ministero dell’Economia guidato da Robert Habeck, a riprova che i favoritismi di palazzo parlano benissimo la lingua di Goethe.
Il vizio delle cancellerie: le ombre di Parigi, Londra, Amsterdam e Bruxelles
Spostandoci in Francia, Paese forte del suo venticinquesimo posto nel ranking della percezione, la storia recente della classe dirigente assomiglia a un bollettino giudiziario: l’ex presidente Sarkozy condannato per corruzione, l’ex primo ministro Fillon a processo per impieghi fittizi e l’amministrazione Macron contestata per le consulenze milionarie a McKinsey. Oltremanica, nel Regno Unito, lo scandalo Greensill ha rivelato come l’ex premier David Cameron facesse spregiudicato lobbying presso i ministri in carica, mentre durante la pandemia la corsia preferenziale VIP ha dispensato appalti milionari a finanziatori di partito. Neppure la virtuosa Olanda è esente da storture: lo scandalo dei sussidi all’infanzia ha visto l’amministrazione finanziaria accusare ingiustamente oltre ventiseimila famiglie, portando al collasso il governo Rutte. In Belgio, infine, è proprio nel cuore delle istituzioni comunitarie a Bruxelles che sono comparse le valigie di contanti del Qatargate, dimostrando la permeabilità della bolla dei burocrati europei all’influenza dei quattrini stranieri.
Oltre il complesso di inferiorità: fermare l’autoflagellazione
Riconoscere questi fatti non significa affatto sostenere che l’Italia sia priva di problemi di corruzione o che ci si debba rassegnare al malaffare nostrano. La lotta alla disonestà pubblica e all’inefficienza deve rimanere una priorità assoluta per il futuro del Paese. Tuttavia, occorre liberarsi una volta per tutte dal complesso di inferiorità e dalla menzogna del “vincolo esterno” somministrato come medicina amara da presunti tutori morali. Le classi dirigenti di Parigi, Berlino, Londra o Amsterdam non sono affatto più sante delle nostre, ma hanno l’intelligenza strategica di non trasformare i propri scandali in un marchio di infamia collettivo. È tempo che anche l’Italia smetta di autoflagellarsi per compiacere le élite altrui e pretenda di essere trattata da pari a pari, senza complessi di colpa e senza genuflessioni.
Redazione
Il 2diPicche lo puoi raggiungere
Attraverso la Community WhatsApp per commentare le notizie del giorno:
Unendoti al canale WhatsApp per non perdere neanche un articolo:
Preferisci Telegram? Nessun problema:






































































