Ignoranza, sconcerto e polemiche durante i riti e le celebrazioni per il IX centenario del ritorno delle reliquie di Sant’Agata a Catania (1126-2026). Dalle immagini diffuse in tutto il mondo emerge l’ignoranza ai vertici della Chiesa e di prelati indegni: ecco perché il bacio diretto sulla reliquia-teschio non si fa!
1) Danni biologici: la saliva e il respiro portano acidità e umidità che deteriorano le ossa antiche. 2) Fragilità fisica: la pressione del contatto rischia di rompere o scheggiare resti millenari. 3) Norme sanitarie: il contatto con le labbra trasmette batteri su un reperto esposto.
REGOLE DEL VATICANO:
A) La Chiesa impone che le reliquie siano protette da teche o vetri sigillati.
B) Uso liturgico: la tradizione prevede di baciare il reliquiario esterno mai l’osso nudo che “riposa” nel busto reliquiario. Si tratta in questo caso di una meravigliosa opera d’arte in argento che custodisce la calotta cranica della santa: il reliquiario doveva essere baciato non il cranio.
Sant’Agata giovane nobile catanese del III secolo rifiutò il proconsole romano Quinziano per restare fedele a Dio. Subì crudeli torture e il martirio il 5 febbraio del 251. Il suo velo miracoloso salvò Catania dalla lava dell’Etna un anno dopo, rendendola patrona della città. È morta martire perché si era votata a Dio e non voleva essere toccata da nessun uomo e questi prelati incolti ed indegni si permettono di baciarla in bocca: violazione esecrabile e nessun rispetto per la Santa! Il Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin presente ai riti quale delegato papale si vergogni.
Il Velo della Santa è la reliquia «storica» più diffusa, certamente grazie alla sua antica comprovata efficacia protettiva. Secondo il racconto della Passione di Agata, si tratta del Velo che copriva la tomba della Martire non di un suo indumento. Un’allusione al Velo, ispirata al racconto della sua Passione, si trova nell’antifona “Paganorum multitudo” composta per la festa della Santa, presente in quasi tutti i manoscritti del secolo XI.
Il Velo, molto venerato a Catania, attualmente custodito in un reliquiario italiano della seconda metà del XIX secolo, si ritiene sia quello della Vergine consacrata a Cristo.
CULTO:
quando un cattolico bacia una reliquia, non sta adorando l’oggetto, né pensa che abbia poteri “magici” propri. Sta onorando il corpo di chi ha servito Dio, ricordando che quel corpo risorgerà e che Dio ha operato in quella persona. L’Adorazione (LATRIA) è dovuta solo ed unicamente a Dio (Padre, Figlio e Spirito Santo), mentre la Venerazione (DULIA) è rispetto, onore ed affetto per i testimoni della fede (i Santi).
POLEMICHE:
Sterili invece le polemiche sulla laicità delle Istituzioni: col bacio al teschio della patrona, il Sindaco ha parlato a Sant’Agata col gesto più naturale e umano. In quel bacio vi era una Città e tutto il territorio etneo che riscopre e rinnova la sua fede e le sue radici.
L’ “Unione degli agnostici atei e razionalisti di Catania ha definito il bacio “una cessione vergognosa alla superstizione necrofila e ai riti tribali”.
Poveretti, ciechi anche nella ratio non solo nella fede! I martiri ci mostrano che la vera forza è nel donare la vita, non nel toglierla e chi ci vuole togliere la gioia dei doni di Dio ha sempre le squame di serpente.
Alessandro prof. dott. Tamborini
*Plenipotenziario per le politiche di tutela e promozione del patrimonio storico-artistico.
Cattedratico di Scienze Religiose, Storia e Simbolismo dell’Arte Antica e Medievale.




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