La Norvegia ha approntato una stretta ai flussi migratori; nei mesi scorsi ha presentato una proposta di legge che rivoluziona il sistema di welfare per i rifugiati appena arrivati.
Secondo il piano del ministro del Lavoro e dell’Inclusione Sociale i nuovi immigrati perderanno il diritto all’assistenza sociale e ai sussidi per l’alloggio per i primi cinque anni di residenza.
Di contro, verrà introdotto un “contributo all’integrazione” a tasso fisso, più basso rispetto ai benefici attuali, con l’obiettivo di spingere i rifugiati verso il mercato del lavoro il prima possibile.
Lavoro invece di benefici
Tale misura, annunciata nel gennaio di quest’anno, è ora in fase di consultazione pubblica e potrebbe entrare in vigore nel 2028.
“Lavoro invece di benefici”, è il motto della proposta, indirizzata a ridurre la dipendenza dallo Stato e a favorire un’integrazione più rapida nella società norvegese. L’intento chiaro è, per chi non partecipa attivamente a programmi di formazione o non cerca impiego, la riduzione del contributo welfare e un ulteriore stretta dei sussidi.
Tutto ciò disincentiverebbe l’orda migratoria di “perdigiorno” che mirano solo all’ottenimento del welfare e di un reddito universale per vivere sulle spalle della comunità.
Per l’Italia, una proposta come quella norvegese affiancata ai 10 punti della proposta del comitato di remigrazione che riassumiamo in breve e che trovate spiegati in modo esaustivo sul sito del comitato: Remigrazione e Riconquista | Sito Ufficiale :
Controllo dei flussi migratori: Potenziamento del quadro normativo finalizzato a distinguere con maggiore rigore e chiarezza i presupposti per l’immigrazione regolare e le conseguenze dell’immigrazione irregolare
Confisca contro lo sfruttamento dell’immigrazione: Inasprimento delle sanzioni patrimoniali nei confronti di chi trae profitto illecito dallo sfruttamento dell’immigrazione.
Espulsione degli irregolari e di chi commette reati: Investimenti finalizzati ad assicurare l’effettiva esecuzione dei provvedimenti di espulsione degli immigrati irregolari. Espulsione obbligatoria di qualsiasi straniero autore di delitti sul territorio nazionale
Istituto della Remigrazione: Introduzione dell’istituto della remigrazione quale strumento di governo del fenomeno migratorio finalizzato a incentivare il ritorno degli stranieri nei Paesi d’origine.
Patto di Remigrazione Volontaria: Istituzione di un accordo tra lo Stato e il singolo che consenta allo straniero regolarmente soggiornante in Italia di ricevere un contributo economico per il rientro nel Paese d’origine
Fondo Nazionale per la Remigrazione: I risparmi derivanti dal taglio della spesa pubblica destinata all’immigrazione verranno interamente destinati in un fondo finalizzato al finanziamento dei patti di remigrazione.
Stop alle ONG del traffico migratorio: Interruzione di qualsiasi forma di finanziamento pubblico, diretto o indiretto, a ONG, cooperative e associazioni che agevolano l’immigrazione clandestina.
Abolizione del Decreto Flussi e ritorno degli italo-discendenti: Eliminazione del sistema di programmazione dei flussi migratori per motivi economici da Paesi extra-UE per contrastare lo sfruttamento della manodopera straniera a basso costo ed incentivi mirati a stimolare il ritorno in Italia dei discendenti di italiani residenti all’estero.
Fondo per la Natalità Italiana: Istituzione di un fondo dedicato esclusivamente alle famiglie italiane, con l’obiettivo di sostenere la natalità e contrastare il declino demografico.
Case e asili nido: nuovi criteri di priorità: Introduzione di criteri rinnovati che, nel rispetto della Costituzione, garantiscano priorità ai cittadini italiani nell’accesso agli alloggi pubblici e ai posti negli asili nido.
Una risposta seria all’immigrazione
Sarebbe una panacea per tutti i mali che una politica migratoria incontrollata a prodotto, ma sappiamo benissimo che nel nostro paese il business dell’immigrazione ad opera della “mafia antifascista” ha un peso rilevante nella tratta di nuovi schiavi.
In Italia l’affare, o per meglio dire il malaffare dell’accoglienza da lavoro ad un sacco di persone legate a doppio filo con una certa parte politica.
Si stima che vi siano circa 120.000 posti totali di accoglienza istituzionale, ove lavorano circa dagli 8.000 ai 12.000 operatori tra educatori, psicologi, avvocati, mediatori, operatori notturni. Nella parte di mediazione culturale abbiamo poi 3000/4000 persone a far da mediatore culturale attivi in ospedali, scuole, questure, tribunali e circa 2000 docenti più centinaia di volontari nei vari Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti, per non parlare poi di altre 4000/6000 persone dedicate all’assistenza legale e sociale tra sportelli sindacali, patronati, associazioni. Per finire poi vi è un numero stimato tra i 15.000 e i 20.000 operatori retribuiti e decine di migliaia di volontari tra ONG e Terzo Settore: Caritas, Croce Rossa, Arci, Comunità di Sant’Egidio, ecc.
Il tutto con un totale realistico di 30.000/45.000 persone lavorano stabilmente in Italia nel settore “supporto all’immigrazione”, se poi aggiungiamo anche medici, assistenti sociali dei comuni, insegnanti, forze dell’ordine che si occupano di questo, si arriva a oltre 100.000.
Come detto questo fa molto comodo ad una certa parte politica, che per la qualità transitiva (se una persona ha avuto, grazie a connivenze politiche, una retribuzione grazie al fenomeno migratorio, tenderà ad appoggiare e votare la parte politica che la ha agevolata. così come i suoi familiari ed amici) porta ad un bacino di voti di circa 1 milione che ha un peso a livello nazionale di circa 2,5/ 3 punti percentuali.
Insomma, nulla di nuovo, dietro la maschera del buonismo e dell’accoglienza si celano solamente biechi interessi di una “macchina “governativa di una parte delle forze politiche parlamentari che mira ad abbassare il costo del lavoro per far un favore ai colossi dell’economia e ad autoalimentarsi tramite un bacino di voti in suo favore grazie appunto allo scambio voto-lavoro.
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