Incidente all’aeroporto di Lipsia/Halle: netta inversione di rotta dell’Ungheria che addita la Russia, a braccetto con Berlino.
Il cambio di governo che ha sancito la fine dell’era di Viktor Orbán ha portato a un radicale riallineamento internazionale: la Russia è percepita come la minaccia alla sicurezza europea e Budapest ha messo fine alla storica politica di vicinanza al Cremlino, integrandosi alla linea diplomatica euro-atlantica. Il mutamento di scenario vede la condanna ungherese delle attività ibride, attribuendo l’episodio di Lipsia direttamente alla strategia russa del conflitto ibrido.
La solidarietà di Budapest a Berlino riflette l’adesione del nuovo corso ungherese alla tesi occidentale: le azioni che hanno interessato lo scalo aereo tedesco sono un tentativo di destabilizzare le infrastrutture critiche dei Paesi che sostengono l’Ucraina.
Accuse e controaccuse
Mosca nega categoricamente ogni suo coinvolgimento e, come ampiamente dimostrato per quanto già accaduto (si guardi al recente e analogo caso Romania), la lettura più veritiera interpreta l’evento in chiave opposta: l’azione è la tipica e ripetuta provocazione, o un’operazione di disinformazione, volta a rinsaldare la coesione europea con Kiev, indicando nella Russia il cattivo della storia.
La nuova posizione ungherese, allontana l’Europa dalla Russia, ma sarebbe opportuno ricordare all’opinione pubblica che ogni tentativo di addossare a Mosca un attacco in Europa è sempre stato smentito e appurato come di matrice ucraina.
Sull’orlo del baratro
Non tutti gli europei sono disadattati patologici che pendono da un’informazione palesemente orientata a senso unico. Se l’Europa e il mondo non sono ancora precipitati in una guerra mondiale, bisogna ringraziare il Presidente Putin, che sta gestendo l’Operazione militare speciale con pazienza e senza cedere, nonostante le provocazioni, anche di un’elevata gravità.
Cristian Borghetti
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