Il proscioglimento di Chiara Ferragni dall’accusa di truffa aggravata nel cosiddetto “Pandoro-gate”, disposto dal Tribunale di Milano, chiude formalmente una delle vicende giudiziarie più seguite degli ultimi anni, come riportato dalle principali agenzie di stampa, tra cui ANSA, e dai media nazionali (ANSA, 14 gennaio 2026; RaiNews; Tg La7).
La decisione, tuttavia, non rappresenta un accertamento pieno dei fatti. Il giudice ha escluso l’aggravante che avrebbe reso il reato procedibile d’ufficio. In assenza di tale aggravante, la truffa contestata rientrava nella fattispecie semplice, perseguibile solo a querela di parte. Nel corso del procedimento, alcune querele sono state ritirate, determinando l’impossibilità di proseguire il processo (RaiNews, 14gennaio 2026).
Questo esito è giuridicamente corretto e legittimo. Allo stesso tempo, evidenzia una dinamica politica rilevante: il processo non si è concluso attraverso un giudizio pieno sul merito dei fatti, ma per effetto del ritiro delle querele da parte di soggetti che avevano partecipato alla fase iniziale della vicenda.
Chiara Ferragni, come qualsiasi soggetto economico di grande visibilità, resta sotto la lente dell’opinione pubblica: la vicenda solleva interrogativi di carattere comunicativo e reputazionale riguardo alla trasparenza delle campagne pubblicitarie e alla gestione dei messaggi di beneficenza. Tuttavia, non è possibile affermare responsabilità penali accertate, proprio perché il processo non ha potuto svolgersi fino al suo completamento .Il ritiro delle querele, pur formalmente legittimo, ha effetti concreti sul percorso di accertamento giudiziario: senza la procedibilità prevista, non è stato possibile valutare nel merito le contestazioni iniziali.
Questo fatto solleva riflessioni sulla coerenza delle azioni di chi promuove iniziative giudiziarie a fini civili o simbolici. Dal punto di vista politico, il caso evidenzia come la giustizia possa essere coinvolta in vicende mediatiche di forte impatto, senza che si giunga necessariamente a un giudizio pieno.
La legge si applica correttamente, ma le dinamiche esterne — ritiro delle querele, esposizione mediatica — lasciando il procedimento incompiuto, producono un effetto sul dibattito pubblico e sulla percezione delle istituzioni. In conclusione, il “caso Ferragni” si chiude senza una pronuncia di colpevolezza o di innocenza nel merito.
Rimane aperta la questione della responsabilità comunicativa e della gestione dei processi mediatici: il procedimento evidenzia la necessità di coerenza tra le iniziative giudiziarie intraprese e il loro completamento, nel rispetto della legge e della procedura.(Fonti: ANSA, 14 gennaio 2026; RaiNews,14 gennaio 2026; Tg La7, 14 gennaio 2026)
Gianluca Mingardi
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