La notte scorsa, alla fermata della metropolitana Ottaviano della linea A a Roma, Cicalone, noto videomaker, è stato aggredito, probabilmente da un gruppo di ROM, mentre stava documentando la presenza di borseggiatori e gruppi organizzati all’interno della stazione.
Gli aggressori lo hanno colpito alle spalle, facendolo cadere a terra e continuando il pestaggio anche mentre era esausto e sanguinante a terra. Questo episodio, liquidato come un semplice fatto di cronaca dai media, è invece il simbolo della totale resa dello Stato sul territorio.
Una persona che prova a denunciare la micro criminalità diventa bersaglio di violenza, mentre chi dovrebbe garantire sicurezza, ordine e protezione dei cittadini resta inerte. La metropolitana, infrastruttura pubblica essenziale, si trasforma in arena di violenza sotto gli occhi di tutti, senza che ci sia un reale controllo da parte delle autorità.
Ignorare la realtà
Il degrado urbano non è frutto del caso, ma conseguenza diretta di un vuoto politico e istituzionale. Le aree centrali della città si trasformano in zone franche, dove la violenza e l’illegalità possono prosperare indisturbate. Quando chi denuncia questi fenomeni viene aggredito, il messaggio è chiaro: la tutela dei cittadini non conta, e chi prova a reagire rischia in prima persona. È chiaro che lo Stato continua a ignorare la realtà.
Non basta parlare di sicurezza o approvare misure inefficaci: occorre presenza concreta sul territorio, controllo reale, e protezione dei cittadini che subiscono quotidianamente l’illegalità. Ogni episodio come questo è un segnale di allarme: il collasso dell’ordine urbano non è più teorico, ma visibile, tangibile, quotidiano.
Questa ennesima aggressione è un monito che riguarda tutti: l’Italia non è solo insicura, ma sembra non interessarsi nemmeno di proteggere chi tenta di denunciare il degrado.
È tempo di smettere di affidarsi a parole vuote e dichiarazioni formali: chi governa deve assumersi responsabilità concrete. I cittadini non possono essere lasciati soli a fronteggiare la violenza e il disordine.
Gianluca Mingardi
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