Giorgia Meloni ricorda, ma solo con un banalissimo post sui social, Giorgio Almirante.
La Stampa di Torino, uno o due giorni dopo, rileva come fosse la prima volta, da tre anni a questa parte, che la premier ricordasse di avere radici missine. L’articolo non era intriso di chissà quali critiche antifasciste, ma rilevava semplicemente che Giorgia si fosse dimenticato di Giorgio, da quando era stata nominata premier, ricordandosene solo adesso che le legislatura volge al termine.
Immediata la discesa in campo d’Ignazio La Russa, il quale ha dichiarato che lui mai e poi mai si è dimenticato di onorare Almirante e che sarebbe assurdo sostenere che si tratti, ora, solo di un tentativo di arginare la presa di Roberto Vannacci sugli elettori anche di Fd’I.
Curiosa replica, quella di Ignazio: il quotidiano torinese, infatti, non aveva scritto che tutta Fratelli d’Italia si fosse dimenticata del leader missino, parlando solo delle amnesie di Giorgia. Per tanto, poco importa che se ne ricordasse La Russa, di Almirante, il problema era ed è il capo del governo.
Poi, come spesso in questi casi, si cade nel ridicolo.
Lette le dichiarazioni del presidente del Senato, i soliti antifascisti in servizio permanente effettivo si sono scatenati, riempiendo pagine, post e interventi televisivi di improperi e diffamazioni contro lo storico segretario missino.
Come replicano, allora, La Russa e fratelli? Dichiarandosi sorpresi dalla polemiche in quanto, nel recente passato, anche Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella avrebbero espresso giudizi ben più pacati e positivi.
Capita l’antifona? Giorgio Almirante non è un personaggio positivo della nostra storia per quello che ha fatto né perché le critiche e le affermazioni fatte in questi giorni contro di lui sono vomitevolmente faziose e destituite di fondamento. No, è persona di cui si potrebbe e dovrebbe conservare buona memoria perché piaceva – o meglio, non era “schifato” – a Napolitano e Mattarella!
Tutto ciò dà sostanza all’accusa lanciata da La Stampa: oggi i “fratellini” si ricordano di Almirante e del Msi perché ci sono urgenze elettorali in vista. Diversamente, quella della “fiamma” è un ricordo che sarebbe meglio perdere, poiché non gradito agli avversari, dal cui giudizio la classe diligente (non è un errore di ortografia) di FdI dipende in modo spasmodico.
D’altro canto, chi ha sentito Paolo Mieli criticare il fatto che le vittime delle Br o di altre formazioni eversive rosse, quando vengono ricordate pubblicamente, vengono commemorate come “vittime dell’odio politico”? Nemmeno le amministrazioni guidate dal Centrodestra hanno il coraggio di far scrivere in quelle targhe “vittime dell’odio comunista”, poiché, diversamente, gli eredi dei comunisti si offenderebbero e si opporrebbero.
Perché la Destra di governo attuale è questa: un personaggio che vuole stare in scena, ma alla continua ricerca di un autore. I propri non li digerisce più.






































































