Manca poco al corteo di Roma: ecco perché ogni firma serve a fermare gli accordi sottobanco
In un panorama politico in cui il dibattito pubblico è spesso inquinato da letture strumentali o in palese malafede, emerge la necessità di fare chiarezza sulla proposta di legge ordinaria di iniziativa popolare denominata “Remigrazione e Riconquista”. Questa iniziativa non si riduce a un semplice sinonimo di espulsione o a un programma di deportazione, bensì delinea una vera e propria postura strategica dello Stato. L’obiettivo finale è l’inversione strutturale della rotta dei flussi migratori, riducendo gli ingressi al minimo necessario per preservare l’identità e la continuità storica, etnica e spirituale della nazione. Intervenendo direttamente sui principi giuridici, il testo sancisce che non esiste un diritto intrinseco a migrare inteso come facoltà di stabilirsi liberamente in un altro Paese, restituendo così allo Stato la piena sovranità deliberativa.
Un quadro normativo simultaneo e organico
La proposta supera la logica frammentaria e inefficace dei decreti sicurezza attraverso un quadro normativo organico e complementare, che affronta simultaneamente la gestione di tre specifiche categorie di individui per cui si prevede l’allontanamento dal territorio nazionale con tempistiche e modalità differenziate. I tre gruppi non rappresentano tre fasi cronologiche distinte, ma casistiche affrontate contemporaneamente dalla legge, pur stabilendo un ordine di priorità esecutiva che parte dal gruppo A fino al gruppo C.
Gruppo A: il contrasto totale all’immigrazione clandestina
Il primo pilastro della riforma riguarda il Gruppo A, costituito dagli immigrati irregolari e clandestini entrati in Italia attraverso canali illegali terrestri o marittimi. Per questa categoria si prevede una linea di massima fermezza basata sul rafforzamento dei respingimenti alla frontiera, sul divieto di rientro per un periodo di dieci anni e sull’istituzione di un apposito registro nazionale delle espulsioni. Le misure comprendono inoltre l’abolizione della protezione speciale, il contrasto serrato alle organizzazioni non governative coinvolte nel traffico migratorio e l’introduzione di severe sanzioni amministrative e confische contro lo sfruttamento della manodopera clandestina.
Gruppo B: la certezza della pena e la revoca della cittadinanza
Il secondo ambito di intervento è rivolto al Gruppo B, che identifica gli immigrati regolari, inclusi coloro che hanno ottenuto la cittadinanza per naturalizzazione, che si macchiano di reati sul suolo italiano. La proposta stabilisce l’espulsione obbligatoria per i cittadini stranieri dopo una condanna definitiva con pene superiori ai due anni, con l’esecuzione della pena da scontare direttamente nello Stato di origine, e la revoca della cittadinanza per reati inferiori. Nel caso di cittadinanza italiana già acquisita, la revoca scatterà per delitti gravissimi legati al terrorismo o alla criminalità organizzata, o per qualsiasi reato con un massimale pari o superiore a cinque anni, comportando l’espulsione immediata e il divieto permanente di reingresso.
Gruppo C: assimilazione culturale e incentivi al rientro
Infine, il Gruppo C ridefinisce la posizione degli immigrati regolari che, pur non avendo commesso reati, non si sono integrati nella società e vivono in comunità separate, tentando di imporre regole e costumi incompatibili con la Costituzione italiana o rappresentando un costo netto per il welfare state. L’azione si focalizza in particolare sui flussi non di origine italiana che manifestano un’aggregazione culturale aliena alla tradizione europea.
Per questa fascia la legge prevede una remigrazione incentivata e volontaria, sostenuta da misure strutturali come la revisione dei ricongiungimenti familiari, l’abolizione del Decreto Flussi, l’istituzione di un Fondo per la Natalità italiana e incentivi al rientro degli italo-descendenti. È fondamentale evidenziare che i regolari che lavorano a norma di legge, rispettano l’ordinamento e si sono pienamente assimilati alla società italiana non sono in alcun modo interessati dal programma. Una volta implementata, la legge affiderà all’Istituto della Remigrazione un monitoraggio continuo dei dati demografici per assicurare flussi annuali compatibili con il tessuto nazionale.
La pressione popolare contro i compromessi del palazzo
In politica, tuttavia, le idee camminano sulle gambe dei numeri. Lo slogan “il numero è potenza” esprime una verità pragmatica fondamentale: i professionisti della politica e i palazzi del potere tendono a ignorare le richieste popolari e a preferire compromessi o accordi sottobanco, a meno che non siano esplicitamente obbligati dalla pressione e dalla mobilitazione di massa. Una valanga di sottoscrizioni rende il testo impossibile da snobbare o insabbiare. In vista del grande corteo di Roma previsto per il 13 giugno, che precederà l’arrivo della proposta in Parlamento, è cruciale che tutti i cittadini che condividono questa visione facciano sentire la propria voce.
Ultima chiamata per i ritardatari: dove firmare
Non c’è più tempo da perdere per i ritardatari. È ancora possibile firmare ufficialmente la proposta di legge tramite la piattaforma digitale del Ministero della Giustizia al seguente indirizzo: https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/5700000.
Redazione
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