Non tragga in inganno il titolo, non si parla, ahimè, della conversione dell’attivista svedese (che si proclama agnostica) al cattolicesimo, ma dell’esatto contrario. È la Chiesa, o meglio, una sua parte, che abbraccia senza riserve e in maniera sempre più marcata il verbo ambientalista.
Sull’onda della martellante opera di Bergoglio, culminata nell’enciclica Laudato Si del 2015 e nell’esortazione apostolica Laudate Deum del 2023, anche il pontificato di Prevost insiste sui temi ecologici, trovando ampio seguito nel mondo dei movimenti cattolici. E così un centinaio di organizzazioni cristiane tra cui spiccano il Movimento Laudato Si’, la Rete Ambientale Cristiana Europea, Acli, Pax Christi International, Caritas Europa, CIDSE, Azione Cattolica, presenti in 19 paesi europei, hanno lanciato un appello alle istituzioni di Bruxelles.
Un’azione climatica
E non per denunciare gli innumerevoli episodi di ostilità anticristiana che nel Vecchio Continente sono in vertiginosa ascesa. Non per protestare contro l’imposizione dell’agenda gender che, con la caduta di Orban in Ungheria, trova sempre meno argini. Nemmeno per chiedere interventi contro le persecuzioni che colpiscono i cristiani in tutto il mondo. Niente di tutto questo. Nell’appello si chiede “un’azione climatica giusta che protegga i più vulnerabili ora e garantisca i diritti delle generazioni future, compresa l’eliminazione graduale dei combustibili fossili…”.
Dunque, in un’Unione Europea che rinnega, contro la Storia e contro ogni evidenza, le proprie radici cristiane, una parte consistente del mondo cattolico si mobilita non già per riaffermare tali radici ma, piuttosto, per sposare acriticamente il pensiero di Bruxelles, a cominciare dal deleterio Green Deal.
Insomma la chiesa modernista, ancora una volta, tradisce l’esortazione evangelica (Gv, 17) ad essere NEL mondo e non DEL mondo, stando ben attenta a non contrastare il pensiero mainstream ma, anzi, aderendovi ciecamente. Nella sua storia bimillenaria, la Chiesa si è sempre contraddistinta per la prudenza nell’assumere posizioni rispetto ai temi del momento, prendendosi di volta in volta il tempo necessario a studiare, approfondire, vagliare.
Dissentire è “sprezzante e irragionevole”
Sull’ecologismo, invece, ha abbandonato ogni cautela, facendo rapidamente propria la battaglia per la cosiddetta “transizione green”, bollando come “sprezzanti e irragionevoli” (sono parole del Laudate Deum) le posizioni di chi dissente dal catastrofismo climatico. L’appello di quel centinaio di organizzazioni cattoliche giunge proprio nel momento in cui le politiche Green della UE stanno dimostrando i loro limiti, con il ridimensionamento del bando ai motori endotermici del 2035 e le stesse strategie delle Case automobilistiche (comprese quelle cinesi), che stanno rivedendo i propri piani, prima orientati sui motori esclusivamente elettrici, in favore delle propulsioni ibride. Proprio ora che la narrazione sul contributo antropico al riscaldamento globale entra in crisi (ne abbiamo scritto qui).
Sembra quasi che una parte del mondo cattolico chieda alla UE di non correggersi, anzi di perseverare nei propri conclamati errori, che già tanti danni hanno causato ai cittadini europei. Che Chiesa è mai questa? Che fede intende diffondere?
Nel 2023 Greta Thunberg è stata addirittura insignita della laurea honoris causa in teologia dall’Università di Helsinki! Evidentemente un premio per quegli studi da cui si è scrupolosamente tenuta lontana…
Prenderà il posto di Sant’Agostino, di San Tommaso d’Aquino, di san Roberto Bellarmino nella cosiddetta Chiesa sinodale? E pensare che il cattolicesimo avrebbe, nella Dottrina Sociale della Chiesa, gli strumenti per pensare ad un modello di sviluppo alternativo al capitalismo, causa primaria del problema ambientale. Ma forse i firmatari dell’appello lo ignorano.
Raffaele Amato






































































