Anno dopo anno viviamo su di noi lo scorrere del tempo, credendo, anno dopo anno, di essere riusciti a conoscerne il meccanismo di ingranaggi e rotelle dentate che girano e si incastrano senza fermarsi mai.
Anno dopo anno, ci illudiamo incredibilmente che prima o poi il tempo si adagerà nelle nostre mani e che potremo governarlo, che ci permetterà primo o poi di intrufolarci nel suo apparato di engrenages per condizionarlo secondo la nostra volontà e regolarlo secondo i nostri ritmi.
Anno dopo anno, quest’illusione viene alimentata ogni volta che riusciamo a portare a termine i compiti che ci siamo prefissati entro un limite di tempo, prima che le lancette dell’orologio segnino l’ora x. E se riusciamo nell’impresa, allora sorridiamo di questa nostra soddisfazione ed esultiamo per essere stati più veloci di quelle lancette che sono ancora lì, a indicare un’ora che ormai non ci interessa più, perché appartiene al passato, perché siamo riusciti a superarla, perché abbiamo rotto il nastro del traguardo.
All’altezza delle sfide
Sciocchi. Patetici. Questi sono gli attributi che meritiamo come genere umano, che si illude ripetutamente di essere all’altezza di ogni sfida, compresa quella contro il tempo. Poiché è un attimo, una frazione di secondo, e quelle lancette sono andate avanti, non si fermano mai, ad ogni ora che finisce ne inizia una nuova, ognuna con un suo ciclo. Diversamente, noi veniamo ingannati da quel meccanismo temporale nell’esatto istante in cui ci adagiamo sugli allori di una guerra di Pirro, in un trionfo ingannevole, mentre il tempo scorre inesorabilmente. E ci sbagliamo. La nostra forza non può contrastare il tempo, ma forse l’astuzia può trarre qualche vantaggio, seppur di breve durata.
Il nuovo e il vecchio
Ogni anno, passato e futuro, salpiamo dal nostro umile molo esistenziale alla ricerca di nuove acque da solcare, mari lisci e piatti come candidi mantelli di neve. Ma dentro di noi, il ricordo di vecchie acque solcate è vivido, sono esperienze che ci hanno segnati, alcuni ne sono usciti rafforzati, sprezzanti della vita e delle sue intemperie, altri ne sono usciti indeboliti, infiacchiti, più timorosi della vita, perché il pensiero delle onde tempestose e degli urli di schiuma bianca che si infrangono contro le rocce e contro la chiglia della nostra barca costruita e messa a punto anno dopo anno ci terrorizzano, nessuno escluso.
Chi è che non tremerebbe al pensiero di un fantasma che ritorna dal passato, che potrebbe prenderti da dietro all’improvviso? Una mano sulla spalla, ti volti ed eccoci qui, ancora una volta, io e te. È un pensiero provocante, che ti squassa le interiora, capace di non lasciarti dormire e di abbandonarti in una selva di incubi. Ebbene sì, gli anni passati sono fatti anche di questa materia. Ma non finisce qua. Esiste anche il bene.
L’isola che non c’è
E per ognuno di noi, tanto gli anni passati quanto gli anni futuri sono la ricerca di un approdo, di un’isola che non c’è ma che forse esiste, perché altrimenti non si spiegherebbe il paradosso di qualcosa che esiste e che non c’è al tempo stesso, il fatto che la si definisca isola è già di per sé un indizio della sua esistenza, del suo essere concretezza.
E la favola di Peter Pan è più istruttiva che mai, pronta a insegnarci che l’isola che non c’è esiste, che il nostro approdo è lì che ci aspetta. Certo, potrebbe essere che all’inizio quest’isola è solamente un’isola non trovata, citando due cantautori italiani: Bennato e Guccini. Per qualcuno di noi, ogni anno può essere una deriva verso mari e oceani sconosciuti, sempre alla ricerca ma senza mai riuscire ad avvistare la terra ferma all’orizzonte. Per altri, invece, ogni anno può diventare il definitivo approdo su quell’isola che non c’era ma che in verità c’è e che è stata finalmente trovata. E la riuscita di quest’impresa esistenziale dipende dal tempo e dalla nostra pazienza, dal saper aspettare e anche dal credere che prima o poi arriverà.
Il dubbio
Sì, perché come dicono in tanti, arriverà, ciò che tu desideri prima o poi giunge. Sarà, ma io conservo sempre un pizzico di sano dubbio, almeno per provare a non illudermi. Ma è complesso non illudersi, il tempo è veramente una carogna, lui ci inganna di continuo. E non conosce alcuna pietà.
Quello che è certo, è la consapevolezza che è sempre difficile lasciarsi qualcosa alle spalle, riuscire a dire addio a quello che c’è stato. Così com’è sempre difficile accettare di credere che il mondo potrà riservati qualcosa di nuovo, di bello, di entusiasmante e di gratificante, ma soprattutto che possa donarti una condizione di tranquillità duratura, quella tanto agognata isola che non c’è.
Il caso
Una persona che ho conosciuto un paio di anni fa e che oramai non sento più da un po’ di tempo, mi ha sempre detto che bisogna crearsele le occasioni. Sì, è vero, non ho mai negato questo principio, non ho mai negato quanto mi veniva consigliato; tuttavia, ho sempre dubitato che quello fosse l’unico principio regolatore dell’esistenza umana. In gioco c’è anche la casualità degli eventi, un altro punto perno delle nostre vite, che fa sì che due vite o più possano incontrarsi e consumarsi fino allo stremo delle forze, e tutto questo può accadere per una sigaretta domandata a uno sconosciuto che camminava lungo la tua stessa strada ma che andava nel verso opposto, che hai incontrato casualmente, un gioco di sguardi, una rapida intesa e la parola che, come lama tagliente, rompe il ghiaccio, squarcia la tela e l’occasione è fatta. Forse l’approdo tanto sperato.
Il tempo
Ogni anno che viviamo deve sottostare a questo principio: la casualità. E così anche il tempo, che non può fare a meno del caso, esso vive nel tempo. Anche se, a onor del vero, sarebbe lecito domandarsi chi fa che cosa, ovvero se è il tempo a determinare l’esistenza del caso o se viceversa è il caso a plasmare il tempo. Chi comanda chi?
Ma per tornare all’inizio da dove siamo partiti, ossia il tempo, anche se sarebbe più corretto dire al tempo di ognuno di noi, poiché non esiste solo il tempo oggettivo bensì anche quello soggettivo, potremmo vederla in questo modo. Potremmo considerare il tempo, senza peccare di supponenza, come un ottimo artefice, un buon artigiano instancabile che porta avanti il suo lavoro con zelo come uno stacanovista.
Un mago
Ecco, proviamo a considerare il tempo come un mago, e come ogni buon mago degno di questo nome è abile nel maneggiare bacchetta e cilindro per celare e rivelare la realtà, verosimile o inverosimile che sia; è capace di impiegare ogni trucco per illudere il pubblico che lo osserva con attenzione e ammirazione, pronto ad analizzare ogni singolo movimento, curioso ed eccitato di riuscire a scorgere il primo passo falso, a scovare quell’indizio per poter dire «Sì, eccolo! L’ho trovato, ho capito il trucco!».
Ma il tempo, come ogni buon mago che si fa rispettare, poiché è bravo a non rivelare mai la sua truccheria né tantomeno a farsi scoprire, riesce a ingannarci ogni volta che lo desidera.
Godiamoci lo spettacolo
Non possiamo minimamente competere, è inutile, l’unica cosa che possiamo fare è restare lì seduti in platea e guardare con felice rassegnazione ogni numero e goderci lo spettacolo. E attendere che quest’anno finisca e che il nuovo possa arrivare senza indugio e in armonia sulle note leggere e un poco infreddolite del tempo, nella speranza di rivedere vecchi volti mai dimenticati di chi ci ha voluto bene e nuovi volti mai conosciuti di chi ne vorrà.
E come consiglio musicale, vi lascio con queste parole:
«Un anno è andato via della mia vita, già vedo danzar l’altro che passerà
Cantare il tempo andato sarà il mio tema perché negli anni uguale sempre è il problema
E dirò sempre le stesse cose viste sotto mille angoli diversi
Cercherò i minuti, le ore, i giorni, i mesi, gli anni, i visi che si sono persi
Canterò soltanto il tempo
Ed ora dove sei tu che sapevi ridare ai giorni e ai mesi un qualche senso
La giostra dei miei simboli fluisce uguale per trarre anche dal male qualche compenso»
Riccardo Giovannetti
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Esiste il tempo oggettivo e il tempo soggettivo, verissimo e interessante, nel senso latino del termine (anche quello che è tra…/che mi interessa)…quello cercherò di capire, per capirmi sempre più e cercare il mio tempo.
Da oggi.
Grazie Riccardo