Posto che in Europa, un tempo chiamata Christianitas, abitano un po’ meno di 10 musulmani ogni 100 europei e che gli europei hanno quasi smarrito ogni riferimento spirituale, in questo periodo in cui Ramadan e Quaresima combaciano – dando comunque per scontato che la Quaresima è cosa nostra (per cui dovrebbe essere conosciuta) – vediamo a grandi linee di capire cosa sia il Ramadan.
La Umma o Comunità dei Credenti e la Sunna o la tradizione islamica.
Il Ramadan è il mese sacro del calendario lunare islamico in cui viene rispettato il precetto del digiuno, ossia il Saumm (1).
Spiegare il Ramadan a chi non è musulmano è difficile perché postula un sentito che deriva dalla consapevolezza di appartenere alla “Umma” (comunità dei credenti) e di applicare un precetto della “Sunna” (tradizione islamica).
Solidarietà col povero e purificazione del corpo
Il mese sacro del digiuno è stato istituito da Mohammad sia per far sperimentare al fedele cosa prova il povero costretto a digiunare, sia per imporre un periodo dedicato alla purificazione del corpo e dello spirito.
Dall’alba al tramonto durante il Ramadan ci si astiene da cibo, liquidi, sigarette, atti e anche pensieri impuri (o, per questi ultimi, almeno ci si deve provare).
Il Ramadan e la Quaresima
Essendo un mese sacro dedito al digiuno il Ramadan dovrebbe assomigliare alla Quaresima, tuttavia assomiglia di più al clima natalizio (solo che dura un mese e non una settimana) perché se è vero che si tratta di un periodo di sacrificio, è altrettanto vero che assume le fattezze di una festa; infatti ogni sera la famiglia si riunisce intorno ad una tavola riccamente imbandita per rompere il digiuno con un primo frugale pasto, subito dopo si reca in moschea per la preghiera e poi passa al pasto più copioso; in seguito, per digerire, va a passeggio e indugia con amici e conoscenti, per poi coricarsi in attesa dell’alba e consumare una copiosa colazione (a base di uova, dolci fritti nel miele, caffelatte, succhi di frutta) prima di iniziare la nuova giornata di digiuno.
L’impressione (suffragata dall’oggettività dei fatti) è che durante quel mese in realtà in molti mangino più del dovuto sottraendo tempo al sonno esponendo il fisico a uno stress gastro-dormitorio; Infatti, in quel periodo, sono numerosi i programmi radio/televisivi in cui medici e dietologi spiegano che è bene non ingurgitare cibi troppo calorici e bevande gassate in un festino destinato a durare un mese e cercare di rispettare il ritmo circadiano sonno/veglia.
È vero che il Ramadan induce la gente a gozzovigliare e può sembrare una degenerazione attribuibile soprattutto a un adeguamento all’opulenta società dei consumi, ma non inficia la buona volontà di una moltitudine di musulmani di effettuare un mese di sacrificio purificatore da dedicare al buon Dio.
Due precetti diversi
Il Ramadan non va confuso con la nostra Quaresima, la quale ha una ricaduta escatologica profondamente diversa: il primo sottopone alle privazioni del povero, laddove la seconda prepara a un incontro (quello con Gesù risorto).
La Quaresima è strettamente connessa con i 40 giorni che Gesù ha trascorso nel deserto e con il suo confronto con il tentatore (satana), in forza di ciò Il cristiano è convinto che: “non di solo pane vive l’uomo”, ed è in forza di questo precetto che la Quaresima è profondamente diversa dal Ramadan.
Effettivamente il digiuno islamico, se rispettato secondo i canoni previsti da Mohammad e non secondo la prassi moderna, per cui si digiuna di giorno ma si eccede col cibo la notte, solo in teoria è più “nerboruto” del nostro e sulla base di ciò alcuni musulmani si convincono di essere più virtuosi di noi; ma attenzione, lo dico spesso ai miei amici musulmani: il digiuno più gradito a Dio non è il digiuno dal cibo bensì quello dal peccato; il digiuno rigoroso ma solo fisico non serve a nulla senza un impegno a digiunare dalla concupiscenza.
Ramadan e donne
Nel merito, è utile evidenziare un ragionamento che è invertito rispetto alla prassi del diritto vigente nel mondo cristiano (quanto il nostro mondo occidentale possa dirsi cristiano, proprio nel miglior accesso del termine, è da discutere), ossia, durante il Ramadan, la donna è responsabile diretta di eventuali pensieri concupiscenti che dovessero insorgere nell’uomo vedendola (e devo dire che la questione non è poi così peregrina), per cui in quel periodo di astensione, essa deve assumere atteggiamenti che non siano suscettibili di risvegliare nell’uomo impulsi concupiscenti altrimenti parte della colpa morale ricadrebbe su di lei, rea di aver suscitato il desiderio nell’uomo in un periodo di astinenza.
In ossequio al parlar chiaro, a fronte di musulmani che esaltano la maggior incisività sacrificale del Ramadan rispetto alla Quaresima, è bene ribadire che il minor rigore del digiuno della Quaresima rispetto a quello del Ramadan non è indice di minor disposizione al sacrificio del cristiano rispetto al musulmano ed è opportuno controbattere che se da un lato, noi cristiani tendiamo ormai a disertare la quaresima, dall’altro, i musulmani hanno impresso al Ramadan una china ipocrita dove se è vero che non si beve/mangia/fuma dall’alba al tramonto, è altrettanto vero che dal tramonto all’alba si mangia – eccome! – invertendo soltanto il ciclo del sonno: si vive di notte e si sonnecchia di giorno.
Fede in Dio
Le considerazioni appena espresse sul Ramadan servono a chiarire un precetto il cui significato potrebbe anche essere frainteso, stante una tendenza alla «degenerazione» degli intenti spirituali per i quali il profeta Mohammad lo aveva pensato; tuttavia, lo sottolineo, le mie considerazioni sono scevre da ogni critica valoriale ed essendo non solo un precetto religioso ma anche una prassi entrata nella tradizione di un popolo, esprimo il più profondo rispetto.
Anzi, mi piace evidenziare una sfumatura suggeritami dalla mia signora marocchina e musulmana la quale, alla mia osservazione secondo cui non bere acqua d’estate a 40° all’ombra fa male al corpo «e questo non può essere gradito ad Allah», mi ha risposto: «se fai il Ramadan in buona fede, Allah fortifica il tuo corpo affinché quell’astinenza che può sembrarti scriteriata, non gli rechi danno».
E questa, secondo me, è una pura ed ammirevole professione di fede in Dio.
Con ciò, il Ramadan è un precetto che appartiene a una fede che non mi appartiene per cui, pur vivendo da tempo in un paese arabo-islamico, mi riesce difficile introiettarlo (2) ma nemmeno mi sento di applicargli la trita e ritrita critica che i laicisti gli muovono, ed è per questo che non ho remore ad augurare «Ramadan karim» (3) ai miei amici musulmani.
di Corrado Corradi
(1) oltre al Ramadan, gli altri precetti religiosi che costituiscono l’ossatura dell’Islam sono: la testimonianza dell’unicità di Dio, la preghiera, l’elemosina, il Pellegrinaggio.
(2) In psicologia l’introiezione è la caratteristica umana di incorporare pensieri, sentimenti e atteggiamenti altrui.
(3) Buon Ramadan
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