In tempi in cui anche i miagolii del gatto in amore sono sospettati di patriarcato, malgrado i patriarchi se ne stiano tutti silenziosi al cimitero e i pater familias non godano per nulla di buona salute, il fatto che la donna, al momento del matrimonio, aggiunga al proprio cognome da nubile quello del marito, appare ai più un imbarazzante retaggio della passata e, si dice, sempre reviviscente, prepotenza culturale maschile.
Appena dopo aver risposto per le rime (e per iscritto) ad una persona poco simpatica, un uomo per la precisione, mostrandogli che quando sono le donne ad essere antipatiche solitamente salgono in cattedra, ho firmato usando entrambi i cognomi, il mio da nubile e quello acquisito da sposata e ho fatto una riflessione che vorrei condividere sperando possa essere letta dalle mie congeneri ed in particolare da quelle turbate dal patriarcato…che non c’è!
La riflessione è la seguente: da moglie io ho la possibilità di firmare una lettera, un articolo o un libro, col cognome di mio marito: in qualche modo, anzi in modo molto netto, io, in quelle occasioni, rappresento anche lui, coinvolgo anche lui e così facendo esercito un potere, in ambito sociale e psicologico, che lui non ha.
Ci avete mai pensato, care signore?
Quando partecipiamo, anche da sole, a qualsiasi evento, abbiamo la facoltà di presentarci col cognome dei nostri mariti: è in quel momento che, come ci atteggiamo, come ci vestiamo, cosa diciamo saranno inderogabilmente a loro collegati: le nostre scelte di stile, di modi, di linguaggio li chiameranno inevitabilmente in causa.
Portando a spasso per il mondo il cognome del marito, la donna lo ha sempre al suo fianco e, volente o nolente, parla per lui; anche se legalmente così non è, da un punto di vista sociale e di sentire comune, la signora Maria Rossi in Bianchi che si presenta come signora Bianchi diventa l’ambasciatrice del signor Bianchi e la testimonianza dell’uomo che il signor Bianchi è, avendola scelta!
Lui tale potere sulla moglie non ce l’ha: non avendo che il suo nome da esibire, altri non può rappresentare che se stesso!
Esiste in Italia la possibilità per il marito divorziato di chiedere al giudice di vietare all’ex moglie di utilizzare, anche solo in contesti sociali, il cognome “da sposata” a riprova di quanto il potere di cui si è investite con quell’acquisizione sia reale e, talora, per chi ce lo concede sposandoci, pericolosissimo!
di Irma Trombetta
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