Tornano le interviste alle comunità radicali europee. Oggi è il turno della Spagna: abbiamo intervistato Gonzalo, storico rappresentante di Democrazia Nazionale. Fotogallery in fondo all’articolo
Gonzalo potresti innanzitutto parlarci di Democrazia Nazionale, il tuo movimento, i suoi principi guida, il tipo di attività che esso svolge e anche il quadro politico della destra radicale in Spagna in questo momento?
Democrazia Nazionale è un partito che ha questo anno il suo anniversario, il trentesimo, abbiamo fatto 30 anni, il movimento è stato fondato nel 1995 ed è un partito che si può definire come partito nazionalista spagnolo.
All’inizio era un partito che parlava molto dell’autonomia storica, cioè volevamo fare un movimento più traversale, che non fosse etichettato come legato al passato, come franchista, per esempio, o falangista, volevamo fare qualcosa di diverso, prendendo l’esempio del Front National francese o dell’NPD tedesco. Infatti, la strategia all’inizio è stata sempre quella di sviluppare una estetica più, diciamo, neutrale, le bandiere spagnole che abbiamo portato sempre nelle nostre manifestazioni sono state le bandiere spagnole senza lo scudo costituzionalista che è un scudo traditore, cioè rappresentante di un re traditore e non volevamo portare quella con lo stemma franchista (con l’aquila di San Giovanni) perché volevamo fare un movimento più moderno, che non fosse sempre collegato e considerato erede del franchismo.
Questo ci ha portato dei problemi, prima per il nome, perché Democrazia Nazionale richiama comunque la democrazia e noi non siamo d’accordo con questa democrazia liberale di oggi, tanti ci hanno attaccato per il nome senza capire che ci sono diversi tipi di democrazia e noi non vogliamo dire che vogliamo una democrazia liberale e progressista.
Con una nuova estetica volevamo arrivare alle persone più giovani, che forse riconduceva tutta l’estetica franchista a qualcosa di un passato che non piaceva o che sembrava troppo “antico” e incapace di parlare dei problemi dell’oggi.
In ogni caso siamo nazionalisti, questa è la nostra linea politica, ci rifacciamo anche alle altre esperienze dei nazionalismi europei, con dei nostri punti fermi specifici legati alla tradizione spagnola.
Non tolleriamo ad esempio dentro il partito chi manca di rispetto alla tradizione cattolica e noi sosteniamo che l’unica vera religione che può esistere in Spagna è la religione cattolica e perciò non si può attaccare la Chiesa.
Le tradizioni cattoliche e la storia della Spagna non si possono capire senza la Chiesa, senza il Cattolicesimo. Per noi è molto importante questo, ma ufficialmente non siamo un partito cattolico, siamo un partito nazionalista.
Quello che ci differenzia un poco più dagli altri è che abbiamo adottato all’inizio una strategia leggermente più distante dai classici filosofi e intellettuali della destra nazionale o del fascismo spagnolo o del franchismo spagnolo. Abbiamo provato a individuare una via politica tutta nostra, considerando che la Spagna ha delle differenze rispetto ad altri paesi in Europa. Mentre in Francia c’era un movimento come il Front Nazionale o anche in Germania il più piccolo NPD , che sono riusciti ad entrare nei parlamenti, cosa che poi in Spagna è riuscita a fare Vox, la Spagna aveva bisogno di un partito nazionalista che parlasse dell’immigrazione, ma senza i mezzi economici è molto difficile arrivare alla gente.
E quindi, invece, del successo di Vox, che considerazione avete?
Non voglio essere troppo arrogante ma penso che una grande parte del successo di Vox sia dovuto anche a noi perché noi per anni abbiamo fatto, anche senza essere in tv perché non vi siamo stati mai invitati, un grande lavoro nelle strade, in mezzo alla gente, a parlare del problema dell’immigrazione in tutta la Spagna.
Quindi penso che ci fosse quello spazio politico, diciamo a destra del Partito Popolare, che era lo spazio per noi, l’unica cosa è che non siamo stati capaci di arrivare alla gente e non avevamo finanziamenti.
Vox ha avuto grandi disponibilità finanziarie fin dall’inizio, si dice che inizialmente avesse anche finanziamenti dall’Iran.
Si dice dall’Iran?
Sì, da lì da lì.
Sembra abbastanza particolare perché però Vox appare essere anche molto filosionista.
Sì, è molto filosionista, ma all’inizio sembra aver ricevuto comunque soldi dall’Iran.
O meglio: da esuli iraniani, iraniani ostili all’attuale governo di Teheran.
E’ una vicenda abbastanza oscura, non si capisce molto bene come siano riusciti ad avere i primi finanziamenti. Ad uno dei loro primi grandi eventi, avevano affittato la Plaza dei Toros a Madrid, e hanno fatto lì una inaugurazione. Un momento politico importante che ha radunato centomila persone, in un luogo così importante a Madrid deve esser costato moltissimo, non si sa come hanno fatto a finanziarsi.
Secondo noi è un partito che è espressione del sistema, che ha valutato che c’era una nuova domanda politica, che la gente voleva risposte più dure sull’immigrazione e che bisognava dargli un partito del sistema capace però di parlare di questo problema, in modo di evitare che a prendere il sopravvento fosse un partito veramente nazionalista, che non si potesse controllare.
Così hanno affidato quello spazio politico a Vox che adesso è la terza forza politica in Spagna, che riprende molti nostri temi.
Noi parlavamo dei problemi dell’immigrazione e anche dell’idea di remigrazione quando non lo faceva nessuno e adesso parlano tutti di queste cose come cose normali.
Vi sono altri punti che distinguono voi di Democrazia Nazionale e in genere l’area della destra più radicale spagnola da Vox, al di là quindi del fatto che loro abbiano cavalcato alcune battaglie già combattute da altre realtà militanti?
Sì, loro alla fine sono un po’ come Orban, diciamo, loro non vogliono uscire della NATO, loro vogliono rimanere dentro alla NATO, vogliono rimanere pure dentro l’Unione Europea, loro sono molto a favore di Trump, infatti, quando ha vinto le ultime elezioni Trump, Abascal è stato lì, Trump li ha ringraziati di essere lì da lui.
E’ inoltre un partito totalmente sionista.
Fanno anche altre cose, per esempio si sono focalizzati soprattutto nella difesa della campagna spagnola delle tradizioni spagnole come la corrida,infatti i toreros più conosciuti sono tutti ufficialmente di Vox.
E’ una cosa che non aveva fatto nessuno, anche noi pensiamo che ci sono aspetti propri della nostra cultura molto importanti ma per noi se qualcuno è un nazionalista spagnolo e vuole combattere per la Spagna anche se non gli piace la corrida non lo possiamo rifiutare, non riduciamo il nazionalismo ad essere 100% pro corrida, non vogliamo dividere i militanti su temi come questi.
Poi la differenza più importante è che loro sono a favore della costituzione spagnola, magari criticano molto le regioni che sono quasi stati indipendenti in Spagna, le regioni autonome che si chiamano “comunidades autónomas” in spagnolo, dicevano all’inizio che volevano finirla con questo stato autonomista ma poi quando sono arrivati quasi al potere in alcune regioni se ne stanno tranquilli lì con tutti i deputati che vivono delle nostre tasse e non vogliono cambiare nulla in termini di autonomia costituzionale.
Quindi queste sono le differenze più importanti: sono a favore della NATO, dell’Unione Europea e successivamente sono a favore della Costituzione e del Re.
Voi che visione avete della monarchia dei Borbone Spagna, della monarchia in questo momento?
Io personalmente sono monarchico, ma in un senso più romantico, nel senso che penso che la Spagna sia sempre stata un regno mentre la Repubblica c’è stata in Spagna in tutta la sua storia solo dal 1931 al 1936 e ha generato solo la guerra civile.
La Spagna, quindi, deve essere un regno, capisco i falangisti che sono repubblicani, per noi invece la Spagna deve essere un regno, dove magari siamo d’accordo coi falangisti, molti dei quali ai tempi di Franco venivano anche imprigionati per questo, è che non riconosciamo come sovrani adeguati i membri della dinastia, non vogliamo dei “reyes idiotas” come diceva una canzone falangista.
Penso che potrebbe essere incoronato Nostro Signore come re della Spagna, consacrargli così il regno di Spagna come forma di monarchia sacrale, lasciando poi il governo ad un Reggente.
Per venire invece all’attualità, il 12 ottobre ci sono stati degli scontri di piazza nei Paesi Baschi, in occasione del giorno dell’Hispanidad, corretto?
Il “giorno della razza” ovvero il 12 ottobre era la festa di tutto ciò che è spagnolo. Noi eravamo a Barcellona, mentre i camerati della Falange nei Paesi Baschi e sono stati aggrediti da degli antifascisti baschi. Pensavano di avere davanti gente come quelli di Vox.
Si sono talmente abituati a chiamare quelli di Vox come “fascisti” che poi quando si sono trovati davanti dei camerati veri hanno avuto una brutta sorpresa, pensavano di poter aver mano facile e invece si sono ritrovati veramente in difficoltà durante gli scontri.
Comunque, lì nei Paesi Baschi c’è una brutta situazione perché tutti quelli che avevano sentimenti filospagnoli sono dovuti scappare nel passato a causa del terrorismo, parliamo di quasi trecentomila persone che negli anni si sono trasferite. Perciò non c’è più gente che vota contra o fa attività politica in senso contrario a quella dei separatisti.
Loro sono il peggio del peggio, non potete immaginare esteticamente come sono vestiti, sono un misto di lesbiche e di terroristi e sono in grado di sostenere che un senegalese che abita nei Paesi Baschi è basco come loro mentre se uno viene da Madrid lo considerano straniero.
Sì, è abbastanza assurdo. In Catalogna c’è una situazione analoga?
In Catalogna ci sono separatisti di tipo più borghese, c’è una borghesia importante, perché è stata storicamente la regione più industrializzata della Spagna, ma non perché siano più intelligenti e perché lavorano di più, è perché lì sono di fianco alla Francia e al resto dell’Europa è per quello che l’industria spagnola è andata lì e non perché loro sono migliori, quindi, c’è questa economia che sospinge il separatismo.
Franco stesso promuoveva l’industrializzazione in Catalogna anche per pacificare la situazione dopo la guerra civile
Sì alla fine però è stato un errore perché dai sostengo alla gente che non ti vuole e alla fine i tuoi mezzi vengono usati contro di te, cioè Franco ha portato l’industria automobilistica in Spagna e l’ha portata in Catalogna e poteva portarla a Valencia, per esempio, e non l’ha fatto perché voleva accontentare questa borghesia di traditori. Un tempo, col carlismo, nel passato, la Catalogna era anche una regione molto tradizionalista ma dopo è divenuta molto più liberale e dalla difesa delle tradizioni locali è passata al separatismo, anche solo per interesse economico, solo per quello per esempio hanno preteso il riconoscimento del catalano come lingua.
Al contrario anche la Galizia è una regione con una identità locale molto forte con il suo dialetto ma il separatismo non è presente perché è una regione più povera.
Invece in Catalogna il catalano lo parlavano i borghesi che volevano differenziarsi dagli altri spagnoli, soprattutto dei ceti più popolari, nei Paesi Baschi era diverso invece, perché il basco, che non è un dialetto ma una lingua totalmente differente, lo parlavano i pastori di montagna, mentre la popolazione urbana parlava spagnolo.
Invece per cambiare totalmente argomento, avete partecipato il 12 settembre a San Pietroburgo a un forum antiglobalista con altri vari movimenti di patrioti europei. Prima di arrivare ai lavori del forum, la mattina c’è stata anche una processione in onore di San Alexander Nevskij, ci puoi raccontare le tue impressioni della processione? Che tipo di evento è stato?
Un evento bellissimo, tante persone e soprattutto moltissima gioventù di bell’aspetto, pensavo che avremmo trovato solo strettamente militanti nazionalisti, hooligan ad esempio. Invece ho visto che c’è anche una Russia intellettuale molto nazionalista, molto fiera e molto tradizionale.
Forse si può trovare qualcosa di simile in Ungheria, per prendere un esempio dei paesi sani, qualcosa anche in Polonia, ma lì in Russia è impressionante, tanta gente giovane, famiglie, tutti insieme, a marciare con le icone, io pensavo “ma com’è possibile che qui 50 anni fa, 40 anni fa c’era l’ateismo di Stato?”.
Sì, l’ateismo di Stato con tutte le sue persecuzioni contro i cristiani, le distruzioni delle chiese che veniva compiuta dai Soviet e adesso lì sembra che non ci sia mai stato il comunismo e vedi le persone, il popolo avere una devozione enorme, vedevi per esempio le persone intente a lucidare le icone in maniera quasi maniacale.
In Europa, anche negli ambienti di destra c’è sempre chi accusa la Russia di Putin di essere una potenza neosovietica o di glorificare il passato comunista ma la tua impressione di San Pietroburgo sembra raccontare il contrario, giusto?
E’ come se i 70 anni di comunismo non ci siano mai stati, una cosa impressionante, incredibile, ci si sente quasi a casa, credo soprattutto a San Pietroburgo poiché lì l’architettura aiuta molto, l’architettura che c’è è stata fatta da architetti italiani e anche spagnoli, una città molto classica di pieno spirito europeo.
Un evento come quella processione, con così tanta gente, giovani, preti ortodossi etc… in una città dell’Europa occidentale non la si potrebbe replicare.
In certe aree rurali della Spagna e anche dell’Italia del Sud, come la Sicilia o Siviglia, c’è ancora del folklore popolare ma non c’entra niente, non c’è più veramente la fede.
Invece per arrivare quindi più addentro allo svolgimento del forum, come si è svolto e quali sono stati gli argomenti trattati e qual è stata insomma la tua impressione complessiva?
Alla fine, tutti quelli che erano presenti erano persone che in qualche modo si conoscevano, prima che questa guerra allontanasse la Russia dall’Europa. Noi volevamo anche fermare questa russofobia perché la Russia è una parte importante dell’Europa così come lo è l’Italia o la Spagna.
A mio avviso dovremmo riavvicinarci la Russia e non farcela nemica, che invece è il progetto dei liberal o dei massoni, gente che vuole portarci alla Terza Guerra Mondiale contro la Russia quando la Russia non è nostra nemica.
Al contrario, noi vorremmo un’Europa forte senza gli Stati Uniti, con delle strutture militari europee per difendere le frontiere dell’Europa e la Russia deve partecipe a tutto questo.
Si potrebbe pensare ad una alleanza di eserciti europei, una sorta di NATO europea senza gli Stati Uniti e amica della Russia?
Sì, insomma gli europei devono avere la Russia come amico ad Est, abbiamo bisogno della Russia all’Est, se si è lì si capisce che alla fine la Russia per quelle terre è stata la civilizzazione, è il paese dell’Impero, è sempre stata un Impero che difendeva ad Est i valori tradizionali europei.
Sì certo, oggi hanno inglobato nella Federazione Russa delle repubbliche islamiche, a Mosca c’è gran parte della popolazione che viene dalle repubbliche del Caucaso e sono islamici e si vedono pregare per strada, tutti abbiamo visto quelle immagini che non ci piacciono ma bisogna capire pure la visione imperiale russa, cioè non si può avere un Impero, senza avere relazioni con genti di altre etnie o anche di altre culture o religioni ma alla fine quello che resta è che al centro c’è la Russia che ha una cultura europea.
Anche la Spagna ha avuto a suo tempo un impero globale ma era oltremare, mentre la penisola iberica restava isolata, perciò la gente dell’Impero spagnolo restava più lontana oltre gli oceani, loro invece hanno un Impero terrestre, che barriere hanno verso l’Asia? Solo gli Urali, bisogna capire la situazione, ma non è un problema.
Per le strade di San Pietroburgo si vede gente della Siberia e si nota che sono siberiani ma alla fine hanno una cultura russa e non c’è meticciato tra i russi etnici e la gente di altre etnie, se si vedono delle coppie miste per la strada, se ne vedono comunque molte di più in Italia, in Spagna o in Francia, solo che lì da noi è ben diverso perché le differenze tra un europeo e un africano sono molto maggiori rispetto a quelle che si possono vedere in Russia. Lì ho visto un paese forte, ho visto una cultura e un popolo fiero e sanno cosa sono loro, senza complessi di sorta, sanno di essere russi.
Ho visto poi una gioventù nazionalista molto viva e numerosa che sarà la prossima classe dirigente della Russia, gli studenti che erano presenti alla processione saranno i futuri politici della Russia mentre nell’Europa occidentale magari gli studenti universitari sono quasi tutti progressisti liberali, la differenza in questo campo è stata molto forte.
Ho percepito anche che avessero grande piacere ad avere ospiti dall’Europa perché non vogliono restare isolati dall’Europa, hanno la percezione di essere uno stesso popolo europeo, siamo tutti cristiani e di questo loro hanno una consapevolezza molto forte.
Di Malofeev, che era presente alla conferenza, apprezzo molto la difesa vita, mi sembra che in Spagna si fosse parlato di lui anche per il sostegno che dava a movimenti antiabortisti in Spagna.
La conferenza ha portato anche alla nascita di una Lega Internazionale dei Sovranisti. Su questa cosa ci puoi dire, quali sono le vostre aspettative?
Spero possa essere utile per tenere i contatti tra di noi, tra tutti i nostri movimenti.
Una cosa positiva, visto che noi siamo sempre concentrati sull’Europa ed è giusto ma non dobbiamo chiuderci ad altri se questi difendono i valori cristiani, era la presenza di movimenti extra europei, c’erano anche dei nostri fratelli messicani, è stato anche molto interessante la presenza dei sudafricani, alla fine sono europei anche loro.
Per i sudamericani invece, noi in Spagna abbiamo grandi problemi con l’immigrazione dal Sud America, che rappresenta forse il 90% dell’immigrazione che c’è da noi e in un certo senso è anche più pericolosa di quella che viene dal Maghreb, perché parlando la stessa lingua si infiltrano più facilmente nella società spagnola.
In ogni caso, con i messicani, per esempio, non avevamo nessun rapporto e adesso è interessante, perché pensavo che lì non ci fosse assolutamente niente e invece abbiamo trovato anche persone che la pensano come noi.
Un ultimo saluto per il nostro pubblico italiano dalla Spagna?
L’Italia è sempre un punto di riferimento per i nazionalisti in Europa e mi fa sempre piacere vedere che ci sono tante situazioni, movimenti e fermenti in Italia.
Io penso che il movimento nazionalista italiano in generale sia molto sano, qua in Spagna si incomincia, poco alla volta, abbiamo organizzato a Madrid qualche manifestazione contro l’immigrazione e per la prima volta ho rivisto ragazzi di 15-16 anni.
Questa cosa in Italia era più frequente, avete sempre avuto più movimenti studenteschi ad esempio.
Quindi il messaggio che do come responsabile delle relazioni internazionale del mio partito è di capire che la nostra lotta è comune, abbiamo una lotta comune europea e poi tra italiani e spagnoli, come due popoli cattolici, abbiamo ancora più cose in comune.
Anche se considero anche i russi come fratelli, alla fine noi siamo i figli di Roma, noi spagnoli, italiani, portoghesi. Loro forse sono più come dei cugini, noi invece siamo proprio come dei fratelli, quasi siamo lo stesso popolo, io ho vissuto in Italia e mi sono sempre sentito a casa e per quello i problemi che avete voi, li sento come problemi che abbiamo anche noi.
Purtroppo, oggi Italia e Spagna hanno tra i tassi di natalità più bassi del mondo.
Spero di poter vedere risorgere l’Europa, ripopolata dei nostri figli, per un combattimento come questo non possiamo mai abbandonare la militanza, non possiamo arrenderci.






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La volete smettere di scrivere stronzate sulla Spagna? Questo paese ha già sopra passato il salto nel baratro. L’islamizzazione in questo paese va a gonfie vele, come del resto gli altri paesi europei. Da più di un anno hanno una classifica di accoltellamenti giornalieri e gli stupri hanno passato 29 al giorno, il 99% fatto dalla sub umanità negroide voluta dal Conte Coudehove Kalergi (Pracktischer Idealismus 1925). pedrito sanchez è uno dei più corrotti líder europei, è fin peggio della nostra quaquaraquà Aspen meloni!
Io ci ho vissuto molti anni ed ho 2 figlie che vivono ancora lì. Presto il Marocco si prenderà Ceuta e Melilla e poi le Canarie. Sono accordi già presi con il rotschildiano sanchez…
Purtroppo ai sempre meno cittadini spagnoli rimarrà solo miseria e disperazione come al resto della Paneuropa (che dovrà essere estremamente povera, sempre di Coudehove Kalergi 1923).
O siete parte del sistema affermando queste nefandezze sulla Spagna o semplicemente, ignoranti.
La Dana di Valencia di un anno fa, gli incendi massicci di questa (e altre estate) e guarda un po’, ancora prima di questi eventi avevano concesso la costruzione di campi solari e eolici…