La questione è delicata. Nove persone, tra cui il rappresentante dei palestinesi in Italia, sono stati individuati dalla nostra Polizia, su segnalazione di Israele, come finanziatori di Hamas, la nota organizzazione politica che rappresenta gran parte degli abitanti di Gaza e a cui è associata l’ala militante che ha scatenato l’attacco terroristico del 7 ottobre. I soggetti individuati dalle forze di sicurezza avrebbero raccolto alcuni milioni di euro nel nostro Paese e in altre parti d’Europa, destinandoli non ad azioni umanitarie, bensì all’acquisto – almeno così si presume – di armi.
Ora, logica avrebbe suggerito – come nel caso del noto criminale libico – di espellere immediatamente dai nostri confini questi soggetti, per lo meno quelli catturati in Italia. Non fosse per altro, per impedire che la supposta volontà terroristica di quei signori si orienti, nel prossimo futuro, verso obbiettivi che si trovano in Italia o contro gli stessi cittadini italiani. La ferocia della guerra israelo-palestinese, infatti, può essere foriera di conseguenze inimmaginabili e schierarsi anche militarmente dalla parte di Tel Aviv può determinare situazioni pericolosissime.
Di contro, si è scelta la via giudiziaria, arrestando i nove soggetti. Il che, trattandosi di questioni di sicurezza nazionale, è follia allo stato puro. Infatti, Costituzione alla mano, quelle persone, benché gravate da pesanti indizi di colpevolezza, ora sono cittadini stranieri innocenti fino a prova contraria definitiva. E la loro colpevolezza dovrà essere dimostrata in un’aula di tribunale da magistrati che – si sa – in queste occasioni – e solo in queste occasioni – dimostrano una deferenza verso il “garantismo” che non gli è propria in altro genere di procedimenti.
La Storia dovrebbe insegnare qualcosa ai governanti, ma sempre più spesso la memoria è corta, sotto il nostro cielo. E non si corre solo il rischio di vedere gli imputati di oggi diventare i martiri assolti di una trama processuale.
Quarantasei anni or sono, accadde qualcosa di analogo. E ben lo sanno proprio i ministri e i parlamentari del primo partito della maggioranza. O meglio, lo saprebbero, visto che hanno deciso, anche su questo tema, di sposare acriticamente le tesi della magistratura “rossa” e del Partito democratico.
Anche allora i Carabinieri scoprirono, dalle parti di Ortona, fiancheggiatori del terrorismo palestinese trafficare in armi destinate a essere utilizzate nella martoriata terra del Medio oriente. Li arrestarono e li portarono alla sbarra, a L’Aquila, insieme all’allora rappresentante di una frangia palestinese residente a Bologna. A cavallo tra 1979 e 1980, quel processo si trascinò tra rivelazioni e smentite inerenti il così detto “lodo Moro” e minacce velate ed esplicite di rappresaglia. Cosa accadde nell’estate del 1980 non c’è bisogno di ricordarlo.
Dunque, la domanda, a cui dare una risposta oggi, è la seguente: se mai dovesse succedere qualcosa di grave, in Italia, nei prossimi mesi e nelle prossime settimane, a chi sarà scaricata la colpa? Attualmente – e anche con questo governo le cose non sono cambiate sostanzialmente -, vivono nel nostro Paese non meno di 2 o 3 milioni di persone di fede islamica: potremmo mai pensare di permetterci di entrare a gamba tesa in un conflitto a carattere etnico e religioso?
Ha veramente senso mettere a rischio la sicurezza degli italiani, per assumere una posizione acritica a favore di uno dei due contendenti in un conflitto dove entrambi i protagonisti si combattono crudelmente, compiendo crimini inauditi?
Se anche fosse vera l’ipotesi accusatoria, per restare neutrali, non dovrebbe l’Italia troncare ogni rapporto economico e commerciale anche con la parte che, del terrorismo e del genocidio ha fatto una precisa strategia di risoluzione del problema palestinese? Perché diversamente l’azione compiuta contro i presunti canali di finanziamento di Hamas si configura solo come un’operazione di “intelligence” a favore di Israele, iscrivendo l’Italia nell’elenco dei nemici dei palestinesi.
Ora, dichiarare platealmente guerra a dei terroristi che, a tutt’oggi, non hanno minacciato e men che meno colpito gli interessi e le persone del nostro Paese non appare cosa particolarmente intelligente. E meno ancora lo sono, intelligenti, coloro che confondono il terrorismo islamico con le attività, anche terroristiche, dei palestinesi, i quali – a torto o a ragione, in questo caso non cambierebbe nulla – non sono animati da furore religioso, nella contesa per avere una propria patria. Anzi, contrabbandare la guerra in Palestina come un aspetto del più vasto confronto tra mondo islamico e Occidente ha il solo effetto di trasformare il problema gravissimo vissuto da un milione e mezzo di persone nel conflitto con un miliardo e mezzo di credenti nel Corano. Si può immaginare idiozia più colossale?
P.S., per gli immemori e per “ripensanti”: nel 1980, dopo gli attentati che costarono quasi 300 morti italiani, i palestinesi accusati e condannati per il traffico di armi furono comunque liberati e fatti scappare dall’Italia. Tanto, per tranquillizzare tutti, si disse che “hanno stato i fasisti!”.
Massimiliano Mazzanti







































































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