Nel giorno sacro in cui si onora il sacrificio dei militanti del Fronte della Gioventù, assassinati nel vile agguato di Acca Larentia, la cronaca ci consegna l’ennesima conferma: l’odio della sinistra contro i Patrioti non conosce tregua né limiti.
Come riportato da Il Giornale, nella notte a Roma si è consumata un’aggressione brutale: un commando di venti persone, armate di coltelli e dotate persino di ricetrasmittenti, ha assaltato quattro ragazzi di Gioventù Nazionale intenti ad affiggere i manifesti per la commemorazione odierna. Venti contro quattro. Un’azione pianificata da quelli che il presidente di GN, Francesco Todde, ha correttamente definito “professionisti dell’odio politico”.
Solidarietà
Il 2diPicche esprime la massima e incondizionata solidarietà ai ragazzi aggrediti. Tuttavia, sentiamo il dovere di fare una puntualizzazione necessaria, correggendo la narrazione che persino certa stampa d’area talvolta adotta: non chiamatela “aggressione squadrista”.
La violenza subita dai ragazzi di Gioventù Nazionale non ha nulla a che fare con lo squadrismo; essa è, per metodo e radice ideologica, squisitamente comunista.
È la stessa violenza che affonda le radici nel sangue del “biennio rosso” (1920-22), che è proseguita con la ferocia gappista del 44-46, che è deflagrata negli anni ’70 con i “giovani rivoluzionari” (maoisti e non) e che ha trovato il suo culmine nel terrorismo rosso delle Brigate Rosse e di Prima Linea. Questi “nipotini” del millennio scorso, che oggi assaltano quattro ragazzi nell’oscurità, non fanno altro che scimmiottare i metodi dei loro padri, coccolati dai centri sociali e troppo spesso protetti dal silenzio complice della sinistra istituzionale e dei sindaci “illuminati”.
Mentre la stampa progressista cerca il “pericolo fascista” sotto ogni sasso, tace colpevolmente davanti ai coltelli branditi dai soliti noti. Ma questo fango non ci sporca, né ci ferma.
Oggi ricorderemo i nostri Caduti di Acca Larentia e tutti i Patrioti che hanno sacrificato la vita in difesa dell’Onore e della Nazione. Lo faremo come sempre: pacificamente, in modo disciplinato, con la schiena dritta. Lasciamo alla canea ululare la propria sconfitta e il proprio livore.
Noi siamo ancora qui. PRESENTI!
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