Caro antifascista, mi rivolgo a te con il cuore in mano. Fai schifo.
Non perché hai un’idea diversa dalla mia, non perché hai altri eroi diversi dai miei e nemmeno perché hai feste diverse dalle mie. Sii libero di celebrare chi vuoi, non mi interessa. Ma fai schifo perché ogni 7 gennaio, quando viene commemorata la strage di Via Acca Larentia a Roma, la tua preoccupazione è quella ergerti a poliziotto e giudice di migliaia di persone che, tralasciando per un attimo la lotta politica, si fermano in rispettoso silenzio per ricordare quei tristi eventi.
Invochi la violenza, per far rispettare una legge (o meglio l’interpretazione faziosa e ignorante che ne dai) ne violi altre decine, pensando di godere di una certa impunità se agisci in nome della tua religione partigiana. Invochi l’arresto di tutti quei militanti colpevoli di nulla, tu che fai l’antisistema tutto l’anno, tu che lanci i sassi alla polizia, tu che esprimi solidarietà al compagno o all’immigrato che ci lascia la pelle durante un suo crimine contro persone o cose.
Credi che la Costituzione invochi la mobilitazione antifascista con mazze e pietre se necessarie, ma sputi sulla tua bandiera difesa dall’articolo 12.
Nemmeno la tua storia conosci, tanto sei ignorante e accecato da fanatismo. Dovresti condannare chi, in quel gennaio del 78, uccise, non chi commemora.
E invece sei li a protestare, sui social o aggredendo alle spalle da vigliacco quale sei.
Caro antifascista, guardati allo specchio e cerca di capire quanto fai schifo.
Lorenzo gentile
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Finalmente un atto di indignazione.