Olbia, il sangue innocente di un cucciolo, un Tunisino fuori controllo ed il fallimento della politica dell’accoglienza.
Un pomeriggio qualunque. La gente seduta ai tavolini. Un cucciolo di sette mesi sdraiato tranquillo sotto una sedia. Poi il caos. Prima l’aggressione ai passanti, improvvisa e senza motivo. La paura. Le urla. E infine la violenza cieca contro l’essere più indifeso presente: il piccolo Calaceo. Colpito ripetutamente fino a morire. Non una lite.
L’intervento coraggioso di una donna che ha allontanato il criminale Tunisino fuori controllo ma che, purtroppo, non ha impedito che il cucciolo morisse. Così è morto Calaceo, nel cuore di una città italiana, davanti a cittadini impotenti che hanno potuto solo assistere alla trasformazione della normalità in tragedia.
Eppure, ancora una volta, qualcuno dirà che si tratta di un caso isolato. Il punto non è soltanto l’aggressore. Il punto è come sia possibile che persone evidentemente fuori controllo arrivino a colpire fino a uccidere nel mezzo della vita quotidiana.
- Da anni in Italia si evita di affrontare il problema reale:
- soggetti violenti lasciati liberi fino alla tragedia • persone con gravi disturbi psichici senza presa in carico effettiva
- dipendenze da alcool e droga tollerate finché non degenerano
- controlli inesistenti finché non interviene la magistratura
E quasi sempre si tratta di persone provenienti da paesi extracomunitari. La politica interviene sempre dopo.
Sempre dopo il sangue. L’accoglienza trasformata in ideologia Negli anni l’accoglienza è passata da principio umanitario a parola d’ordine ideologica. Prima sostenuta con forza da governi e amministrazioni di sinistra, poi mantenuta anche da quelli di destra per non pagare il prezzo di decisioni impopolari, si è progressivamente trasformata in una pratica priva di gestione reale. Il problema non è aiutare chi ha bisogno.
Il problema è aver rinunciato a distinguere tra integrazione e abbandono sociale. Accogliere senza controllare, senza curare, senza intervenire quando emergono situazioni di pericolo non è solidarietà: è deresponsabilizzazione istituzionale.
E il risultato è una società dove la prevenzione sparisce e resta solo la reazione.
Valerio Arenare (Movimento Patria Nostra – Rete dei Patrioti): “La morte del piccolo Calaceo è una tragedia che non può essere archiviata come gesto individuale. È l’ennesima dimostrazione di un sistema che ha rinunciato alla prevenzione. Per anni la politica, prima a sinistra e poi anche a destra, ha trasformato l’accoglienza in uno slogan, evitando scelte difficili per non risultare impopolare. Senza controlli, senza strutture adeguate per i soggetti pericolosi, senza interventi sanitari obbligatori dove necessari, il territorio viene lasciato all’imprevedibilità.
Quando poi avviene la tragedia, si parla di fatalità. Ma non è fatalità: è omissione.
Ormai non ci sono dubbi, la Remigrazione resta l’unica soluzione possibile. La morte di un essere innocente pesa anche sulla coscienza di chi non ha voluto impedire che accadesse.”
La violenza contro gli animali è uno dei primi segnali di una società che ha smesso di proteggere i più deboli.
Quando lo Stato rinuncia a prevenire per paura di decidere, qualcuno paga il prezzo. Questa volta è stato Calaceo. La prossima volta potrebbe non essere un animale.
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Non solo: il tunisino in questione ha colpito senza motivo e sempre con lo stesso paio di forbici, prima una donna di origini asiatiche e successivamente una guardia giurata che attualmente versa in gravi condizioni, ricoverata presso l’Ospedale Civile della città gallurese. Ho un parente in quel di Olbia che mi racconta di situazioni drammatiche con protagonista sempre lo stesso, pericolosissimo, squilibrato tunisino (ma non solo lui… ) che scaglia bottiglie contro le persone, daneggia le auto in sosta e ruba – spesso impunito – al supermercato.
https://www.unionesarda.it/news-sardegna/gallura/follia-a-olbia-e-grave-il-vigilante-ferito-al-collo-trasferito-in-elicottero-a-sassari-h8d0jadq