Perché separare le carriere non serve a nulla senza intaccare il potere assoluto sulle indagini.
I due generali e il potere sull’esercito
Tornando alla separazione delle carriere: se giustamente si separano i percorsi dei due “generali”, ovvero di chi “accusa” e di chi “giudica”, non si ottiene alcun risultato reale sul fronte del contenimento dello strapotere dei PM se al “generale dell’accusa” non si annulla, riduce o modifica il suo potere assoluto sulle indagini e sul suo “esercito”, la Polizia Giudiziaria.
Ma non basta: nessuno sembra accorgersi che lo strapotere del PM deriva anche, parimenti, da un altro protagonista della macchina della giustizia, essenziale e spesso accondiscendente con il principe accusatore: il GIP. È un dato di fatto che circa il 95% delle richieste del PM venga da quest’ultimo approvato e ratificato.
La simbiosi tra PM e GIP
Ricordiamo che il GIP (Giudice delle indagini preliminari) è — o dovrebbe essere — l’organo di garanzia per le parti; è deputato ad approvare o meno le richieste dei Procuratori della Repubblica, come i provvedimenti di custodia, gli arresti, le intercettazioni e così via: attività essenziali per l’azione del PM.
PM e GIP vivono una collaborazione assolutamente “simbiotica”: non si può criticare un provvedimento del PM senza considerare che lo stesso è stato vagliato e approvato anche dal relativo GIP. Non cito in questa sede il GUP (Giudice dell’udienza preliminare) perché, pur avendo competenze correlate, in questo momento sarebbe fuorviante parlarne.
Il fallimento della riforma “fluida”
Ciò detto, considerare i quesiti referendari del “Sì” o del “No” alla riforma come un tentativo di arginare lo strapotere dei Pubblici Ministeri è fuorviante. Per ottenere tale scopo sarebbe necessaria ben altra riforma (un primo passo, direte voi; sì, forse). Insomma, la “montagna ha partorito un topolino” — aggiungo: di salute cagionevole — che non eliminerà le problematiche che oggi affliggono la giustizia.
Parlo dell’uso politico della magistratura, dell’incertezza delle pene, della presunzione di colpevolezza delle Forze dell’ordine, dei risarcimenti a chi delinque, dei sospetti su chi si difende legittimamente, dell’irrazionalità e della ridondanza dei nuovi reati. È chiaro che il referendum non modificherà le storture di questo sistema; per farlo occorrerebbe un Governo con attributi robusti. Ma tant’è: in questa epoca “fluida” mi sembra difficile. Per cui sì, arrendiamoci al meno peggio.
Giovanni Preziosa
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