John Davidson è, probabilmente, l’unico Alto Ufficiale al merito britannico ad aver detto, senza mezzi termini, a Sua Altezza Reale la Regina Elisabetta Seconda di andare a farsi fottere. Nessuno ci ha fatto caso. John Davidson è affetto da Sindrome di Tourette, malattia che, sotto stress, gli causa incontrollabili fiumi di improperi. La Regina Elisabetta, checché se ne pensi, era una persona intelligente e in maniera molto inglese ha finto di non intendere.
Dalla vita di John Davidson, e pure dalle sue vicende penali, è stato tratto un film, “I swear” (Io impreco). Molto bello, mi dicono. Di certo ha vinto tre Bafta, gli Oscar Britannici. Pareva brutto non invitare la persona che ispirato la pellicola, così John era tra il pubblico. E ha, nei momenti di maggiore rilascio dell’adrenalina (il premio a due attori) urlato allegramente a entrambi “Negro”. In Inghilterra, dato il tema del film e comunque la si pensi, due millenni di storia, nessuno ci ha fatto caso.
Negli USA, invece, è esploso un caso. Una serie di fini intellettuali ha risposto con riflesso pavloviano urlando al razzismo. Arrivando a pretendere le scuse di Davidson. Le scuse. Di un disabile. Perché è disabile. Il motivo? Il tempismo è sospetto. Sospetto. Il tempismo. Il tempismo di una persona la cui condizione neurologica lo porta a dover urlare insulti per gestire lo stress. Immagino non sia proprio concepibile che alla fine di una gara, mentre si vince, e gente normalissima e razionale si trasforma in barbari urlanti un MALATO DI TOURETTE urli “negro” a un attore di colore perché NON HA ALTRO MODO per gestire il sovraccarico emotivo.
Il problema non è solo il ridicolo, o meglio, il problema è davvero ridicolo: l’ideologia woke ha creato una nuova piramide di privilegio. In cui se sei bianco, ma malato, hai meno diritti di un nero sano. Quindi il bianco malato che insulta la razza padrona si deve scusare. Può essere insultato e bullizzato. Aveva ragione Nietzsche, qualcuno ha guardato troppo a lungo nell’Abisso e l’Abisso l’ha guardato dentro. Scoprendo che forse era un erede migliore di molti altri. Non divaghiamo, però.
Qui c’è un altro tema che scorre sotterraneo. Quelli buoni, quelli empatici, quelli che ci devono insegnare a vivere sono delle persone di merda. Scusate la brutalità. Ma è così. Anzi, scusate, devo essere più preciso. Questi, che si ritengono il popolo eletto sono esattamente come chiunque altro: se insulti i loro valori, le loro bandiere, i loro ideali diventano violenti. La differenza tra i loro valori e quelli di chiunque altro non è, come ritengono loro, nel fatto che siano più razionali, più alti e più umani. Sono tribali precisamente come tutti gli altri e come tutte le tribù difendono il totem col sangue.
Solo che, credendosi migliori degli altri, sono diventati un branco di bestie assetate del sangue di un attivista. Attivista come loro, aggiungerei. È una situazione assolutamente paradossale. Una massa di ignoranti che ha citato la scienza l’altro giorno come Vangelo e messo a tacere chiunque non concordasse coi 51 generi. Una massa di intolleranti che fino a ieri dava lezioni di empatia ai patrioti di tutto il mondo. Una massa di eugenisti che chiaramente Davidson lo voleva morto chi, fino a ieri, si definiva antinazista.
È lo smascheramento al gran ballo della vanità. Alla fine, il conte era solo il porcaro.
O, più probabilmente, la bestia allevata dal porcaro.
Brian Curto
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