Democrazia nata dall’antifascismo. Perché è sbagliata a priori.
In questi ultimi tempi in cui l’antifascismo si è fatto più paranoico, aggressivo e violento, soprattutto in clima di referendum, si fa un gran vociare sulla democrazia italiana che, a detta di molti, sarebbe nata dall’antifascismo. Se a livello prettamente istituzionale si può, con un po’ di forzature e fantasia, assumere che sia vero, da un punto di vista ideologico è un paradigma sbagliato a priori, ma ciò spiegherebbe perché un Paese come l’Italia, protagonista nei secoli, oggi tra i Paesi sviluppati è uno di quelli che arranca di più.
Il motivo è squisitamente dialettico: fondare un sistema sulla negazione di qualcosa, rende questo sistema fallace e con radici deboli e strettamente dipendente da questo qualcosa che si vuol negare. Per questo l’antifascismo oggi tende avere la sua nemesi, il fascismo appunto, anche e sopratutto dove non c’è, inventando, reinterpretandolo, ridattandolo e aggiungendo via via nuovi contenuti anche estranei all’idea originaria e, per paradosso, un tempo proprie di quelle ideologie che mossero la resistenza (un esempio classico sono le leggi “cattoliche”, che furono difese dalla DC durante tutta la prima repubblica ed oggi associate all’ideologia fascista).
Lunga la distanza dalla democrazia ateniese
Se la democrazia nacque nell’Atene antica, sviluppandosi in chiave moderna con la rivoluzione francese, superando il limite del liberalismo con l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, sostenere che la democrazia post bellica è figlia dell’antifascismo non trova connotazione logica se non in retorica spicciola e frasi fatte.
Non si può più essere democratici senza essere antifascisti, il semplice non essere fascisti non è sufficiente, questo rende il ragionando già di per sé assurdo perché si va contro il principio di pluralismo di idee. Ma andando oltre, l’antifascismo è utilizzato da una certa fazione per attaccare l’altra, in ultimo per il referendum, secondo la logica “vota ciò che vuoi, ma vota per me”, aggirando il confronto democratico usando l’antifascismo come alibi.
Antitutto
Ed infine, la natura stessa dell’antifascismo, ossia la parte anti-, implica una banalizzazione del pensiero, riducendolo all’essere bastian contrari. Si va quindi contro qualsiasi riforma, contro nuove infrastrutture, salvo poi ammirare le stesse riforme se fatte all’estero.
Oltre alla questione sulla giustizia, ricordiamo anche le polemiche sull’alta velocità, sul ponte, sui trasporti in generale, arrivando indietro a quando il PCI protestava contro l’Autosole.
Contro tutto e tutti, contro il proprio stesso Stato, questa è la natura dell’antifascismo e la ragione principale della stagnazione della nostra società.
Fondare la democrazia su questa cosa, non meglio definita, spiega quindi in larga parte perché l’Italia non progredisce come dovrebbe, nonostante le sue potenzialità e il genio del suo popolo.
Lorenzo Gentile
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