Zelensky fa i capricci: non vuole procedere alla riparazione dell’oleodotto Druzhba, finché non sarà dichiarato un cessate il fuoco.
La “checca isterica” pretende lo sblocco degli ormai inflazionati 90 miliardi, preme per il pacchetto numero 20 di sanzioni alla Russia, sognando ancora – aspetta e spera – di vincere e mettere fine all’Operazione militare speciale.
Evidentemente il nuovo “Che” non ha ben compreso il suo ruolo nella faccenda – Ah! Che manie di protagonismo! – ma ben venga, se tutto questo Pandemonio può essere la causa di una frattura insanabile all’interno dell’Unione europea.
Braccio di ferro con Ungheria e Slovacchia
Budapest e Bratislava sono irremovibili. Praga tenta una mediazione, offrendo a Bratislava una via petrolifera inversa, facendosi fornitore di greggio attraverso i gasdotti cechi, sostituendosi a Mosca, ma la situazione rimane in stallo, uno stallo pericoloso, poiché nella maggioranza dei casi è irrecuperabile e conduce inevitabilmente allo schianto.
La Slovacchia dipende dal petrolio russo e, al momento, il mancato approvvigionamento di greggio sta pesando tanto da indurre il governo ad adottare misure di emergenza e razionamento.
L’UE sempre più fratturata
Il perdurare della situazione potrebbe portare a serie conseguenze a cui qualcuno, a Bruxelles, dovrebbe mettere un freno, pena una crisi politica che coinvolgerebbe l’Est Europa, avvicinandolo ancor di più alla Russia.
La speranza è che lo stallo perduri – seppur consci delle conseguenze per tutti gli Stati membri – tanto quanto basti a spaccare l’Unione e determinarne il crollo definitivo.
Cristian Borghetti
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