Le attuali norme, approvate con forti dibattiti e divergenze politiche in Parlamento, consentono terzi mandati ai Sindaci dei paesi con popolazione fino a 15mila abitanti, di governare consecutivamente per 15 anni o ancor più, attraverso le note “alternanze” di cariche tra sindaco e vicesindaco. Si veda ad “exemplum” la situazione del Comune di Cavallino-Treporti, Comune del litorale Veneto, ove l’attuale Sindaca è stata vice sindaca da aprile 2005 ad aprile 2010 e Sindaca da giugno 2015 ad oggi 2026.
Quindi su 26 anni di esistenza del Comune ha amministrato 5 anni da vicesindaca e 11 da sindaca. Con il terzo mandato, in caso di vittoria delle elezioni 2026, amministrerebbe il Comune per 21 anni su 31.
E’ un esempio che cito perché Comune ove il sottoscritto ha proprietà, ne è cittadino e ben ne conosce la realtà e, benché situazione del tutto legittima e presente forse in altre zone d’Italia, il “terzo mandato”, indipendentemente dal Comune o da chi governa, genera indubbiamente delle riflessioni,ribadite peraltro con forti contestazioni anche in Parlamento, perché visto come una sorta di continuità politica che si perpetua agli occhi dei cittadini come fosse un Comune una sorta di “regno-principato” “ad personam”.
Le leggi, che piacciono o no, sempre si rispettano e, come democraticamente avviene, semmai si aboliscono, migliorano, si cambiano, ma è invece dato indubbio ed inconfutabile che l’alternanza politica è un chiaro indicatore del buon funzionamento di un sistema democratico, purché avvenga in modo ripetuto nel tempo.
L’alternanza al governo, in tutti gli ambiti e gradi dello Stato, è un pilastro fondamentale della democrazia moderna poiché garantisce il ricambio della classe dirigente, spesso e purtroppo intrisa di prosopopea, di alterigia, d’inettitudine, previene la concentrazione prolungata del potere riducendo tanti rischi, tra i quali la corruzione politica, garantendo che si risponda alle esigenze dei cittadini. La “democrazia dell’alternanza” è dunque un elemento fisiologico per la salute democratica, che bilancia rappresentanza e governabilità.
I cittadini hanno precipue e gravi responsabilità, anche di vigilanza democratica, perché con il loro voto sono chiamati a scegliere chi poi li “amministra e comanda”: pleonastico ricordare che il voto è un diritto fondamentale conquistato duramente nel corso della storia, spesso attraverso sacrifici e lotte.
Lo si eserciti questo diritto, sperando che a prevalere siano gli interessi della popolazione, del bene comune e non quello di pochi, di caste, di meccanismi di potere basati su scambi di favori, clientelismo o interessi costituiti, anziché su una rappresentanza aperta a tutti i cittadini atta a favorire maggiore fiducia, vicinanza con la politica, e al fine di contrastare le gravi forme di astensionismo e la disillusione crescente.
Buon voto a tutte le cittadine e cittadini!
Alessandro prof. dott. Tamborini
Plenipotenziario per le politiche di tutela e promozione del patrimonio storico-artistico. Teologo, Cattedratico di Scienze Religiose, Storia e Simbolismo dell’Arte Antica e Medievale.
Venezia, San Marco / Cavallino-Treporti.
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