Ho avuto il piacere di poter rappresentare la Rete dei Patrioti, su invito dei movimenti Jeune Nation/Les Nationalistes, ad una tre giorni molto intensa, dall’8 al 10 maggio, in cui la destra non conforme si è riunita a Parigi.
Les Nationalistes ovvero il movimento capeggiato da Yvan Benedetti, ultimo erede della storica L’Œuvre française, fondata da Pierre Sidos figura “incontournable” della storia della destra radicale francese, trait d’union tra i militanti del campo nazionale del dopo e dell’ante guerra, disciolta poi nel 2013 da parte della repressione continua e senza posa del governo francese ai danni di tutti i gruppi della destra non conforme; come si dice in Francia: “la Repubblica governa male ma si difende bene”.
La città del “grand remplacement”
Nella capitale più grande d’Europa, dove la Senna accarezza dolcemente l’Île de la Cité, dove si eleva verso il cielo Notre Dame e dove risiede la Corona di Spine di Nostro Signore, lì trasportata dal santo re crociato Luigi IX, la prima impressione è quella di una tragedia etnica ormai consumata, catastrofe enorme e irreparabile. Se c’è una città in cui è evidentissima la verità del “grand remplacement” questa è Parigi.
Mentre i monumenti gotici e simboli di un antico splendore sono offerti al ludibrio di branchi di turisti, la popolazione “autoctona” appare ad essi avulsa ed estranea, se non sordamente ostile.
In un hotel di un arrondissement residenziale, non propriamente centrale ma che sicuramente non si potrebbe definire di “banlieue”, dove i prezzi degli immobili superano comunque agevolmente i 10.000 euro al metro, la presenza del convegno dei nazionalisti francesi e dei loro invitati di tutta Europa, sembrava quasi presentarsi come un piccolo, ultimo scoglio di presenza europea in un oceano di figli della “Françafrique”.
In questo contesto la tre giorni si è sviluppata secondo il calendario degli impegni.
8 Maggio
L’8 maggio è stato dedicato alla Agora delle Caryatides, il ramo femminile dei Les Nationalistes, durante la quale sono intervenute anche le militanti degli altri movimenti europei ospiti.
Nella nazione di Simone di Beauvoir, nella nazione del “essere donna non si nasce, lo si diventa, della “french theory” , del “mariage pour tous” e dell’aborto in costituzione, si è potuta ascoltare la voce di giovani donne coraggiose che denunciano il femminismo quale perversione della femminilità, dell’assurdità della guerra dei sessi e si è per fortuna ancora potuta ascoltare la voce di donne che considerano la maternità come un dono e non come una condanna, si sono potute sentire voci femminili che non sbraitano contro “il patriarcato” ma che pregano di poter avere al loro fianco uomini forti, virili, cavallereschi, di fede; verso questi uomini, si è detto, la donna deve essere pronta a disporsi ad una “sottomissione volontaria”, nell’uguale dignità secondo la diverse funzioni della natura.
9 Maggio
Il giorno del 9 maggio invece doveva essere dedicato a due momenti: il primo, dalla mattina al primo pomeriggio, ha riguardato il “Forum per l’Europa”, momento di incontro (che si tiene a Parigi da 15 anni) tra movimenti di patrioti di tutta Europa, quest’anno a tema “No Wars for Israel”.
Presenti rappresentanti di movimenti militanti da Spagna, Ungheria, Germania, Grecia, Polonia, Serbia, Belgio, Russia e Romania; gli interventi dei delegati – così come l’appassionato intervento di chiusura del padrone di casa Benedetti – sono stati tutti volti a denunciare la pericolosità dei crimini sionisti e a ribadire la necessità per l’Europa di riscoprire se stessa e ritrovare, al di fuori di istituzioni sovranazionali quali l’Unione Europea e la NATO così come dai vincoli di presunte alleanze verso America e Israele, le proprie radici e la propria identità; per riscoprire la forza della civilizzazione europea, madre comune delle differenti nazioni, da preservare come tali.
Facendo eco al noto e a tutti noi caro grido “Europa Nazione Rivoluzione”, un delegato francese ha tenuto a precisare che “in senso proprio l’Europa è una civilizzazione, non una nazione”
Sébastien Deyzieu
Nel pomeriggio ci si sarebbe poi dovuti spostare nel centro di Parigi per la tradizionale marcia organizzata dal Comité 9 Mai, che raggruppa per l’occasione le più varie sigle della destra radicale francese, in commemorazione di Sébastien Deyzieu, giovane militante morto negli anni ’90 a seguito di un’azione repressiva delle forze dell’ordine.
Nel 2025 la marcia aveva raccolto circa 2.000 militanti, numeri importanti per la Francia dove le continue azioni repressive e le dissoluzioni amministrative dei movimenti militanti si susseguono a ciclo continuo; probabilmente temendo numeri in crescita, anche sulla scia del ricordo per la morte di Quentin Deranque, il prefetto di Parigi, su istruzione del ministro dell’interno Nuñez (lo stesso che ai tempi dei Gilets Jaunes, da prefetto di Parigi, disponeva i più severi atti di repressione), ha proibito nottetempo la manifestazione, minacciando di arresto i militanti che si fossero anche solamente recati in prossimità dei luoghi dell’attesa commemorazione.
L’intimidazione poliziesca
Per accertarsi che il divieto venisse rispettato alla lettera, la prefettura non ha mancato di inviare, con chiaro intento intimidatorio, uomini della polizia a presidiare l’ingresso dell’hotel in cui si teneva il Forum.
In ogni caso, per fortuna, abbiamo poi saputo che nella notte alcune centinaia di militanti hanno comunque tenuto un’altra commemorazione con fiaccole e tamburi, in una foresta fuori dalla città di Parigi.
Infine, quindi, la domenica di Giovanna d’Arco, laddove in Francia la seconda domenica di maggio è festa nazionale dedicata alla pulzella di Orléans, risultando così impossibile per le autorità di impedire una commemorazione coincidente con una festa che è formalmente appartiene alla nazione.
La commemorazione, come da tradizione, si è avuta a Place des Pyramides, al termine di Rue de Rivoli, la via voluta da Napoleone per collegare Place de la Concorde a Place de la Bastille, fiancheggiando Louvre e Tuileries, per l’occasione chiusa al trafficato a presidiata dalla Police Nationale.
Santa Giovanna d’Arco
Sotto la magnifica statua dorata della santa di Lorena, in cui è possibile ancora oggi sentire tutta la fierezza di una nazione quando questa si leva per un condurre un combattimento la cui vittoria può essere data solo dalla fede in qualcosa di più alto, in un qualcosa possa superare le mere forze umane.
Alla Giovanna, ignorante e analfabeta, priva di ogni istruzione militare e di qualsiasi forza umana, capace tuttavia di condurre interi eserciti alla vittoria, venuta a salvare la Francia dai suoi nemici in nome del Re dei Cieli, quando tutto sembra irrimediabilmente perduto, si sono rivolti ovviamente i pensieri e le parole dei discorsi conclusivi dei nostri amici francesi, interrotti solo per un istante da due contestatrici che si sono introdotte nel perimetro della commemorazione per scandire “seconda, terza, quarta generazione, siamo tutti figli dell’immigrazioni”, poi prontamente allontanate dal servizio d’ordine; deposta una corona di fiori ai piedi della santa eroina, la pioggia ha iniziato a battere sui tetti di zinco e ardesia di Parigi, sostanzialmente ignara di quanto accadeva aux Pyramides.
Filippo Deidda
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