Milano ha deciso che una sigaretta fumata all’aperto è diventata un problema da affrontare con nuovi divieti e nuove multe. Dal primo gennaio 2025 non si può fumare nelle aree pubbliche all’aperto, salvo riuscire a mantenere almeno dieci metri di distanza dalle altre persone. Una regola difficilmente applicabile, ancora più difficilmente controllabile e perfettamente rappresentativa del modo di governare di Giuseppe Sala: incapace di risolvere i problemi veri, ma sempre pronto a disciplinare le abitudini dei cittadini.
Le strade sono insicure, le periferie vengono abbandonate, le case popolari cadono a pezzi, il verde è trascurato e i mezzi pubblici costano sempre di più. In compenso Palazzo Marino si preoccupa della sigaretta fumata all’aperto. È la politica dei divieti stupidi: misure dalla dubbia utilità concreta, ma perfette per costruire l’immagine di un’Amministrazione moderna, salutista e pedagogicamente superiore ai propri cittadini.
Poi arriva l’open day della Casa di Quartiere Grivola, struttura inserita nella rete territoriale comunale. La locandina, sulla quale compare anche il simbolo del Comune di Milano, annuncia uno “spritz di benvenuto per tutti gli ospiti”. L’iniziativa comincia alle dieci del mattino e l’angolo ristoro resta attivo per tutta la sua durata. Nessun richiamo al consumo responsabile, nessuna precisazione sui minorenni, nessuna alternativa analcolica indicata. Se l’alcol viene offerto sotto il marchio di Palazzo Marino, improvvisamente il salutismo può aspettare.
Ma il punto non è proibire lo spritz. Anzi. Un adulto deve poter bere un aperitivo, fumare una sigaretta o concedersi un liquore senza ricevere lezioni morali dal Comune. Della disapprovazione di Sala, delle campagne pedagogiche di Palazzo Marino e dell’ennesima predica sulle corrette abitudini di vita, molto semplicemente, dovrebbe potersene fregare.
Questa è la vera alternativa politica e culturale. Da una parte c’è una sinistra che vuole accompagnare ogni momento della vita con un regolamento, una raccomandazione, un divieto o una sanzione. Dall’altra dovrebbe esserci una destra capace di dire basta, senza complessi e senza compromessi: gli adulti sono liberi di vivere come credono e rispondono personalmente delle proprie scelte, purché non arrechino un danno concreto agli altri.
Non serve sostenere che fumare faccia bene o che bere sia salutare. Nessuno lo pensa. Ma conoscere un rischio non significa autorizzare il potere pubblico a trattare tutti come bambini. La prevenzione informa, il paternalismo ordina. La prima aiuta a scegliere, il secondo pretende di scegliere al posto nostro.
L’incoerenza dello spritz gratuito alle dieci del mattino dimostra che neppure il Comune crede davvero alle proprie prediche. Il salutismo vale quando consente di introdurre un nuovo divieto, distribuire una nuova multa e mostrare la superiorità morale dell’Amministrazione. Quando invece bisogna attirare persone a un’iniziativa comunale, il bicchiere torna immediatamente accettabile.
Sala può continuare a inventare divieti, campagne e decaloghi su come dovrebbero vivere i milanesi. Può stabilire dove fumare, come muoversi, quale automobile guidare e quali abitudini siano considerate compatibili con la sua idea di città. Ma esiste ancora uno spazio nel quale la sua autorità deve fermarsi: la libertà personale.
Lo spritz, quindi, lasciamolo bere. E lasciamo fumare una sigaretta all’aperto a chi lo desidera, nel rispetto degli altri. Soprattutto, restituiamo ai cittadini il diritto di fregarsene dei divieti stupidi e delle lezioni di vita di un’Amministrazione che pretende di educare Milano senza essere capace di governarla.
Brian Curto
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