In un’epoca in cui il pensiero unico domina non solo il campo finanziario, ma anche spesso e volentieri quei gruppi che si dicono di “dissenso” al sistema, trasformando la moneta da strumento di scambio a catena invisibile al collo dei popoli, tornare a parlare di Giacinto Auriti non è un semplice esercizio di memoria storica: è un atto di resistenza contro l’usurocrazia.
Il volume “Giacinto Auriti: il professore ribelle”, curato dal Comitato per la Sovranità Popolare “Giacinto Auriti” e inserito nella Collana Auritiana del Laboratorio Editoriale del Centro Studi e Ricerca Cittadella, è molto più di una commemorazione per il ventennale della scomparsa del giurista abruzzese (11 agosto 2006). È un colpo di piccone contro il muro di silenzio e confusione che per troppo tempo ha avvolto uno dei pensatori più scomodi e lucidi del Novecento italiano.
Di chi è la moneta?
Auriti, professore di diritto alla Sapienza e poi preside a Teramo, non era un economista di regime né un tecnico al servizio delle banche centrali. Era un giurista che aveva il coraggio di porsi la domanda fondamentale, quella che Ezra Pound aveva già lanciato come un grido: «Di chi è la moneta?». E la risposta che diede – la teoria del valore indotto e la proprietà popolare della moneta – continua a rappresentare una spina nel fianco del sistema usurocratico globale.
Auriti fu molte cose lungo il corso della sua vita: docente, preside di facoltà, fondatore dell’università di Teramo, scrittore, militante politico prima ed ideologo senza l’arroganza di dirsi tale poi, fondò il sindacato contro l’usura così come il Centro studi Politici e Costituzionali. Ma queste sono solo alcune brevi note sparse. Non fu mai un cattedratico, né un venduto, non accettò mai il concetto di “tengo famiglia” e questo fu chiaro a tutti quando il sistema si scagliò con ogni mezzo contro di lui, cercando di ridurlo sul lastrico.
Questo libro raccoglie i contributi degli allievi diretti del Professore e della nuova generazione di giovani Auritiani che non lo hanno potuto conoscere direttamente. Non si tratta di scritti agiografici, ma di analisi dense, documentate e militanti, che ricostruiscono il percorso intellettuale di Auriti, come per esempio la sua visione multipolare ante litteram, il suo radicamento cattolico e la sua capacità visionaria di guardare oltre. Si avverte chiaramente la mano di chi ha respirato per anni il fuoco di quell’insegnamento: non mera teoria accademica, ma strumento di liberazione.
Il nemico che domina il mondo
Particolarmente preziose sono le pagine dedicate alla lotta contro il “nemico che oggi domina il mondo” – come lo definiva lo stesso Auriti – ovvero quel regime usuraio che ha sostituito la sovranità degli Stati con il diktat delle élite finanziarie senza volto. Il testo si apre con la prefazione di Cosimo Massaro (animatore di importanti iniziative contro la dittatura economica, ed autore lucido), così come si conclude con la proposta di legge che Auriti stesso formulò per “La sovranità popolare della moneta”. Leggendo i vari saggi all’interno del libro si comprende perché Auriti sia stato emarginato, ridicolizzato e quasi cancellato dalla storiografia ufficiale: perché aveva capito tutto con decenni di anticipo.
“Giacinto Auriti: il professore ribelle” è un libro necessario. Necessario per chi non si è ancora arreso all’idea che la schiavitù del terzo millennio abbia il volto asettico di un algoritmo bancario. Necessario per i giovani che cercano risposte al di fuori del pensiero unico. Necessario per chiunque creda che la sovranità non sia un concetto superato, ma l’ultima frontiera della dignità di un popolo.
Questo volume non chiude un capitolo: lo riapre. E lo fa nel momento più opportuno.
Il testo è disponibile su Amazon o contattando il Centro Studi e Ricerca Cittadella alla mail: centrostudicittadella@gmail.com
Sergio Saraceni
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