Dalle liti tra PD e M5S alla finta svolta anti-Woke di Giuseppe Conte: perché la destra al potere sbaglia a cantare vittoria e dimentica la vera battaglia contro il parastato.
La trappola dell’esultanza e i conti senza l’oste
Mentre il sedicente Campo Largo si attorciglia nelle sue storiche miserie estive tra un rientro dalle ferie e una polemica d’oltreatlantico, c’è chi a destra esulta per le giravolte altrui. Il Secolo d’Italia accoglie con malcelato entusiasmo l’ultima trovata di Giuseppe Conte che, fiutato il vento dopo le esternazioni americane di Alexandria Ocasio-Cortez, invia una dotta epistola a Repubblica per prendere le distanze dalla galassia Woke. Al Nazareno si strappano i capelli, le solite vestali dei diritti a geometrie variabili insorgono e dalle parti di Fratelli d’Italia ci si compiace: ecco la prova provata che la sinistra ha perso la sua battaglia ideologica.
La realtà, però, racconta una storia del tutto diversa. L’errore prospettico del centrodestra è pensare che il parziale e strumentale abbandono della retorica Woke da parte dei progressisti sia un’ammissione di resa o, peggio, una propria vittoria culturale. Niente di più falso. Nel teatrino della politica contemporanea, la narrazione non viene rottamata perché superata dalle barricate della destra, ma semplicemente perché ha esaurito la sua carica propulsiva. Se i colossi della finanza globale e i grandi fondi di investimento hanno smesso di pompare i parametri ESG — quei criteri aziendali su ambiente, sociale e governance usati per anni come patentino di conformità ideologica — per fiondarsi su asset ad alto impatto tecnologico, Aerospazio e intelligenza artificiale, significa soltanto che il vecchio giocattolo non garantisce più i margini di un tempo.
Cambio di pelle: dalla farsa Woke all’Islam in politica
Ritenere il centrodestra vincitore mentre il Capitale ruota il suo interruttore equivale a rimanere spettatori paganti di uno show scritto da altri. La sinistra muta pelle perché sa che il controllo delle casematte del potere — dall’egemonia culturale al parastato burocratico — è ormai un dato acquisito, solido e inamovibile. Smesso l’abito dell’ipocrisia ideologica, si appresta a indossare nuove maschere per intercettare il nuovo bacino di espansione elettorale e sociale, individuato senza troppi scrupoli nell’Islam politico e nell’immigrazione di massa. In questo quadro, il dibattito tra Conte e la Boldrini è solo una schermaglia tattica in vista delle primarie, utile unicamente ad alimentare il rumore di fondo.
Da questo contesto desolante emerge la nota più dolente, che riguarda il campo a noi più vicino. 2diPicche non è un organo del centrodestra, per quanto lo si possa preferire a certi centrismi d’antan o alla sinistra globalista e oicofoba. Il nostro obiettivo è stimolare una reale presa di coscienza. E la verità è che, a fronte di una sinistra che cambia pelle mantenendo intatta la propria presa sui gangli vitali del Paese, i partiti di governo appaiono pericolosamente adagiati sulle poltrone di un potere con la p minuscola. Sbandierare il primato del “governo più longevo della Repubblica” senza aver scalfito un solo centimetro del parastato gramsciano è il preludio perfetto alla prossima, trionfale sconfitta.
Servono fatti, non minestre riscaldate
Cosa è stato fatto concretamente per una radicale azione di governo che investa e rinnovi lo Stato e la Nazione? La RAI andava ribaltata nelle sue logiche il primo giorno, e invece ci si è accontentati di qualche casella nei palinsesti. Le università andavano spalancate al pluralismo vero, e sono rimaste i fortini dell’ortodossia ideologica. Si doveva recidere la delega di potere concessa a banche, finanza e alla galassia delle coop e delle ONG, restituendo sovranità ai territori abbandonati alla criminalità e a un’immigrazione senza controllo, tollerata solo per compiacere i desiderata di Confindustria.
Gran parte della maggioranza si limita invece a seguire la rotta segnata dal PD, salvo poi lamentarsi dell’insorgere del fenomeno Vannacci. Ma il movimento vannacciano, a ben guardare, fatica a dimostrare qualcosa di davvero nuovo: somiglia fin troppo alla minestra di FdI, legge, ordine e banalismo, staremo a vedere.
Continuare a interpretare la realtà con le categorie del Novecento mentre i mercati e la demografia muovono il mondo è un lusso che chi ama la Nazione non può permettersi. Non basta compiacersi per le piroette di Conte o per i nervosismi del Nazareno: senza la volontà di scardinare i poteri reali e il parastato, la destra rischia di scoprirsi un semplice gestore temporaneo dello status quo, destinato a cedere il passo non appena il nuovo format della sinistra sarà pronto per essere imposto.
Unopercento
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