Correttamente il ministro piantedosi Piantedosi risponde al ministro dell’Interno tedesco Dobrindt sulla polemica della bandiera tedesca della nave Mediterranea.
Sono aspetti importanti, ma rischiano di far perdere di vista il punto centrale dell’argomento…ovviamente a nostro giudizio: Luca Casarini dice: «Accettiamo la sfida». Non è una frase neutra.
Mediterranea non si limita a rivendicare il proprio ruolo nei soccorsi, interviene nel confronto politico sulle migrazioni e contesta apertamente le scelte del governo italiano. Il fenomeno, del resto, non riguarda una sola organizzazione.
La piaga delle ONG
Da anni diverse ONG operano nel Mediterraneo con navi, equipaggi, strutture organizzative e risorse necessarie a mantenere una presenza continuativa. Non c’è nulla di illegittimo, di per sé, nel finanziamento privato di attività umanitarie.
È però ragionevole cercare di capire e di conoscere chi finanzia, quali siano i bilanci e le modalità operative, soprattutto quando quelle attività hanno conseguenze dirette sulla gestione dell’immigrazione. Ed è qui che l’impressione di imbattersi in un sistema ormai perfettamente organizzato diventa difficile da ignorare.
Il caso Sea-Watch
Non necessariamente un sistema illecito, e non occorre sostenerlo per rilevarne la solidità. Le navi partono, intervengono, vengono condotte nei porti italiani, ricevono eventualmente un provvedimento amministrativo e, terminato il fermo, possono tornare in mare.
La Sea-Watch 5 ne offre un esempio recente. Il 23 agosto il ministro Piantedosi ha annunciato 45 giorni di fermo e una multa di 7.500 euro, contestando alla nave il mancato rispetto degli obblighi di coordinamento delle operazioni di soccorso. Sea-Watch ha respinto l’accusa e annunciato ricorso.
È difficile quindi non chiedersi quale efficacia concreta abbia una sanzione del genere. Quarantacinque giorni di fermo possono sembrare una misura severa; ma, se l’organizzazione dispone delle risorse per assorbirla e riprendere successivamente la propria attività, il problema parrebbe non avere solo un aspetto amministrativo.
Possibile che nessuno sia in grado di fermare le ONG?
Diventa anche politico. Questo non significa attribuire alle ONG reati, complotti o finanziamenti occulti. Significa riconoscere un dato: organizzazioni private hanno raggiunto nel Mediterraneo una capacità operativa e una visibilità politica considerevoli, fino a presentarsi come interlocutori diretti dei governi. Il soccorso in mare resta un dovere.
La politica dell’immigrazione, invece, spetta agli Stati e alle istituzioni che ne hanno la responsabilità. Il problema, ormai, non è soltanto chi viene soccorso in mare, è capire fino a che punto chi soccorre possa decidere al posto di chi governa.
Gianluca Mingardi
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