L’origine della crisi e la lezione di Gramsci
Se vogliamo riassumere in un unico concetto fondamentale il decadentismo della modernità e della post-modernità, possiamo dire che la crisi religiosa, politica, economica e sociale è dovuta al rifiuto o alla deformazione dell’Autorità. A causa del peccato originale, tutti abbiamo la tendenza all’anarchia nella vita, perché pecchiamo di orgoglio; quindi, tendiamo a rifiutare gerarchie e autorità. Il “non serviam” di Lucifero alla decisione di Dio di creare esseri inferiori agli Angeli fu l’apice della superbia e, come sappiamo, il Principe di questo mondo ci tenta in continuazione sui nostri difetti principali.
Antonio Gramsci riconosceva nella Chiesa cattolica uno dei più riusciti esempi storici di egemonia culturale: un’istituzione capace di durare non soltanto grazie al potere politico, ma perché organizzava il consenso, educava le masse e manteneva collegate cultura alta e religiosità popolare. Il passo più celebre si trova nei Quaderni del carcere, nella riflessione sul rapporto fra filosofia, senso comune e religione, dove Gramsci osserva che la forza delle religioni e specialmente della Chiesa cattolica è consistita e consiste nel sentire energicamente la necessità dell’unione dottrinale di tutta la massa religiosa e nel lottare affinché gli strati intellettualmente superiori non si stacchino da quelli inferiori.
Gramsci vede nella struttura gerarchica della Chiesa la Sua intramontabile forza e spinta propulsiva. Dunque, in queste giuste osservazioni, forse da lui, ateo e anticlericale, un po’ invidiate, ma onestamente ammesse, troviamo espresso il principio di Autorità. Questo principio fa capo a Dio, il Quale la affida al Papa, Suo Vicario in Terra, e a cascata a cardinali, vescovi, sacerdoti, monaci, suore, religiosi e fedeli, in quell’unità di Dottrina che fonda le radici cristiane dell’Europa. La Chiesa venne fondata da Cristo come monarchica proprio per garantire, nonostante tutte le insidie, la trasmissione inalterata del Depositum Fidei.
La riscoperta di Augusto Del Noce
Il saggio Autorità di Augusto Del Noce, pubblicato da Treccani nel 2024 con prefazione di Massimo Bray, ripropone in volume la voce scritta dal filosofo per l’Enciclopedia del Novecento nel 1975. Del Noce vi ricostruisce la crisi moderna dell’autorità attraverso le lenti di filosofia, politica, religione e storia, confermandosi un maestro d’analisi.
La sua tesi fondamentale è paradossale: il totalitarismo non rappresenta l’eccesso dell’autorità, ma la sua massima negazione e la massima estensione del potere. Autorità, potere e libertà sono concetti nettamente differenti. La modernità rivoluzionaria, identificando l’autorità con l’oppressione, ha tentato di eliminarla, ma non ha prodotto una società più libera. Ha lasciato invece il campo a poteri impersonali, burocratici e ideologici, molto più pervasivi delle autorità tradizionali.
La distinzione decisiva risiede nel fatto che l’Autorità detiene una Guida: per questo comanda, richiede riconoscimento e può imporre obbedienza. Esse rimandano a una verità superiore, verticale, mai orizzontale e massificatrice. L’autorità agisce principalmente sull’interiorità e, agendo dall’esterno, fa crescere chi obbedisce, mirando a ottenere un comportamento ordinato ed equo. Essa è perfettamente compatibile con la libertà, non necessita del consenso della maggioranza perché non è il numero a fare la Verità, e possiede un limite trascendente che opera nel rispetto del diritto divino e naturale.
Il potere, al contrario, dipende dal controllo dei mezzi e dispone di strumenti materiali come leggi, sanzioni, burocrazia, polizia, propaganda e controllo economico. L’autorità non coincide con la forza: una persona o un’istituzione possiede autorità quando viene riconosciuta come portatrice di una verità o di un bene che non ha arbitrariamente inventato.
Il ruolo delle figure educate e la vera obbedienza
Il padre, l’insegnante o il sacerdote non dovrebbero esercitare autorità perché più forti, ma perché rappresentano qualcosa che li trascende: il bene del figlio, la verità da conoscere, una tradizione da trasmettere, una norma morale o il significato religioso dell’esistenza. Quando questa funzione viene meno, rimane soltanto il ruolo sterile. Il padre diventa colui che controlla, l’insegnante colui che assegna voti, il sacerdote un mero funzionario. L’autorità degenerata si trasforma allora in autoritarismo o in anarchia.
Per il grande filosofo cattolico Del Noce, l’autorità autentica è anzitutto autorità della verità, non dominio di una persona su un’altra. L’uomo non crea liberamente ogni valore, come vorrebbero socialisti o liberali, ma può riconoscere evidenze morali e metafisiche che precedono la volontà individuale. L’autorità testimonia queste verità e aiuta l’altro a riconoscerle. Questo è il nucleo dottrinale che la Sovversione vuole distruggere, sia essa rappresentata dalla sinistra marxista, globalista e woke o dalla falsa destra liberale: due facce della stessa medaglia coniata dal Diavolo.
L’obbedienza autentica non consiste nel sottomettersi ciecamente a un individuo, bensì nell’accettare una mediazione verso qualcosa che viene riconosciuto come vero e buono. Ne deriva un limite essenziale: nessuna istituzione possiede un’autorità assoluta. Se un padre, un governo o un’autorità ecclesiastica comanda contro la verità morale, perde la propria legittimità, poiché l’autorità appartiene primariamente al vero e non al titolare di una carica. Questa impostazione distingue nettamente Del Noce tanto dall’autoritarismo politico quanto dal soggettivismo moderno.
Libertà ed educazione contro la sovversione
Il pensiero rivoluzionario tende a rappresentare la storia come una perenne lotta fra autorità e libertà, tradizione ed emancipazione, obbedienza e autonomia, oppure tra istituzioni ereditate e autodeterminazione. Tuttavia, la vera libertà non consiste nel rifiuto di ogni vincolo, ma nella capacità di aderire consapevolmente al vero e al bene. Un’autorità educativa autentica non elimina la libertà, ma la rende possibile: il bambino non nasce già capace di giudizio autonomo, ma necessita di lingua, regole, esempi e disciplina per maturare. L’alternativa reale non è tra autorità e libertà, ma tra un’autorità che educa alla libertà, un potere che produce conformismo e un abbandono che lascia l’individuo in balia delle pressioni sociali.
La rottura di questo rapporto è una delle radici della crisi della democrazia contemporanea. Il progetto sovversivo intende liberare l’uomo da ogni dipendenza non scelta, che si tratti di Dio, della tradizione, della famiglia, della Chiesa, delle gerarchie o del passato. L’ideale moderno è l’uomo che costruisce se stesso mediante la propria volontà, presupponendo il primato del divenire secondo cui non esisterebbero verità eterne, ma tutto sarebbe prodotto dalla storia, come sosteneva Hegel. Se non esiste una verità superiore, i conflitti non si possono risolvere appellandosi al bene comune e rimane soltanto il puro rapporto di forza.
La sovversione promette di eliminare l’oppressione dissolvendo le autorità tradizionali, ma il processo segue una dinamica contraddittoria. L’autorità viene erroneamente identificata con la coercizione, la tradizione viene bollata come strumento di dominio e l’individuo viene isolato. In assenza di un fondamento condiviso, la società finisce per essere amministrata attraverso apparati burocratici sempre più estesi dove la politica sostituisce la verità con l’ideologia. La rivoluzione non elimina il comando, ma ne cancella il limite metafisico, permettendo al potere di presentarsi come creatore di un uomo nuovo interamente pianificato.
La distruzione delle istituzioni: Famiglia, Scuola e Chiesa
Il totalitarismo è potere assoluto privo di autentica autorità, poiché l’autorità tradizionale riconosce limiti che non può modificare, come la legge divina e il diritto naturale. Del Noce riprende da René Guénon la distinzione fra autorità spirituale e potere temporale: la prima opera attraverso la conoscenza, il secondo tramite mezzi materiali. Sebbene non si debba accogliere l’intero tradizionalismo guénoniano — in quanto pagano, esoterico e teosofico — la distinzione mostra come il potere moderno, negando ogni principio superiore, tenda a espandersi senza limiti.
La famiglia è il primo ambito colpito da questa crisi. L’autorità genitoriale non si fonda sulla forza, ma sulla responsabilità di introdurre il figlio nella realtà, trasmettere una memoria e stabilire limiti comprensibili. Se l’autorità familiare si abolisce, il compito educativo passa al mercato, al gruppo dei pari, alla pubblicità, alla televisione, ai social e agli apparati statali.
Anche la scuola vive la medesima degenerazione: l’autorità educativa viene respinta, il sapere è confuso con l’opinione, il docente diventa un facilitatore burocratico e lo studente viene trattato come un mero consumatore. Analogamente, la Chiesa vive una crisi profonda quando interpreta l’aggiornamento come rinuncia a trasmettere la verità ricevuta. L’autorità ecclesiale è legittima solo se serve la Rivelazione, la tradizione e la salvezza delle anime. Quando si trasforma in amministrazione, conformismo, sottomissione al profitto, collegialità o sinodalità per adeguarsi al mondo, tradisce la propria natura e perde la ragione stessa della propria esistenza.
Dal Sessantotto alla democrazia senza verità
Il Sessantotto ha rappresentato il momento culminante della contestazione dell’autorità, imponendo lo slogan “vietato vietare” e dipingendo ogni norma come repressiva. Il marxismo prometteva di rovesciare il capitalismo, ma la sua critica alla religione, alla famiglia e alla morale è finita per essere assorbita dal capitalismo stesso. Il capitalismo avanzato necessita infatti di individui liberati da vincoli morali, orientati al consumo e convinti che la felicità coincida con il soddisfacimento dei desideri. La rivoluzione culturale è riuscita dove quella politica ha fallito, dissolvendo le autorità e consegnando la società al dominio del mercato, della tecnica e del permissivismo, che diventa una nuova e sottile forma di controllo.
L’autorità entra definitivamente in crisi quando la società non riconosce più alcun ordine trascendente e la secolarizzazione riduce tutta la realtà a materia immanente e manipolabile. La società si attribuisce così il diritto di ridefinire la famiglia, l’educazione, la nascita e la morte secondo criteri funzionali, mentre il potere si dilata non incontrando più alcuna verità a resistergli. In questo contesto la Chiesa ufficiale perde autorevolezza, il katechon si eclissa e il male progredisce ovunque.
Autorità e Potere
La democrazia non può vivere soltanto di procedure, maggioranze e regole formali, poiché esse presuppongono valori non negoziabili come la dignità della persona, il rispetto dell’avversario e i limiti al potere. Se la maggioranza diventa l’unica fonte del bene, può autorizzare qualsiasi deviazione; se la decisione passa ai tecnici, la democrazia degenera in pura amministrazione. La vera alternativa contemporanea non è tra libertà e autorità, ma tra autorità e potere. L’autorità riconosce un ordine che limita anche chi guida, mentre il potere dispone dei soli mezzi per imporre l’obbedienza. La democrazia potrà sopravvivere soltanto se saprà conservare quella dimensione spirituale, morale ed educativa che il liberal-comunismo e il democristianesimo modernista hanno colpevolmente demolito.
Matteo Castagna
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