Amazon, il colosso che ci ha abituato a ricevere il dentifricio in mezz’ora e che ha trasformato il postino in una figura mitologica, si prepara a un nuovo, entusiasmante passo avanti: non assumere più nessuno!
Secondo documenti interni, entro il 2033 Amazon eviterà di mettere sotto contratto oltre 600.000 persone. Non si tratta di licenziamenti, si badi bene, ma di una elegante “non-assunzione” gestita tramite il sacro principio dell’attrito naturale. In pratica, quando un magazziniere stanco dei ritmi richiesti per la produttività, non sarà rimpiazzato da un altro umano, ma da un robot che non ha bisogno né di pause bagno né di discutere il salario con il vicino.
L’obiettivo dichiarato è l’efficienza, che, tradotta dal linguaggio aziendale, significa “risparmiare 30 centesimi per articolo e massimizzare il profitto di Jeff Bezos, che al momento non è ancora abbastanza ricco.”
Una distruzione creativa… di posti di lavoro
L’ironia è che Amazon, dopo aver fatto una sana tabula rasa del piccolo commercio (“troppo lento e caro”), e aver iniziato a scardinare la Grande Distribuzione Organizzata (“troppo… fisica“), ora punta a eliminare la manodopera a basso costo che compone la sua stessa clientela. Un’operazione di distruzione creativa talmente geniale da risultare suicida. Chi comprerà tutte le cianfrusaglie che il robot impacchetta a tempo di record, se la metà dei ceti medio-bassi sarà stata sostituita da un braccio meccanico?
L’azienda rassicura, parlando di riqualificazione verso “ruoli tecnici meglio pagati”. Traduzione: passeremo da 600.000 magazzinieri mal pagati a 5.000 ingegneri di sistema strapagati per aggiustare i robot. Un saldo negativo che farebbe impallidire perfino la Grecia della Troika.
Il razzismo wasp dell’automazione
C’è anche un tocco di sottile (e agghiacciante) razzismo wasp in salsa algoritmica. Il report sottolinea che i magazzinieri Amazon hanno tre volte più probabilità di essere neri rispetto al lavoratore medio americano. Dunque, l’automazione del ‘distruttore netto di posti di lavoro’ colpirà con particolare violenza le comunità afroamericane. Non è un complotto, è solo il progresso che, a quanto pare, ha un bias inquietante. Ma tranquilli: Amazon replicherà nelle aree colpite con “eventi comunitari per controllare la narrazione”. Forse regaleranno un buono sconto per l’acquisto del loro robot sostitutivo.
Mentre il premio Nobel Daron Acemoglu avverte che Amazon sta dettando il ritmo dell’automazione globale, noi possiamo solo ammirare la lungimiranza di un’azienda che, pur di non assumere, è disposta a distruggere la base della sua stessa piramide clientelare.
Sopravviverà la società di Bezos a questa politica industriale?
Nel frattempo, un consiglio spassionato: imparate a programmare o, in alternativa, a fare l’inventario del vostro disastro esistenziale. I robot, per fortuna, non sono ancora bravi in questo.
Redazione
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