Tra le campagne che separano Grottaglie e Fragagnano si è consumato un atto di una ferocia inaudita, uno di quei gesti che segnano un confine netto tra umanità e barbarie.
Due cani di quartiere, Billy e Nina, sono stati uccisi a fucilate. Non per errore. Non per paura. Ma per scelta. Billy e Nina non erano un pericolo, non erano randagi abbandonati a sé stessi. Erano conosciuti, seguiti, sterilizzati, microchippati.
Vivevano in equilibrio con il territorio e con le persone, accuditi da volontari che ogni giorno si prendevano cura di loro. Erano parte silenziosa e fedele di quella comunità. Qualcuno ha deciso che tutto questo non contava nulla.
Billy è stato ritrovato agonizzante, con il muso devastato dai colpi di un fucile. Ha sofferto. Ha lottato. È morto dopo ore di dolore, portandosi addosso l’orrore di una violenza che nessun essere vivente dovrebbe mai conoscere.
Nina, la sua compagna inseparabile, è stata ritrovata senza vita giorni dopo, abbandonata nella campagna, come un oggetto di cui liberarsi. Questo non è un “incidente”. Non è una bravata. Non è neppure semplice crudeltà.
È un’esecuzione. Sparare a due cani significa guardare negli occhi due esseri indifesi e decidere deliberatamente di togliergli la vita. Significa premere un grilletto sapendo di infliggere dolore, terrore e morte. Significa scegliere la violenza come linguaggio, l’annientamento come soluzione.
Chi compie un gesto simile non colpisce solo due animali: colpisce l’idea stessa di civiltà. Perché la violenza sugli animali è sempre il sintomo di qualcosa di più profondo, di un vuoto morale che fa paura.
Oggi sono cani. Domani potrebbe essere qualcos’altro. La crudeltà umana non nasce all’improvviso: cresce nell’indifferenza, si nutre del silenzio, prospera quando nessuno chiede giustizia. E per questo Billy e Nina non devono diventare solo due nomi destinati all’oblio. Chi ha sparato deve essere trovato.
Deve rispondere delle proprie azioni. Perché una società che tollera l’uccisione di innocenti, anche se “solo” animali, è una società che ha smarrito il senso del limite, del rispetto, della vita. Billy e Nina non avevano voce.
Ora tocca a noi usarla. Per loro.
E per ciò che resta della nostra umanità.
Valerio Arenare
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