Sono orami più di 30 anni che gli OGM, grazie alla grande distribuzione, arrivano sulle nostre tavole e ancora non sappiamo gli effetti sulla salute dell’uomo.
Presentati come la soluzione alla fame nel mondo, di fatto hanno solo arricchito aziende che hanno brevettato e tutelato le loro scoperte chimico-scientifiche, approntando di fatto il “signoraggio” sulle varie sementi e guidato il mercato.
Il cartello dei “Big Four” ovvero le multinazionali Bayer-Monsanto, Corteva (Dow-DuPont), Syngenta (ChemChina) e BASF nel 2023 controllavano circa il 70% della genetica dei semi a livello mondiale.
Secondo il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti queste aziende leader detengono il 95% della proprietà intellettuale del mais, l’84% della soia, il 97% della colza e il 74% del cotone. Ognuna di esse gestisce semi, fertilizzanti, pesticidi, questa spirale tra semi geneticamente modificati e specifici pesticidi ha portato, poi, ad una sorta di dipendenza dalle multinazionali. tale “cartello” condivide il comune fine di aver il controllo totale dell’agricoltura attraverso brevetti e trattati, privando di fatto gli agricoltori della loro libertà e autonomia, obbligando quest’ultimi tramite appunto i brevetti a non possedere loro le sementi, ed obbligandoli al loro acquisto tramite i canali che riportano alle “quattro sorelle”.
Come nel sistema terriero feudale e latifondista di qualche secolo fa, le vittime sono gli agricoltori che sono costretti a pagare tributi alle multinazionali ed a dipendere completamente da loro. Un affare colossale basti pensare che negli USA tra il 1995 e il 2014 i costi delle sementi sono aumentati del 351% per la soia e del 321% per il mais per acro, superando i prezzi delle materie prime.
La situazione Europea
Per quanto riguarda specificamente i consumatori, il mese scorso l’Unione Europea ha dato il via libera al cambiamento delle norme sugli OGM. Le norme europee differiscono da quelle americane poiché negli Stati Uniti la presenza di organismi geneticamente modificati non va indicata sull’etichetta.
il Consiglio dell’Unione Europea lo scorso dicembre ha raggiunto un accordo sui nuovi organismi geneticamente modificati (OGM), sviluppati attraverso le New Genomic Techniques (NGT), conosciute in Italia come Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA).
L’accordo introduce una procedura semplificata per l’autorizzazione delle piante ottenute con tecniche genomiche considerate equivalenti a quelle sviluppate con metodi convenzionali.
Un aspetto centrale dell’accordo riguarda il trattamento delle piante ottenute tramite NGT di categoria 1. Il testo conferma infatti il principio che tali piante siano equiparate a quelle convenzionali e, di conseguenza, non saranno soggette ad alcuna etichettatura specifica, questo a danno dei consumatori rendendo di fatto indistinguibili e descrivendole alla pari dei prodotti naturali, ricordiamo che in precedenza le norme europee prevedevano di indicare in etichetta la presenza di OGM, cosa completamente diversa dagli Stati Uniti in cui la presenza di organismi geneticamente modificati non va indicata sull’etichetta.
Il SuperDNA
Per quanto riguarda le NGT di categoria 2 , che presentano modifiche più complesse o meno assimilabili a quelle che si otterrebbero con i metodi tradizionali, rinforzando la necessità di mantenere alta l’attenzione affinché tali misure non si traducano in oneri troppo elevati per i produttori che rischierebbero di disincentivare la loro coltivazione.
Tra Organismi geneticamente modificati, coltivati su larga scala, di cui non abbiamo rilevanza scientifica su eventuali problematiche della salute sul lungo termine e con l’uso, massiccio di pesticidi che un tempo nel vecchio continente erano banditi e carni provenienti dal Mercosur, accordo di libero scambio appena raggiunto con i paesi dell’America latina, senza alcun controllo sia sanitario che di standard ambientale , l’unione europea in primis e l’Italia stessa ha dato un calcio alle proprie eccellenze del comparto agroalimentare, svendendo e tradendo di fatto un intero comparto di fama mondiale, mettendo in ginocchio agricoltori e allevatori europei nel nome del bieco profitto e della sudditanza nei confronti del partner d’oltre oceano.
Chissà dove ci porterà questa miope visione di tale, oramai, stantia classe politica Europea, che invece di fare l’interesse a protezione dei propri cittadini, sembra che lavori per il loro annientamento.
Paolo Ornaghi
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