Il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, e diversi esponenti del Pd e della sua maggioranza hanno chiesto al prefetto di Bologna di impedire al comitato Remigrazione di svolgere una manifestazione in città, chiedendo alle forze politiche, anche a quelle di Centrodestra, di unirsi tutte in questa richiesta in nome, sostanzialmente, del comune sentimento antifascista e antirazzista.
Alcuni esponenti di Fratelli d’Italia, Francesco Sassone e Stefano Cavedagna, hanno respinto la proposta del sindaco, ricordando che sono gli elettori e i cittadini a poter dare “patenti di democrazia” ai vari movimenti esistenti nel Paese, non le forze estremiste della Sinistra. Per di più a Bologna, dove i “centri sociali” indicono, svolgono manifestazioni, autorizzate e non, da sempre, causando gravi danni e violenze alla città, alle cose e spesso alle persone. Si dovrebbe aggiungere – come hanno rilevato alcuni esponenti di Futuro Nazionale, a partire da Giovanni Preziosa – che l’illegittimità di un movimento politico, nel nostro ordinamento, è una condizione delicata che può essere stabilita solo dalla magistratura. Altrimenti, sarebbe troppo facile, per chi governa, a Roma o in una città, mettere fuori gioco gli avversari politici, dichiarandone arbitrariamente l’illegalità rispetto a quanto previsto dalle norme e dalla Costituzione.
Lepore fa finta di non saperlo, ma le cose stanno così, non come pretenderebbe lui. Anche perché è fin troppo chiaro: gli attivisti della Destra radicale, anche nella tanto polemizzata manifestazione del novembre 2024, non crearono alcun problema, ai bolognesi. A farlo furono gli amici della vicesindaca, Emily Clancy, a sua volta presente nei paraggi della contromanifestazione dei delinquenti dell’estrema sinistra, nel tentativo d’impedire ai “patrioti” di manifestare legittimamente. Di conseguenza, Questura e Procura dovrebbero avere più attenzioni, per un sindaco che paventa possibili disastri in città, a causa di contrapposizione violente organizzate e forse anche gestite, se non uomini del Pd, da alleati del suo partito.
Ora, la questione si fa seria, però. Poiché a conculcare il diritto della Rete dei patrioti a svolgere la loro manifestazione o, quanto meno, a esiliarla in un’area del tutto inutile, viste le finalità dell’iniziativa, dovrebbe essere colui che opera con la qualifica di “rappresentante del governo” (il prefetto), in accordo con un dipendente del Ministero dell’Interno (il questore). Per tanto, gli esponenti di Fratelli d’Italia, avendo spese parole che non si possono non condividere, debbono ora spendere la loro “moral suasion” verso chi ha il dovere d’interpretare la linea liberale e pluralista espressa dall’attuale esecutivo e non soddisfare gli istinti oscurantisti e le pretese comunistoidi del sindaco e del partito del sindaco.
Diversamente, se la manifestazione della Rete dei patrioti fosse impedita o compressa, la città non avrà che assistito al solito gioco delle parti, con buona pace del Diritto e della Democrazia che, a Bologna più che altrove, versano in stato di grave, gravissima emergenza.
Massimiliano Mazzanti
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