Andrea Pucci ha deciso di ritirarsi dalla co-conduzione di Sanremo dopo essere stato travolto da insulti e minacce che hanno reso improba la sua partecipazione.
Nei commenti pubblici e sui social gli sono stati attribuiti termini pesanti: fascista, omofobo, razzista… Nelle sue dichiarazioni, Pucci ha affermato che, oltre a non aver mai odiato nessuno, «nel 2026 il termine fascista non dovrebbe più esistere».
Esprimiamo massima solidarietà a Pucci ovviamente ma non possiamo esimerci dal notare che quest’ultima affermazione è profondamente sbagliata, fraintende la realtà dei fatti e tende a giustificare gli autori delle “prodezze” da tastiera di cui sopra.
Guai ai comici che non votano PD
Ricordiamo a Pucci, molto moderatamente, che oggi chi si volesse definire o viene definito “fascista” non commette alcun crimine, non compie atti contrari alla legge, non viola i diritti altrui e può esprimere liberamente le proprie opinioni, tutelate dalla Costituzione.
Se Pucci ha rivolto battute ironiche o sarcastiche a esponenti della sinistra, come Elly Schlein, queste al massimo possono essere considerate maleducate, provocatorie o irriverenti: perché trasformare questo comportamento in un’accusa di fascismo e di questa accusa poi risentirsene? È chiaro che il termine viene oggi usato in maniera strumentale dalla sinistra per delegittimare chi dissente e costruire un nemico simbolico.
Scherza con i fanti e lascia stare i santi
Perché allora risentirsene? A conferma del doppio standard, i gruppi antifascisti rivendicano con orgoglio la loro identità, pur commettendo ripetute violazioni della legge durante le manifestazioni. In numerose occasioni sono stati documentati scontri con la polizia, blocchi stradali, aggressioni verso chi non condivideva le loro idee e danneggiamenti di spazi pubblici.
Nonostante questi comportamenti, continuano a definirsi antifascisti senza subire alcuna censura morale o giudizio sociale, dimostrando quanto il termine venga considerato legittimo. Se chi infrange sistematicamente la legge può rivendicare la propria identità antifascista, perché chi non commette alcun illecito non dovrebbe rivendicare la propria posizione come fascista?
Non esiste alcuna ragione. Gli insulti, le minacce e le campagne mediatiche, in questo caso come in altri, dimostrano solo quanto il termine venga strumentalizzato e trasformato in clava politica per zittire chi osa dissentire.
Il caso Pucci evidenzia due questioni fondamentali: la distorsione ideologica del linguaggio politico e il doppio standard che domina il dibattito pubblico. Il termine fascista può e deve essere rivendicato senza timore da chi non commette alcun reato, mentre la contrapposizione ideologica della sinistra continua a essere usata strumentalmente per creare nemici simbolici e delegittimare chi dissente.
Gianluca Mingardi
La risposta di Pucci: Il PD chiude per fallimento.
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