Il prossimo 12 aprile si terranno le elezioni politiche in Ungheria.
Il piccolo stato europeo è centrale per i disegni europei: da quando Orban siede al vertice del parlamento di Budapest l’Ungheria ha rappresentato il più grande freno alle politiche pro ucraine e antirusse dell’UE.
Al momento, stando ai sondaggi, il partito di Orban dovrebbe ottenere una vittoria di misura, anche se il paese soffre di una profonda inflazione e c’è un certo scollamento tra la realtà urbana di Budapest e le zone esterne.
Si accendono però i riflettori a livello internazionale sui finanziamenti, illeciti o meno questo ancora è da capire, sul principale partito di opposizione, Tisza guidato da Péter Magyar
Chi sta finanziando Tisza?
Il principale partito di opposizione a Orban in Ungheria ha ricevuto una quantità di donazioni fuori dalla norma nel corso del 2025. Il partito conferma che si tratta solo di piccole donazioni e proventi ricavati dal merchandising ma parlando di circa 8 milioni di euro la domanda sorge spontanea.
Per di più la matematica non aiuta perché presi i 9,6 milioni di cittadini magiari avremmo un contributo procapite di 74 euro per cittadino ammettendo che il 100% degli ungheresi abbia deciso di sovvenzionare il partito di opposizione.
Manina ucraina?
A inizio marzo l’antiterrorismo ungherese ha arrestato 7 ucraini che stavano trasportando con 2 portavalori 40 milioni di dollari, 35 milioni di euro e 9 kilogrammi di lingotti d’oro.
I furgoni erano diretti a Kiev e in seguito all’operazione il ministero degli esteri ucraino ha chiesto urgentemente la liberazione dei 7 “dipendenti della banca Oschadbank Ukraine” impegnati in un normale trasferimento di contanti inerbancario.
Da parte ungherese la versione differisce
Orban ha già dichiarato in più occasioni che ci sono delle forti ingerenze esterne per infulenzare il voto politico ungherese previsto il prossimo 12 aprile e che ha ragione di credere che l’ucraina stia cercando di portare alla vittoria un partito più disponibile a votare i continui pacchetti economici europei per sostenere lo sforzo bellico ucraino.
Rispetto alla questione dei portavalori la posizione ungherese è che i 7 arrestati sono riconducibili alle forze di intelligence ucraine e che si trovavano in centro a budapest al momento dell’arresto. Inoltre, fa presente il comunicato ungherese, dall’austria a Kiev la strada più veloce passa dalla Polonia e non certo dall’Ungheria e, aggiungiamo noi, in nessun caso risulta che dei portavalori siano portati a fare soste prolungate in centro città.
Matteo Carucci
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