Fare previsioni, nel giornalismo investigativo, è quanto di più rischioso ci possa essere, ma da queste parti almeno, non difetta il coraggio e, avendo “orecchiato” che le Reti Mediaset manderanno in onda un’intervista con Fabio Savi, non passeranno 15 giorni per sapere come il fratello risponderà alle “pseudo-accuse” di Roberto.
A costo di rovinare la sorpresa ai telespettatori, si potrebbe scommettere, circa il fatto che Fabio smentirà Roberto, sostenendo che i rapporti tra la banda e non meglio precisati “servizi segreti” siano tutte “bufale” e che loro non avrebbero goduto di altra protezione, a parte l’idiozia e l’incapacità degli inquirenti e degli investigatori bolognesi e non.
Dunque, la farsa iniziata nello studio di Francesca Fagnani troverà il suo degno coronamento, sempre che non si voglia credere veramente che i due fratelli e complici abbiano litigato sul serio, piuttosto che recitare (Male, anzi, malissimo) una commedia in stile greco, per nascondere ancora la verità sulla natura della loro gang e, forse, per mandare rassicuranti messaggi, magari anche a coloro che hanno tirato un sospiro di sollievo, nell’apprendere del suicidio di Pietro Gugliotta.
Sulla morte di Gugliotta non si può non essere d’accordo col sindaco di Arba, secondo il quale sarebbe opportuno indagare sull’episodio. Anche perché, a leggere i giornali, ben più di qualcosa sembra non tornare. A partire dal fatto che, per cinque mesi, nessuno avrebbe ritenuto di darne notizia, comunicando la morte dell’ex-poliziotto alla stampa solo dopo l’intervista a Roberto Savi. Un tempismo certamente notevole.
Per non parlare delle circostanze dell’evento. Si è letto che la data di morte sarebbe stata desunta da un messaggio partito dal suo cellulare, che dimostrerebbe che il 7 gennaio sarebbe stato ancora vivo. Quindi, si sarebbe impiccato il giorno 8. Poi, però, si viene a sapere dell’intervento della Polizia scientifica, secondo alcuni, o del Reparto investigazioni scientifiche, cioè, i carabinieri, per accertare le cause della morte. La domanda, quindi, sorge spontanea: com’è possibile che non si abbia certezza, non della data, ma addirittura dell’ora del decesso?
Gugliotta si era rifatto una vita, era appena stato in vacanza con a nuova compagna, possibile che, parlando con lei, non sia stato possibile ricostruire il quadro, in cui sarebbe stato consumato l’insano gesto? Si sta parlando, per di più, dei giorni appena successivi alle feste di Natale e Capodanno, quelli in cui i rapporti familiari sono più stretti e assidui per tutti.
Contrariamente a quanto si è scritto in queste ore, Gugliotta non era solo un amico e complice di Roberto. Conosceva benissimo tutti i membri conosciuti della banda, dato che, al matrimonio di Marino Occhipinti – aprile 1988, presenti anche Roberto Savi e Luca Vallicelli – era l’unico collega invitato con assieme a tutta la famiglia. Forse, era stato invitato anche Fabio, a quella cerimonia, atteso che, di fianco al nome di Roberto, il “+1” che si legge ancora nella lista, in origine, era un “+2”.
Tornando a Fabio e alle smentite che si ascolteranno a breve, c’è un aspetto, sfuggito ai più, delle accuse lanciate da Roberto al suo indirizzo, per la vera o presunta abitudine di raccontare a Eva i dettagli delle loro scellerate imprese.
Come la stessa Mikula ha raccontato nel suo libro, le confidenze di Fabio alla fidanzata non sono state funzionali alla sua cattura. La Mikula, infatti, racconta una storia molto più complessa, col coinvolgimento di un suo amico giornalista ungherese e di una serie di messaggi strumentalmente delatori, fatti giungere alla Polizia italiana, circa il coinvolgimento dello stesso Fabio in un giro di “tratta delle donne”, affinché i magistrati accendessero i fari su di lui.
Semmai, tutti i dettagli che Fabio avrebbe raccontato a Eva sarebbero stati, anzi, sono stati utili agli inquirenti che hanno processato lui, i fratelli e i complici, per “quadrare” frettolosamente il cerchio accusatorio, fornendo riscontri perfetti alle “confessioni” dei Savi stessi e al quadro indiziario generale. Però, perché mai Roberto dovrebbe avercela tanto con Fabio, per questa ragione, dato che la stessa funzione, in tribunale contro di loro, ebbero le ammissioni le “confessioni” di Anna Maria Ceccarelli, cioè, di sua moglie? Se le colpe delle “consorti” ricadono su mariti e fidanzati, Roberto non sarebbe meno infame di Fabio.
Ecco, allora, che la genericità e l’assurdità dell’accusa di Roberto, che non potrà che essere rigettata e smentita da Fabio, prefigura l’ennesima “combine” tra i due, ai quali, da tempo nello stesso, non sarebbe certo risultato impossibile comunicare. Magari, per combinare una posizione che, tramite un falso litigio, eviti il moltiplicarsi dei suicidi. Tra meno di 15 giorni, ascoltando Fabio su Mediaset, tutto sarà più chiaro. Forse.






































































