C’è una scena che, da sola, racconta meglio di qualunque analisi economica cosa sia stato davvero il Superbonus 110%. Un mio amico, imbianchino da sempre, che nel giro di pochi anni si è trasformato in muratore “all’occorrenza”, si presenta con una BMW X6 da circa 60.000 euro.
L’immagine è quasi comica: l’auto è più alta di lui, sproporzionata, fuori scala. Ma il dettaglio più significativo arriva subito dopo, quando con orgoglio ostentato dichiara di guadagnare oltre 10.000 euro al mese. Non è invidia, né moralismo spicciolo. È la fotografia plastica di un sistema impazzito.
Quella scena non è un’eccezione folkloristica, ma il riflesso di un malcostume che ha attraversato tutta l’Italia. Il Superbonus 110% ha funzionato come una droga di Stato, alterando brutalmente, senza alcun freno o controllo, il mercato dell’edilizia e slegando prezzi, compensi e valore reale del lavoro da qualsiasi criterio di razionalità.
Del resto, il nostro Stato non è nuovo a “dimenticanze” del genere: ci ricordiamo cosa successe ai prezzi quando entrammo nell’EURO?
Purtroppo, quando il messaggio implicito diventa “tanto paga lo Stato”, ogni freno salta. I materiali schizzano alle stelle, la manodopera triplica, i preventivi diventano arbitrari, gonfiati, spesso del tutto scollegati dal lavoro effettivamente svolto. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. L’edilizia è diventata un settore inaccessibile per chi non ha usufruito del 110%.
E parliamo di milioni di italiani. Persone che non avevano i requisiti, che vivono in affitto, che non avevano liquidità, o che semplicemente non volevano infilarsi in un meccanismo opaco e rischioso. Oggi queste persone si ritrovano a dover affrontare costi aumentati del 200 o 300% anche per interventi minimi, lavoretti che fino a cinque anni fa rientravano nella normalità di un bilancio familiare.
Qui sta la vera ingiustizia. Una misura presentata come “sociale” ha prodotto l’effetto opposto: ha impoverito chi è rimasto fuori e ha creato rendite improvvise e spesso immeritate per chi è riuscito a entrare nel meccanismo. Non è stata una redistribuzione verso il basso, ma una redistribuzione caotica, opportunistica, profondamente ingiusta.
E poi c’è il capitolo più scandaloso, quello delle banche. Mentre ai cittadini comuni è giustamente vietato fare ciò che viene definito usura o strozzinaggio, agli istituti finanziari è stato consentito di “acquistare” crediti d’imposta chiedendo percentuali che arrivano al 30% del credito stesso. In qualunque altro contesto sarebbe un comportamento perseguito penalmente.
Qui è diventato una pratica legittima, anzi incentivata. Ancora una volta, ciò che è proibito al popolo è concesso ai grandi gruppi finanziari. Il Superbonus si è trasformato così in un enorme banchetto per le banche, l’ennesima dimostrazione che in questo Paese esistono due pesi e due misure .Intanto, mentre qualcuno festeggia con auto di lusso e guadagni fuori scala, il sistema nel suo complesso si indebolisce. Perché questo bengodi non è sostenibile.
È una bolla. Quando finiranno i crediti, quando lo Stato chiuderà i rubinetti, resterà un mercato devastato, prezzi artificialmente gonfiati e una popolazione sempre più povera, incapace perfino di mantenere o migliorare la propria abitazione. Imbiancare una stanza a prezzi da boutique di lusso non è progresso, non è crescita, non è sviluppo.
È decadenza. Il Superbonus 110% non ha rafforzato la nazione, non ha difeso il ceto medio, non ha creato lavoro sano e duraturo. Ha incentivato l’avidità, premiato l’opportunismo, punito chi lavora, risparmia e paga le tasse. È il simbolo di uno Stato che non governa l’economia ma la corrompe, che non costruisce ordine ma caos, che non tutela il popolo ma lo sacrifica sull’altare del consenso immediato.
E mentre il gas costa una follia, mentre l’inflazione erode i salari, mentre tutto concorre a renderci più poveri, anche l’ultima certezza – la possibilità di sistemare la propria casa –viene spazzata via. Non per una calamità naturale, non per una guerra, ma per una scelta politica scellerata. Questa non è modernità.
Non è transizione. Non è giustizia sociale. È miseria pianificata.
Gianluca Mingardi
Il 2diPicche lo puoi raggiungere
Attraverso la Community WhatsApp per commentare le notizie del giorno:
Unendoti al canale WhatsApp per non perdere neanche un articolo:
Preferisci Telegram? Nessun problema:






































































