Il sindaco di Riccione, tale Daniela Angelini, parla con enfasi degna di miglior causa niente meno che di <vittoria della città per la città>.
Quale battaglia avrebbe mai vinto, questa signora?
Ha acquistato, per 1 milione e 206 mila euro, la famosa <Villa Mussolini> , di proprietà della <Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini>. Un immobile da tempo trasformato in sede museale ed espositiva e che lo stesso Comune di Riccione avrebbe avuto a disposizione gratuitamente per altri 10 anni.
Certo, avere la piena proprietà di un bene è cosa diversa dall’averlo solo in disponibilità temporanea. Dunque, la scelta dell’amministrazione potrebbe apparire oculata, a un primo sguardo. Le cose, però, non stanno esattamente in questo modo.
La proprietà dell’immobile, infatti, aveva pubblicato un bando pubblico, al fine di cedere <Villa Mussolini> a un soggetto che, rispettando anche l’impegno di permettere al Comune di avvalersi di quegli spazi nel prossimo decennio, ne portasse avanti, anzi, ne potenziasse l’offerta artistica e culturale a beneficio della comunità riccionese e non. Una scelta di prospettiva, quindi, non per snaturare l’ormai acquisita identità del luogo – divenuto centro di mostre ed esposizioni e di appuntamenti dedicati ai libri -, ma per sfruttarne al massimo le potenzialità. Di conseguenza, due erano i principali requisiti per essere presi in considerazione: l’offerta economica, ovviamente, ma anche il “progetto” che l’impegno finanziario avrebbe dovuto sostenere.
Non solo soldi, insomma, ma anche idee sarebbero state necessarie per sperare di comprare <Villa Mussolini>.
Alla <Fondazione> arrivano solo due offerte. Quella del Comune che, avendo già a disposizione l’immobile, si ferma a 1 milione e 110 mila euro e priva di un reale progetto di sviluppo, facendo affidamento sul “pregresso”, cioè, sulla stima del valore – in verità, se non modesto, sicuramente non eccelso – di quanto realizzato tra quelle mura negli anni passati. La vaghezza della proposta culturale del Comune ha trovato, per altro, ulteriore conferma nelle parole dell’assessore preposto, Sandra Villa, all’indomani dell’assegnazione: <Non solo sede di grandi mostre fotografiche internazionali, ma laboratorio di welfare culturale e un centro di documentazione per i nostri archivi>. Cosa significano queste espressioni? Possono essere contrabbandate per “progetto culturale”? Andiamo…
Di contro, una società privata, la <Delta2>, scrive nella busta la cifra di 1 milione e 202 mila euro, supportando questo impegno economico con un progetto espositivo di alto livello, incentrato, ma non limitato, sul Futurismo, a partire da una grande mostra su Umberto Boccioni, tanto per partire col piede giusto, attraendo sulla nuova gestione di <Villa Mussolini> l’attenzione di un vasto pubblico, anche internazionale, di appassionati, amanti dell’arte e operatori professionali del settore.
L’esito della gara, in un mondo normale, sarebbe dovuto risultare scontato. Un privato ha offerto una cifra più consistente rispetto a quella avanzata dal Comune, illustrando anche delle intenzioni più ampie e robuste di quelle possibili per un ente pubblico che, per di più, avrebbe comunque potuto continuare ad avvalersi degli spazi per le proprie, eventuali iniziative. Per tanto, i riccionesi avrebbero avvalersi dell’impegno di un nuovo operatore culturale, conservando – seppur parzialmente, ma sempre in modo consistente – anche la “natura pubblica” del luogo, del tutto gratuitamente. E il Comune, perdendo la gara, avrebbe comunque assolto alla sua funzione – l’interesse dell’ente, sempre in un mondo normale, dovrebbe essere la preservazione dei luoghi e delle loro funzionalità precipue -, potendo meglio investire i soldi pubblici in settori più urgenti e decisivi per la quotidianità della cittadinanza.
Invece, è accaduta una cosa diversa. A fronte delle due proposte, invece di optare subito per quella che si presentava ed era la scelta migliore, la <Fondazione> ha sospeso il giudizio e, nel mentre, la giunta ha iniziato a lanciare pubblicamente un accorato allarme. <La Delta2>, rappresentata formalmente dal torinese Walter Altea, è una creatura societaria di Massimo Massano, conosciutissimo e stimatissimo collezionista d’arte futurista, prestatore di opere per svariate mostre di caratura nazionale e internazionale, ma, anche un ex-deputato del Msi-Dn!
la psicosi antifascista, nel breve batter d’una ciglia, ha rapito il sindaco e le forze di maggioranza, letteralmente impazzite all’idea che un uomo, il quale è stato seduto a Montecitorio negli stessi banchi in cui sedeva Giorgio Almirante, potesse acquisire la proprietà di un bene appartenuto alla famiglia del Duce. E tanto era lo strillare che, nella <Fondazione>, qualcuno non si è più sentito nello stato d’animo di compiere la scelta giusta, ma deve anche essersi lasciato sfuggire qualche dettaglio sui termini della gara in corso. Tanto è vero che, per agevolare la decisione da parte della <Fondazione> stessa, il Comune ha “ritoccato” la propria offerta a 1 milione e 206 mila euro: guarda caso, giusto 4 mila euro in più rispetto a quella di <Delta2>.
Questa e non altre sarebbe stata la vittoria della signora Angelini: aver impedito a un ex-deputato missino si acquistare <Villa Mussolini>. Ma mica coi suoi soldi, no! Con quelli delle casse comunali che, al pari di quelle di qualsiasi altro Comune italiano, piangono miseria 2quando devono affrontare le spese ordinarie necessarie a far funzionare al meglio la città.
D’altro canto, questa è una delle caratteristiche peculiari del “potere rosso” emiliano romagnolo: soffocare ogni possibilità di espressione culturale e artistica che non sia direttamente controllata dal Partito democratico, acquisendo, occupando e prendendo in gestione o affidandola a enti o ad associazione amiche tutti gli spazi dov’è possibile mostrare al pubblico ciò che l’ingegno e la creatività delle persone producono e realizzano.
Che si tratti di fotografia, di quadri o sculture, di musica o di promozione editoriale, laddove governa il Pd, in Emilia Romagna, tutto dev’essere dotto il diretto controllo del “partitone”. Chiunque altro, quali che siano le sue intenzioni, le sue origini, le risorse che potrebbe mettere a disposizione della comunità, se sfugge alla “vigilanza democratica”, dev’essere ostacolato, bandito, impedito. Ed è inutile ricordare qui l’articolo di Michele Serra, “pensatore di punta” del regime culturale rosso, quello del 1988, con cui espose la tesi che la democrazia, senza un adeguato, per non dire spasmodico tasso di antifascismo, non sarebbe veramente tale.
Se ne facciano una ragione, allora, i riccionesi. Avrebbero potuto ammirare per anni e anni mostre di altissimo livello ed essere partecipi di eventi culturali di primaria importanza e, invece, <Tutti al mare>! Che non è un invito a recarsi in spiaggia, ma il titolo del secondo libro dello stesso Serra, perché l’unica cultura ammessa, da Cattolica a Piacenza, è quella lì.
Massimiliano Mazzanti
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