Lo scorso anno l’amministrazione Trump ha presentato un programma strategico nel quale chiariva in maniera molto netta il nuovo approccio USA verso l’esterno. La dottrina Monroe (nessuna ingerenza straniera nell’emisfero occidentale) è stata rafforzata ulteriormente da quello che passerà alla storia come il “corollario Trump”.
Ad una prima analisi allora l’avventura venezuelana va letta con gli occhiali del documento strategico 2025 anche se all’opinione pubblica USA è stata presentata come necessaria per motivi differenti.
La vulgata americana sull’operazione in venezuela aveva 3 scopi dichiarati: contrastare l’immigrazione clandestina, contrastare il traffico di droga, mettere le mani sulle riserve petrolifere venezuelane.
Pochi sono gli immigrati venezuelani in USA (ovviamente la stragrande maggioranza arriva dal Messico), pochi sono I traffici di droga che transitano dal venezuela (a differenza di Colombia e Messico) e circa le riserve petrolifere venezuelane bisogna tenere presente che un conto sono le riserve e un conto è la capacità estrattiva, capacità che il Venezuela ha in maniera residuale a causa di una politica fallimentare nella gestione degli impianti.
La pressione USA nel Mar dei Caraibi era già fortissima da almeno 2 mesi: era stata dislocata una flotta enorme, incredibilmente sovradimensionata rispetto alle capacità difensive venezuelane ed era in vigore di fatto un blocco navale totale di tutti i porti venezuelani.
Nei giorni precedenti alla sua rimozione Maduro aveva anche aperto ad una trattativa con Trump per cercare di alleviare la situazione e forse delle trattative erano in corso (tanto che si parlava di un esilio per i coniugi Maduro in Turchia).
E’ presto per tirare le somme e comprendere a fondo le reali ragioni che hanno portato alla rimozione di Maduro, e il motivo di una azione così muscolare.
Possiamo però intravedere almeno alcuni scenari che converrà tenere a mente nel medio termine:
1. CUBA
Il poco petrolio estratto nel venezuela finiva direttamente nelle mani cubane. Chiusi i rubinetti adesso per L’Avana sarà gara dura sopravvivere. E’ plausibile che il paese sprofondi nel caos o che si renda necessario un nuovo intervento americano.
2. MARCO RUBIO
Marco Rubio è il grande giocatore dietro l’operazione venezuelana. Se riuscirà a gestire il paese evitando che il caos dilaghi a Caracas, se riuscirà a convicere le maior del petrolio USA a investire sui giacimenti venezuelani e se riuscirà ad evitare una seconda operazione “scarponi sul terreno” da parte degli USA avrà un asso in mano importante per la corsa alle future presidenziali 2028. Se poi il colpo inflitto a Caracas dovesse essere la spallata finale per far crollare il regime cubano allora avrebbe realmente le carte per diventare il prossimo presidente.
3. CINA
Il Venezuela era pesantemente infiltrato da aziende cinesi e circa il 4% del fabbrisogno di greggio cinese arrivava dal paese governato da Maduro. Trump si è affrettato a confermare a Xi che le esportazioni di greggio non sono in pericolo ma è un fatto che l’ingerenza cinese nel sudamerica subisce un colpo pesante. Non tutti I mali vengono per nuocere. La “pezza giustificativa” giuridica usata dall’amministrazione Trump per la rimozione di Maduro è stata un’incriminazione da parte di un tribunale USA. Parimenti se la Cina facesse la stessa cosa con Taiwan gli USA non avrebbero modo di andare contro l’iniziativa militare.
4. ONU
L’operazione USA finirà sul tavolo del consiglio di sicurezza dell’ONU. Attenzione ai veti. Se una (o entrambe) tra Russia e Cina dovesse porre il veto potrebbe configurarsi quello scenario che Trump tanto caldeggia di un Core 3 (USA, Cina e Russia) per dirimere in camera caritatis ogni disputa internazionale e per spartirsi così le sfere di influenza mondiali.
Matteo Carucci
Il 2diPicche lo puoi raggiungere
Attraverso la Community WhatsApp per commentare le notizie del giorno:
Unendoti al canale WhatsApp per non perdere neanche un articolo:
Preferisci Telegram? Nessun problema:






































































